Europei atletica 2018: meno male che l’atletica italiana è multietnica

Pubblicato il autore: rizzoli giorgio Segui

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Non è solo l’Italia, ma lo abbiamo visto anche in questi Campionati Europei a Berlino, che praticamente ogni nazione europea conta nella propria squadra atleti “emigrati” di prima o seconda generazione.
Non è più quindi solo un fenomeno degli ex imperi coloniali, come Gran Bretagna e Francia, che peraltro continuano ad avere sempre una percentuale elevata di atleti non di origine. Insomma sono Campionati Europei sempre più universali.

A livello italiano, la multietnicità nello sport e nell’atletica in particolare è evidente e ne è anche un esempio come modello di integrazione.Nella nostra squadra di atletica a Berlino la componente di atleti italiani non di origine era di circa il 25% del totale degli azzurri in gara.
E se analizziamo i loro risultati, la componente qualitativa è stata predominante nel complesso della squadra italiana, come dimostrano le 3 medaglie di bronzo individuali su 4 complessive che sono state vinte da Yemaneberhan Crippa nei 10000, Yohanes Chiappinelli nei 3000 siepi e Yassine Rachik nella maratona.
I piazzamenti in finale complessivi sono stati ancora con Crippa 4° posto nei 5000, Faniel 5° posto nella maratona, Pedroso 5° posto nei 400 hs, Osakue 5° posto nel disco, le 4 componenti della 4×400 (Chigbolu, Folorunso, Lukudo, Grenot) che si sono classificate al 5° posto, Desalu 6° posto nei 200, 3 su 4 componenti della 4×100 (Herrera, Hooper, Allow) che si piazzate al 7° posto nella 4×100, altri 4 atleti che hanno conquistato la finale pur non entrando nei primi 8, come Mohad Abdikadar 10° nei 1500, Joao Bussotti 11° nei 1500m, Kevin Ojiaku 11° nel lungo, Ahmed Abdelwahed 13° nei 3000 siepi e Fatna Maraoui che ha contribuito alla vittoria nella classifica per nazioni nella maratona femminile.

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