Sessant’anni fa le Olimpiadi di Roma

Pubblicato il autore: Filippo Pecoraro Segui


Le Olimpiadi di Roma, XVII edizione dei Giochi Olimpici dell’Era Moderna, disputati tra il 25 Agosto e l’11 Settembre 1960, non poterono capitare in un momento migliore per la città e per l’Italia intera. Da cinque anni in pieno boom economico, il Paese si era risollevato dal disastroso epilogo della Seconda Guerra Mondiale, grazie anche a un forte incremento della produzione industriale la cui punta di diamante era stata, nel 1957, l’uscita della mitica Fiat Nuova 500; in più il cosiddetto Piano Casa del presidente del Consiglio Amintore Fanfani aveva concorso all’edificazione di palazzi ad uso abitazione in molte città grandi e medie e questo, se da un lato aveva indubbiamente depauperato una buona parte di territorio incontaminato, aveva d’altra parte reso gli Italiani padroni dei propri appartamenti con una campagna che aveva mirato all’acquisto di essi a condizioni vantaggiose. L’Italia dunque era tenuta in massima considerazione dal Mondo intero anche per la propria capacità nell’organizzazione e negli investimenti economici: ne sono ulteriori testimoni il conferimento alla Lira nel 1959 dell’Oscar delle Monete messo in palio dal Financial Times; e l’organizzazione dei VII Giochi Olimpici Invernali del 1956 affidata a Cortina d’Ampezzo.

A Roma l’organizzazione delle Olimpiadi era stata affidata già nel 1908, ma aveva dovuto rinunciarvi a causa dello sforzo economico sostenuto dall’Italia per il soccorso alle popolazioni di Boscotrecase, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano e Napoli interessate dalla catastrofica eruzione del Vesuvio dell’Aprile 1906. Quando nel 1955 Roma si ripresentò come possibile candidata all’organizzazione dei Giochi Olimpici, si trovò opposta a Bruxelles, Budapest, Città del Messico, Detroit, Losanna e Tokyo. All’ultima votazione Roma la spuntò contro Losanna per 35 voti a 24.

Una volta ricevuta l’investitura da parte del CIO, Roma lavorò alacremente agli impianti destinati a ospitare le gare dei giochi. Vennero costruiti il Campo di Tiro a Volo per le gare di Tiro, il Palazzo dello Sport (PalaEUR), progettato da Pier Luigi Nervi, per le gare di Pallacanestro e Pugilato, il Poligono Olimpico per le gare di Tiro e di Pentathlon Moderno, e il Velodromo Olimpico per le gare di Ciclismo e Hockey su Prato. Inoltre un gruppo formato dai più grandi architetti dell’epoca, tra i quali Adalberto Libera, Luigi Moretti, Amedeo Luccichenti, Vittorio Cafiero e Vincenzo Monaco, realizzò il Villaggio Olimpico sul territorio del quartiere dei Parioli.
Furono utilizzate anche strutture preesistenti e in parte ristrutturate per l’occasione: il Golf Club dell’Acqua Santa e il Centro Militare di Equitazione di Montelibretti per le gare di Pentathlon Moderno; il Lago di Albano sul territorio di Castel Gandolfo per le gare di Canoa e di Canottaggio; il Palazzetto dello Sport, anch’esso progettato da Nervi assieme ad Annibale Vitellozzi, per le gare di Pallacanestro e di Sollevamento Pesi; il Palazzo dei Congressi per le gare di Scherma e di Pentathlon Moderno; la Piscina delle Rose per le gare di Pallanuoto; il Poligono di Cesano per le gare di Tiro; l’altopiano dei Pratoni del Vivaro sul territorio di Rocca di Papa per le gare di Equitazione; lo Stadio dei Marmi per le gare di Hockey su Prato; e lo Stadio del Nuoto del Foro Italico per le gare di Nuoto, Tuffi, Pallanuoto e Pentathlon Moderno.
Cosa più unica che rara, Roma poté contare anche sui suoi monumenti per lo svolgimento dei giochi. La maratona vide il suo traguardo sotto l’Arco di Costantino accanto al Colosseo; una parte delle gare di Equitazione si svolsero in Piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese; le gare di Lotta furono disputate alla Basilica di Massenzio; e le gare di Ginnastica Artistica vennero svolte alle Terme di Caracalla.
Per quanto riguarda il calcio l’organizzazione chiese e ottenne la collaborazione degli impianti di molte città del Centro e del Sud Italia. Incontri si svolsero allo Stadio Adriatico di Pescara, allo Stadio dell’Ardenza di Livorno, agli Stadi Comunali di Firenze, Grosseto e L’Aquila, e allo Stadio di Fuorigrotta a Napoli. Altre partite furono ovviamente disputate a Roma allo Stadio Flaminio e allo Stadio Olimpico, quest’ultimo sede anche dello svolgimento delle gare di Atletica Leggera e di Equitazione, nonché delle Cerimonie di Apertura e di Chiusura.

