Aspettando il Rally di Sanremo: intervista a Guido Rancati

Pubblicato il autore: Nicolas.gullo Segui

Tra poche ore partirà la 68° Edizione del Rally di Sanremo. Saranno 354 gli equipaggi che partiranno domani mattina per le prime ricognizioni e che si sfideranno nel corso del weekend lungo le strade di Sanremo, per  l’occasione abbiamo voluto intervistare Guido Rancati, noto giornalista sportivo, per quarant’anni inviato nel WRC per i più importanti giornali nazionali tra cui: La Gazzetta Dello Sport, Tutto Sport, il Corriere Dello Sport , Autosprint e altri ancora.

Secondo alcune indiscrezioni saranno circa 350 gli equipaggi iscritti, da quanto tempo non si vedevano così tanti iscritti al rally di Sanremo?
E’ un record che però vale quel che vale: il numero infatti e’ la somma di iscritti a un numero imprecisato di gare diverse. E tutte, ahimé, desolatamente corte.

Quali sono per te i favoriti per la vittoria si questo rally?
I favoriti li lascio volentieri ad altri. Troppe le variabili per addentrarsi seriamente nelle “sabbie mobili”, soprattutto nella prova del Cir.

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Dopo tanti anni rivedremo le Wrc sfrecciare nel territorio sanremese, se dico Sanremo Wrc quale edizione e quale equipaggio ti vengono subito in mente?
Il Sanremo vinto in grande rimonta da Didier Auriol: credo che quell’anno gli appassionati ebbero modo di assistere a un capolavoro assoluto.

Una tua storia sul rally di Sanremo?
Purtroppo non riesco a non pensare all’indegna edizione del 1986.Fu una vergogna per tutto lo sport italiano. Il 1986 fu l’ultimo anno delle Gruppo B nel mondiale Rally, quell’anno al Rally di Sanremo fu dunque l’ultima occasione italiana per vedere queste vetture in azione. La gara fu falsata dalla squalifica affrettata della Peugeot 205 T16, ai tempi sballati sulle prove toscane, ai tempi annullati con il risultato pilotato a favore della Lancia di Alen. A dicembre venne riammessa la Peugeot e la gara di Sanremo fu annullata

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Di gare ne hai viste molte, ma ti è mai capitato di vedere una gara senza pubblico?
In realtà, si. I Rally d’Australia, almeno quelli che si correvano nel sud/ovest, si correvano nella totale indifferenza della gente locale. E anche nei primi appuntamenti mondiali in Sardegna non è che gli spettatori abbondassero

A livello di città cosa rappresenta il Rally di Sanremo?
Non lo so, spero e penso possa dare una mano agli albergatori, ma resta da vedere se il gioco   (i contributi pubblici erogati alla manifestazione) varrà la candela.

Quale messaggio secondo te vuole dare questa edizione del Rally di Sanremo?
Non ho idea se gli organizzatori abbiano o meno un messaggio da veicolare. In generale, il messaggio che a me colpisce è quello mandato dai praticanti: trattateci male o comunque non bene e noi torneremo e saremo più numerosi che mai. Questo è triste ma non nuovo: qualcosa del genere era già successo in occasione di una sagra sammarinese. Dove gli organizzatori scaricarono senza complimenti ( e senza prove, disse la magistratura) la colpa di un incidente mortale su un pilota. L’anno dopo  come d’incanto, moltissimi aderirono. Del resto di tale fenomeno collegabile alla sindrome di Stoccolma ne parlò Nuti in uno dei suoi migliori film.

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