Coronavirus, le conseguenze sugli atleti: lo studio di Stanford

Pubblicato il autore: Giacomo Morandin Segui


Il Coronavirus ha portato dei cambiamenti sostanziali negli atleti, ma soprattutto gli ha recato dei danni psicofisici durante il periodo del lockdown.
E’ principalmente questo il risultato dello studio dell’Università di Stanford in California, eseguito in collaborazione con la piattaforma Strava, la quale riunisce la più grande community mondiale di atleti da tutto il mondo (oltre 70 milioni): l’analisi è stata fatta su un campione di 131 atleti professionisti americani intervistati.

Il Coronavirus quanto ha influito psicologicamente sugli atleti?

Con la quotidianità completamente stravolta dalla pandemia, anche gli atleti hanno dovuto riadattarsi: cambi sostanziali negli orari di allenamento, la modalità degli allenamenti ma ciò che più ha messo a dura prova è stata la perseveranza e la resistenza nell’individuo ed entrambe sono venute a mancare in più di qualche occasione.
In generale gli atleti hanno detto di essersi allenati molto di più e con più intensità, ma la situazione psicologica ha influito molto sulle prestazioni: il 22,5% degli sportivi intervistati ha detto di aver avuto timore (e ciò tutt’ora permane) della propria situazione economica e ciò influiva sulla perseveranza negli esercizi.
Il 27,9% ha confessato che durante il lockdown dovuto al Coronavirus, si innervosivano molto più facilmente e per una tempistica più lunga al cospetto di un 4,7% pre-pandemia.

Leggi anche:  WWE, Undertaker: "Hell in a cell creato per Kane"

Un dato molto importante esce dal rapporto sport/economia: i 131 intervistati hanno un introito che dipende esclusivamente dalle loro prestazioni sportive e il 71% di loro ha confessato che la più grande preoccupazione è dovuta a un successivo calo delle prestazioni sportive.
Ciò significherebbe di conseguenza un minore introito se questo dovesse avvenire, per compensare a questo quindi il 31% degli atleti ha aumentato l’intensità degli allenamenti mentre il 17% ne ha aumentato il numero di sessioni: la media generale quotidiana per ogni atleta arriva fino a 92 minuti di allenamento.

Le voci degli scienziati di Stanford

Megan Roche, investigatrice clinica e dottoranda in epidemiologia all’Università di Stanford ha detto che “lo studio dimostra che il Coronavirus ha avuto effetti sulla comunità sportiva, soprattutto in termini di salute mentale“.

Leggi anche:  Pallamano Serie A: Conversano-Raimond Sassari 26-23, prova di forza dei biancoverdi

Il professor Michael Fredericson, medico in medicina sportiva e ideatore del progetto è davvero soddisfatto dei risultati avuti anche in ottica futura: “Con queste conclusioni possiamo porre delle basi per il futuro e cercare di massimizzarne i profitti in termini di salute degli atleti professionisti e non, risolvendo i problemi nel minor tempo possibile”.
Fredericson inoltre è sbalordito dagli sportivi: “Sono impressionato per la forza interiore mostrata dagli atleti intervistati, questo studio dimostra quanto gli sia costato in termini di energie mentali, lo stress incontrollato può diminuire la risposta immunologica del nostro corpo o addirittura pregiudicare la capacità di recuperare appieno dagli esercizi fatti. Dovremo aiutare gli atleti a compensare soprattutto questo dispendio di energie”.

  •   
  •  
  •  
  •