E dunque proprio allo Stadio Olimpico si svolse, il 25 Agosto 1960, la Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici di Roma. Alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi fu letto il Giuramento degli Atleti da parte del discobolo Adolfo Consolini (alla sua quarta partecipazione a un’Olimpiade), e l’ultimo tedoforo, il mezzofondista Giancarlo Peris, accese il braciere olimpico. Non ci furono boicottaggi o crisi diplomatiche fra i Paesi partecipanti; addirittura Germania Est e Germania Ovest si presentarono in una compagine unificata, forse l’ultimo momento di serena convivenza fra di esse prima dell’edificazione del Muro di Berlino nell’Agosto 1961. Altra cosa particolare fu che per la prima e unica volta i tempi delle gare non furono presi dalla Omega, ma dalla Federazione Italiana Cronometristi, interna al CONI.

Molti i momenti degni di nota di queste Olimpiadi.
Nel Pugilato degni di nota furono gli ori conquistati dallo statunitense Cassius Clay (futuro Muhammad Alì) nei mediomassimi (allora massimi-leggeri), e dall’italiano Nino Benvenuti nei pesi welter.
Trionfo dell’italiano Livio Berruti nei 200 metri piani, uguagliando il record di 20″5. Berruti riuscì a spezzare con la sua vittoria il predominio nordamericano in questa disciplina.
Tre ori per la velocista statunitense Wilma Rudolph, da bambina malata di poliomielite e quindi costretta a correre con un piccolo apparecchio ortopedico. Le gare che videro i trionfi della cosiddetta Gazzella Nera furono i 100 e 200 metri piani, e la staffetta 4×100.
La gara della maratona, giù unica per l’arrivo sotto l’Arco di Costantino, fu resa ancora più memorabile dalla vittoria dello sconosciuto etiope Abebe Bikila, che corse sulle strade e le piazze di Roma a piedi nudi, su consiglio del proprio allenatore.
Nella lotta predominio della Turchia così come, nel nuoto, USA e Australia si aggiudicarono 8 medaglie d’oro su 9, quattro ciascuna; per gli USA 3 di questi 4 ori furono vinti dalla nuotatrice Chris von Saltza nei 400 metri stile libero, nella staffetta 4×100 stile libero, e nella staffetta 4×100 misto.
L’ungherese Aladár Gerevich, alla sua sesta Olimpiade consecutiva, vinse la sua settima medaglia d’oro nella sciabola a squadre. Nella scherma in generale due medaglie d’oro per l’Italia: nella spada individuale con Giuseppe Delfino, e nella spada a squadre con lo stesso Delfino, Fiorenzo Marini, Carlo Pavesi, Alberto Pellegrino, Gian Luigi Saccaro ed Edoardo Mangiarotti, quest’ultimo alla sua quinta e ultima Olimpiade.
Grandissimo oro per l’Italia nella pallanuoto, battendo avversari del calibro di Unione Sovietica e Ungheria. Nel ciclismo cinque medaglie d’oro su sei all’Italia, con i successi di Sante Gaiardoni nella Velocità e nel Km da fermo; di Sergio Bianchetto e Giuseppe Beghetto nel Tandem; a Livio Trapè, Antonio Bailetti, Ottavio Cogliati e Giacomo Fornoni nella Cronometro a Squadre; e a Marino Vigna, Luigi Arienti, Franco Testa e Mario Vallotto nell’Inseguimento a Squadre. Ad esse si aggiunsero il bronzo di Valentino Gasparella nella Velocità, e l’argento di Trapè nella Corsa in Linea, secondo solo al sovietico Viktor Kapitonov.
Nell’equitazione medaglie d’oro e d’argento nella gara di Ostacoli Individuale per i fratelli Raimondo e Piero d’Inzeo. Sorpresa nell’Hockey su prato con la vittoria del Pakistan sull’India, e nell’otto del canottaggio con l’oro conquistato dalla Germania unificata ai danni degli USA.
Nel calcio vittoria dell’oro da parte della Jugoslavia che sconfisse in finale la Danimarca per 3-1. Italia solo quarta, battuta nel match per la medaglia di bronzo dall’Ungheria per 2-1.

