Bolt, una medaglia in meno nella sua bacheca

Pubblicato il autore: Massimo Maglietta Segui

Bolt

Usain Bolt perde suo malgrado una medaglia olimpica. Nella giornata di oggi il CIO, Comitato Olimpico Internazionale, ha deciso di squalificare la staffetta 4×100 giamaicana di atletica, prima classificata a Pechino 2008. Motivo, la positività a un controllo antidoping di Nesta Carter. Il velocista giamaicano aveva gareggiato in quella staffetta insieme a Asafa Powell, Michael Frater, Yohan Blake  e allo stesso Usain Bolt. La decisione da parte del CIO fa perdere a quest’ultimo il record relativo agli ori olimpici. Quest’estate a Rio aveva raggiunto a quota 9 Carl Lewis e Paavo Nurmi. Ora però si trova alle loro spalle.  Ci riproverà a Tokyo 2020? Staremo a vedere. Bolt tra 3 anni ne avrà 34. Inizialmente aveva parlato di ritiro dopo i mondiali di Londra del 2017. Il suo allenatore Glen Mills ha ribadito che se lui vuole può farcela. Bolt però vorrebbe ritirarsi al top e quindi da numero uno dell’Atletica. Uno stimolo ad arrivare fino all’Olimpiade giapponese che si svolgerà tra 3 anni, potrebbe essere la voglia di voler superare Carl Lewis e Paavo Nurmi diventando il corridore più medagliato nella storia dell’atletica alle Olimpiadi.

Usain Bolt, un campione con la velocità nel sangue

Bolt nasce nella parrocchia di Trelawny una delle quattordici suddivisioni della Jamaica, con capoluogo Falmouth.  Dopo l’ingresso nella William Knibb Memorial Hig School, l’allenatore di cricket e  i genitori notano le sue doti da velocista e decidono di farlo partecipare alle gare di atletica leggera. Nel 2001 arriva 2° nei 200 metri ai campionati scolastici facendo registrare il tempo di 22′”04.  Nello stesso anno partecipa ai Carifta Games, la sua prima competizione a livello continentale, piazzando 2°sia nei 200 che nei 400 metri piani.  Nel 2002 continua a migliorare i suoi primati sia nei 200 che nei 400, conquistando due ori in entrambe le distanze ai campionati centroamericani e caraibici juniores. Due anni dopo passa al professionismo.

Un infortunio, lo tiene lontano dai Mondiali juniores di atletica che si svolgono in Italia a Grosseto ma non gli impedisce di partecipare alla sua prima Olimpiade quella di Atene. Un nuovo infortunio durante le qualificazioni gli impedisce di gareggiare al meglio. Il tempo finale di 21′”05 non gli permette di accedere al turno successivo. Dal 2005, il nuovo allenatore Glen Mills gli fa cambiare approccio visto che fino a quel momento era giudicato poco professionale.  Nel 2006 Bolt si conferma tra i migliori velocisti al mondo nell’atletica, ottenendo un 3° posto alle spalle di Xavier Carter e Tyson Gay nei 200 metri.  Nel 2007 ottiene ottimi risultati, incominciando a dedicarsi anche ai 100 metri. Nei mondiali di Osaka inizia a ottenere le prime medaglie nella categoria seniores conquistando l’argento nei 200 metri alle spalle di Tyson Gay e nella staffetta 4×100.  Nell’agosto del 2008  arriva la seconda Olimpiade per Bolt quella di Pechino. Qui arrivano le prime medaglie d’oro olimpiche, vincendo le gare di 100, 200 e 4×100.

Nei mondiali di Berlino del 2009 Bolt  non si ferma e vince le finali dei 100 e dei 200 metri. In entrambe le gare stabilisce dei record mondiali. Nella gara più corta della velocità nell’atletica leggera, il tempo si ferma sui 9′”58 mentre nella seconda sui 19′”19.  Il 2010 si apre con un infortunio che ne limita i risultati e anche le gare. Il giamaicano dopo quasi un anno ritorna a correre nel Golden Gala di Roma vincendo una gara dei 100 metri combattutissima con il connazionale Powell che arriva secondo per soli 2 centesimi. Nei mondiali del 2011 a Taegu in Corea del Sud Bolt si qualifica per la finale dei 100 metri con il 2°tempo. I favori dei pronostici sono tutti dalla sua parte ma alla fine commette un ingenuità e venendo squalificato per falsa partenza. Nelle successive Olimpiadi, quella londinese del 2012 e quella brasiliana di Rio del 2016 conquista 6 medaglie d’oro facendolo entrare ancora di più tra i grandi di questo sport. Al momento sembra difficile designare un suo erede. Che sia il connazionale ventottenne Yohan Blake? Difficile visto che alle Olimpiadi di Tokyo del 2020 avrà 31 anni.  Comunque di questo, se ne parlerà soltanto dopo l’annuncio del ritiro del campione giamaicano che i tifosi caraibici sperano sia il più lontano possibile.

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