NBA, Rockets e Heat tra le maggiori sorprese finora

Pubblicato il autore: Cesare Germogli Segui


Dopo l’analisi su chi ha maggiormente deluso in questa prima metà di regular season, negli studi di First Take su ESPN si parla di chi invece ha sorpreso in positivo.
La scelta è piuttosto varia, si basa ovviamente su diversi fattori e riguarda sia squadre parzialmente stravolte nel mercato estivo che franchigie con roster quasi invariato rispetto la scorsa stagione.
I due team scelti da Stephen A. Smith e Max Kellerman appartengono ciascuno ad una delle due categorie citate.

Houston Rockets sopra le (già rosee) aspettative

C’era da immaginarsi che i Razzi di Houston sarebbero rimasti uno dei team d’elitè nella Western Conference. Dopo la stagione monstre di James Harden lo scorso anno (da MVP se non per la presenza di un alieno ad OKC), perfettamente calato nel sistema D’Anthony e con l’arrivo di Chris Paul, ad ottobre molti si stavano già fregando le mani al pensiero di cosa avrebbero fatto insieme i due.
Ma la trade che ha portato Paul a Houston ha coinvolto alcune pedine della grande stagione dei Rockets lo scorso anno, in particolare Luo Williams con il suo apporto dalla panchina e il mastino difensivo Patrick Beverley.

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L’efficienza difensiva dei Rockets era sottovalutata da tutti a inizio anno“, dice Max Kellerman, ma nonostante questo “era difficile pensare che con un giocatore come Chris Paul potessero peggiorare
Allo stesso tempo però “non immaginavo che potessero essere così grandi quando Paul e Harden sono insieme sul parquet“.
Una squadra che, quando ha potuto contare sulle proprie stelle al top della forma “ha letteralmente spazzato via buone squadre con scarti di 20-30 punti, e con loro due al top della condizione si può considerare legittimamente una minaccia per i Warriors”.

 

 

Miami Heat, grande organizzazione pur senza All Stars

Stephen A. Smith si illumina quando parla degli Heat: “il pedigree vincente di Pat Riley, un’organizzazione di prima classe, un giovane e sottovalutato allenatore come Erik Spoelstra“, queste le basi di una prima parte di stagione ottima per la squadra South Beach.
Dopo aver sfiorato i playoff lo scorso anno, con coach Spoelstra tra i candidati come Coach of the Year, Miami risiede nei piani alti della Eastern Conference, e secondo l’analista di ESPN “è una di quelle squadre dell’est che ai playoff può fare del male anche ad una delle top 2“.

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La crescita di Josh Richardson, il talento di Goran Dragic e lo strapotere a rimbalzo di Hassan Whiteside stanno permettendo agli Heat di viaggiare a ritmi che potrebbero dargli il vantaggio del fattore campo ai playoff.
E questo sopperendo all’assenza per il resto della stagione di una pedina come Dion Waiters, che dovrà operarsi alla caviglia che lo tormenta da marzo scorso.
Non hanno alcun giocatore da All Star Game nel roster (forse Dragic potrebbe ambire), ma “non hanno paura di niente e anzi intimidiscono gli avversari

Max Kellerman esprime dubbi sul dove potranno arrivare questi Heat. Squadre senza All Star con le capacità di impensierire le grandi nascono ogni morte di Papa come si suol dire, e quando questo avviene si tratta dei Detroit Pistons di Billups, Rasheed e Ben Wallace, “forse la più forte squadra in difesa della storia dello sport americano
Nell’epoca in cui per vincere sembra esserci bisogno non più dei Big 3, ma dei Big 4, sembra difficile pensare ad un futuro glorioso per una squadra se non aggiunge un top 10 in almeno due ruoli.
Ma Spurs e Celtics probabilmente non sarebbero d’accordo. Staremo a vedere.

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