WRC, Rally Croazia, Lorenzo Martincich a SN: “Una grande occasione per la Croazia”

Pubblicato il autore: Nicolas.gullo Segui


Questo weekend il Wrc passa dalle strade della Croazia, per l’occasione noi di Supernews abbiamo intervistato il fotografo Italo-Croato Lorenzo Martincich.

Lorenzo ha 22 anni ed è attualmente il fotografo accreditato permanente più giovane del WRC. Il suo sogno di diventare fotografo professionista nasce quando lui era un bambino e con suo padre andavano a vedere le gare automobilistiche. Lui si portava dietro una macchina fotografica a rullino e cercava di immortalare quel momento, anni dopo, quella semplice passione è diventata per lui un lavoro, e oggi dalle strade della Croazia ci racconta la sua esperienza nel Mondiale WRC.

Ciao Lorenzo, questo weekend si corre in Croazia che per te è una seconda casa, che emozione si prova quando il Wrc passa per le strade di casa?
Ciao Ragazzi! Pensare che il campionato mondiale rally passerà sulle strade croate è qualcosa di incredibile. Penso che tutta la gente croata può e deve essere orgogliosa di questa grande occasione, merito di lavoro ed impegno da parte dell’organizzazione e della federazione nel portare il proprio paese al massimo livello del settore. Non posso nascondere che, essendo un cittadino Italo-Croato, questa cosa mi riempia di gioia.

Questa è la prima edizione del Rally in Croazia, come ci si prepara ad un evento del genere dove sostanzialmente non c’è mai stato nessuno?
Bella domanda! Beh, sinceramente io la prenderò come sempre, ovvero ”ricognizioni, ricognizioni ed ancora ricognizioni”. La nostra settimana lavorativa nel WRC prevede sempre due giorni di passaggi sulle prove, spesso anche se nella stagione precedente ci siamo già stati. Questo ci consente di conoscere bene tutti i punti del tracciato, così da non farci sfuggire nulla; quindi, anche se le prove saranno nuove per tutti noi, questo non sarà un problema.

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Il Covid-19 ha purtroppo allontanato le persone dalle gare, limitandole a stare a casa a guardare i Rally dalla Tv, quanto ti manca il rapporto che si crea con il pubblico durante i Rally?
Per quanto riguarda il pubblico, ci sono lati positivi e negativi. La prima cosa che si perde è l’allegria che puoi trovare in prova; ci sono dei ”luoghi simbolo” (come può essere il Micky’s Jump in Sardegna, per fare un esempio) che senza il tifo ed il calore di esso diventano freddi, molto diversi rispetto a quello che si è abituati a vedere. Stessa cosa per quanto riguarda le cerimonie, il podio a fine gara e tutti questi momenti in cui gli spettatori sono la vera cornice del momento. La cosa positiva invece è che, se guardiamo il lato professionale, il fatto di non avere il pubblico comporta avere anche meno file sulla strada del ritorno o evita i problemi legati al parcheggio, cose spesso diventano essenziali per noi media, soprattutto quando si passa da una prova all’altra. Certamente, se dovessi scegliere, preferirei rivedere al più presto gli spettatori in prova speciale.

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E quanto la mancanza di pubblico influisce sui tuoi scatti?
Come ho detto ci sono lati positivi e negativi. Nella fotografia in particolare, sicuramente certi scatti sono impossibili da ricreare senza il calore del pubblico. Credo che il mio lavoro migliore sia proprio quello fatto a Montecarlo 2020, durante la prima notte del rally. Un’atmosfera incredibile creata dal pubblico sui tornanti della seconda prova speciale, tra fumogeni, fuochi d’artificio, falò e torce. Tutto questo la dice lunga sull’impatto che ciò ha nelle nostre fotografie.

Quale messaggio cerchi di condividere con le tue foto?
Generalmente non mi focalizzo sul pensiero di voler dare un messaggio a tutti i costi, solo in certe occasioni dietro c’è qualche secondo fine. Di solito il mio obbiettivo è sempre quello di raccontare l’evento a modo mio, cercando di portare a casa ogni volta la maggiore varietà di foto possibili.

Tra tutte le gare a cui hai assistito quale ti è rimasta nel cuore e perché?
Diciamo che un po’ tutte le gare mi hanno sempre lasciato qualcosa; le principali forse sono la Spagna nel 2019 – il primo evento che ho seguito per l’agenzia con cui lavoro attualmente nel mondiale – , la Turchia, sicuramente per i suoi scenari spettacolari, ma penso che l’uscita che mai dimenticherò sia proprio la Sardegna nel 2019, il mio primo WRC, dopo anni ad inseguire il sogno di trovarsi a bordo strada di una prova mondiale. La Sardegna è stata davvero un’esperienza indimenticabile. Il fatto di potersi mettere in gioco con i ‘’veri fotografi del mondo dei rally’’, portando la mia poca ma sudata esperienza che avevo fatto nei ‘’rally di casa’’ voleva dire tanto per me.

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Sei uno dei fotografi più giovani e talentosi del Wrc, tra le tante persone che guardano i tuoi scatti ci saranno sicuramente dei ragazzi sognatori come te, c’è un consiglio che vuoi dare loro per diventare fotografi nel Motorsport?
Sicuramente iniziare presto a fotografare non è semplice, però può aiutare per quanto riguarda la possibilità di inserirsi in questo mondo; il fatto di essere giovani, magari non essere ancora legati ad un lavoro fisso o ad una famiglia da mantenere sono cose che oggettivamente ti danno la possibilità di approcciarti con più determinazione al settore. Mettiamolo in chiaro, non è un mondo facile e spesso ci si sente dire che è tutto impossibile, ma l’importante è non smettere mai di crederci. A volte se le possibilità non ci sono, in qualche modo bisogna crearsele. Sono convinto che le idee innovative possono cambiare le regole del gioco e creare nuovi spazi, quindi il succo del discorso è sempre quello… se ci credi davvero, nulla è impossibile!

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