L’allenamento speciale di Filippo Tortu: eliminato il “metodo anni Ottanta”

Pubblicato il autore: Simone Gitto Segui


Filippo Tortu, neo primatista italiano dei 100 metri, è sicuramente una giovane speranza per l’atletica leggera italiana e non solo. Turbo Tortu è difatti entrato tra quei pochissimi atleti bianchi a scendere sotto il muro dei 10 secondi sui 100 metri. Ha battuto il record di Mennea che durava dal 1979, quasi 40 anni. Ma oltre al talento ed una famiglia sempre presente negli allenamenti (il suo allenatore è suo padre) cosa ha portato Filippo Tortu a questi risultati? A svelarlo è lo stesso Filippo in un’intervista.
Tortu già nelle dichiarazioni successive ha accennato al loro rivoluzionario metodo di allenamento: “Senza papà non sarei qui. Il risultato di Madrid, più che per me, è la ricompensa del suo impegno. È stato criticato per come mi allena, ha sfidato tutti a testa alta. Molti dell’ambiente pensavano che nello sprint potesse funzionare solo il metodo degli Anni 80, invece no. Non esiste una sola verità, ne esistono tante: i risultati gli stanno dando ragione.”
La chiave di tutto risiede nell’ormai arcaico metodo anni Ottanta, che ancora oggi è purtroppo utilizzatissimo da moltissimi allenatori e squadre. Secondo questa concezione per andare veloce vi è bisogno soltanto della forza e quindi di muscoli. Ma un tipo di forza che si costruiva soltanto in sala pesi, andando così a creare atleti gonfi da cima a fondo. Il padre-allenatore Tortu ha però capito che avere più muscoli significa anche trasportare maggiore massa proprio come una zavorra. Il precedente che ha anche contribuito a tale scelta è Christophe Lemaitre: fece 9″92 a 21 anni poi si gonfiò con 8 chili di muscoli e divenne pesante e più lento. L’allenamento di Filippo consiste invece in pochi carichi ma con ripetizioni ad altissima velocità, ricordandosi che la qualità viene prima della quantità.

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