Governo Draghi, addio al Ministro dello Sport? La situazione a Roma

Pubblicato il autore: Marco Morgano Segui


MARIO DRAGHI E I 23 MINISTRI DEL SUO ESECUTIVO HANNO PRESTATO GIURAMENTO, MANCA LA NOMINA PER IL DIPARTIMENTO DELLO SPORT – Mario Draghi ha formalmente sciolto la riserva, conferitagli dal Presidente della Repubblica, principiando la forgiatura del suo nuovo esecutivo. L’autorevole professore romano, noto amante del golf e della pallacanestro, con la presentazione della lista dei 23 ministri, ha ufficialmente decretato il temporaneo dissolvimento della figura del Ministro dello Sport nel nostro Paese. La carica direttiva, costituita solo nel 2006, sarà con elevata probabilità surrogata dalla nomina di un membro tecnico che possa ottemperare all’impellenza dell’universo sportivo del Bel Paese. L’obiettivo primario, insomma, pare essere quello di collocare in questo ruolo nodale un soggetto realmente competente per scongiurare i casi di “alienazione” del dicastero romano dalle effettive dinamiche sportive, come ripetutamente avvenuto nelle precedenti legislature. Tale soggetto, secondo i rumors, potrebbe essere auspicabilmente un cosiddetto tecnico oppure, al limite, un esponente Dem. Spettatore privilegiato rimane certamente il n°1 del CONI, Giovanni Malago, che, oltre ad esprimere la sua totale fiducia nei confronti di Sergio Mattarella, estrinseca la sua simpatia ed il suo rispetto verso Mario Draghi.

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Governo Draghi, 23 ministri: manca quello dello Sport

Mario Draghi, dal 13 febbraio, ha ufficialmente avviato la LXVII legislatura della recente storia repubblicana italiana ed è formalmente il 30° inquilino di Palazzo Chigi. L’ex numero 1 della Banca Centrale Europea e della Banca d’Italia ha presenziato alla solenne cerimonia della “campanella“, tenutasi proprio nello storico edificio di Piazza Colonna in Roma. In occasione di questo simbolico rituale ha ricevuto l’aureo strumento dalle mani da Giuseppe Conte, emerito Primo Ministro in carica per 536 giorni, e avviato il primo Consiglio dei Ministri. L’influente economista romano ha selezionato 14 capi di dicastero ed altri 9 ministri senza portafoglio. Tra questi 23, 8 sono “tecnici“, dunque apartitici, mentre i rimanenti 15 sono a tutti gli effetti politici. Tra questi 4 afferenti al M5S, fazione politica maggiormente rappresentata, 3 al PD, 3 alla Lega, 3 a FI, 2 a IV e 1 a LEU. Tra le nuove cariche ministeriali, istituite in questa legislatura, figurano quella del Ministro della Transizione Ecologica, ruolo affidato al fisico Roberto Cingolani, e quello della Transizione Digitale, funzione attribuita al Cavalier Vittorio Colao. Ma l’autentica peculiarità di questa inedita equipe di governo è l’eclissarsi della mansione di Capo del Dipartimento dello Sport, in precedenza espletata dal penta-stellato Vincenzo Spadafora. Si torna, insomma, a parlare del rapporto Sport-Stato dopo la recentissima scissione indipendentista da parte del CONI nei confronti del Governo della Repubblica, giunta a pochi palpiti da quella che sarebbe stata una clamorosa esclusione dell’Italia dai Giochi Olimpici dal parte del CIO.

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Draghi, momentaneo “no” al Ministro dello Sport: le opinioni a Roma

La decisione di Mario Draghi, Uomo dell’Anno 2012 per il New York Times ed il Financial Times, circa il dipartimento per le politiche giovanili e le attività sportive, ha generato opinioni contrastanti nei palazzi della politica. La scelta è stata appoggiata dai più e molti eminenti personaggi dello Sport italiano si sono dichiarati confidenti e speranzosi. Tra questi figurano presidenti di federazione come Angelo Cito (Taekwondo), Marco Di Paola (Sport Equestri), Alfredo Gavazza (Rugby) e Luciano Buonfiglio (Canoa e Kayak). Critica, invece, una frangia politica rappresentata dal penta-stellato Simone Valente che dipinge la mancata nomina di un Ministro per lo Sport come una mancanza per il governo di uno stato moderno ed avanzato. Pesantemente avversa una minoranza rappresentata da Claudio Barbaro, ex senatore di Lega e Gruppo Misto, che afferma:

Siamo di fronte a un’ennesima mortificazione per il mondo dello sport. Un settore devastato dalla pandemia con un miliardo al mese in fumo, un milione di posti di lavoro in pericolo, tanti cittadini che rischiano di non tornare a fare attività fisica nelle 100mila strutture sportive del nostro Paese, migliaia di associazioni sportive vicine alla chiusura: questo il quadro emergenziale che stiamo vivendo. E il nuovo esecutivo come risponde? Cancellando il Ministero dello Sport. Con un passo indietro repentino senza precedenti.

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