Si registrò anche un tragico episodio. Il 26 Agosto 1960, durante la gara dei 100 Chilometri a Squadre di Ciclismo, nella zona di Casal Palocco il danese Knud Enemark Jensen crollò a terra e si fratturò il cranio. Portato prontamente all’ospedale Sant’Eugenio Jensen fu dichiarato morto tre ore dopo. Si pensò all’inizio a un’insolazione date le alte temperature della giornata; in seguito all’autopsia si stabilì che la morte del danese era dovuta a un sovradosaggio di Ronicol, un farmaco contenente alcol di nicotinile tartrato, principio attivo per la dilatazione dei vasi periferici, fra le cui controindicazioni erano riportati possibili cali di pressioni.
Altri momenti di paura si vissero durante una gara dei 100 metri farfalla di nuoto, quando la statunitense Carolyn Wood ingoiò un gran quantitativo d’acqua e rischiò l’annegamento. La Wood si rifece comunque vincendo l’oro nella staffetta 4×100 stile libero assieme alle connazionali von Saltza, Shirley Stobs e Joan Spillane.

L’11 Settembre 1960 la Cerimonia di Chiusura allo Stadio Olimpico pose fine alle Olimpiadi di Roma.

Il medagliere vide primeggiare l’Unione Sovietica con 43 ori, 29 argenti e 31 bronzi, per un totale di 103 medaglie. Piazzamento d’onore per gli USA con 34 ori, 21 argenti e 13 bronzi per un totale di 71 medaglie. Ottimo piazzamento dell’Italia al terzo posto del medagliere con un totale di 36 medaglie (13 d’oro, 10 d’argento e 13 di bronzo).
La copertura televisiva delle Olimpiadi di Roma fu imponente, data l’epoca. La RAI coprì la maggior parte degli eventi irradiandoli in tutta Europa grazie all’Eurovisione. Alcune gare furono anche irradiate nel Nord America grazie agli sforzi della CBS per gli USA, della CBC per il Canada, e del Telesistema Mexicano per il Messico.

Ancora oggi il Villaggio Olimpico di Roma è vivo. Gli alloggi degli atleti sono stati riconvertiti tutti in abitazioni e uffici, in palazzetti non più alti di tre piani dall’architettura a palafitta che si affacciano su strade e piazze che portano i nomi di buona parte delle Nazioni partecipanti. Sono ancora presenti anche i quattro gruppi bronzei dello scultore Amleto Cataldi raffiguranti il Calcio, la Corsa, il Nuoto e il Pugilato, in origine collocati sulla facciata dello Stadio Nazionale, demolito nel 1957 per l’edificazione dello Stadio Flaminio. La zona del Villaggio Olimpico, precipitata fra gli anni Ottanta e Novanta in un degrado importante, è stata poi riqualificata con la costruzione dell’Auditorium Parco della Musica. A sessant’anni di distanza ripercorrere quelle strade e immaginare atleti in preparazione per le varie gare fa sovvenire, nostalgicamente, la memoria di un tempo in cui Roma poteva permettersi l’organizzazione delle Olimpiadi. Era l’Età dell’Oro per una città e un Paese che spesso si piangono molto, troppo addosso. Ma che, forse, qualche motivo di farlo ce l’hanno.

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