Lupebasket, Claudia Amabiglia in esclusiva a SN: “Che stagione con il Fanola! Il futuro? Mi piacerebbe restare”

Pubblicato il autore: Giacomo Morandin Segui


Classe 1998 ma ormai veterana della categoria, play/guardia del Fanola San Martino in A2, Claudia Amabiglia ci ha gentilmente concesso quest’intervista dopo quella di ieri alla compagna di squadra Elena Fietta.
Amabiglia ci ha parlato in esclusiva del progetto “Lupebasket” con l’annata in A2 insieme a tante giovani, il rapporto con coach Valentini e la sua quarantena.

Claudia, il Fanola nel campionato di A2 di quest’anno è stato un po’ altalenante, si poteva fare meglio?
Eravamo partiti con l’obiettivo salvezza, viste le tantissime giovani in squadra e l’ottavo posto momentaneo è stata una sorpresa enorme. Secondo me avevamo addirittura le potenzialità per fare un possibile playoff ma resta una stagione molto positiva, chiudere così purtroppo ci ha lasciato l’amaro in bocca.

E’ stata la tua miglior stagione (9.0 punti, 39% da due, 37% da tre e 3°posto nella graduatoria individuale, 3.2 rimbalzi per partita): ti senti migliorata?
Infatti è stata la migliore e l’hanno annullata, come la partita del mio debutto in A1 (ride ndr)! A parte gli scherzi, ho lavorato molto nei rimbalzi e nel tiro da fuori e ringrazio soprattutto coach Valentini per la fiducia, devo crescere ancora tanto, ad esempio evitare di perdere troppi palloni in maniera banale. Un altro aspetto in cui voglio migliorare è quello di aggredire di più il canestro perché mi affido ancora troppo al mio tiro da tre punti, se mi tolgono quello devo avere un’altra alternativa di gioco valida.

Come hai vissuto il lockdown sportivamente parlando?
E’ stato davvero difficile, soprattutto perché non c’era la certezza di nulla, nemmeno di tornare ad allenarci, figuriamoci a giocare. Facevamo quattro sedute a settimana dentro casa con la lista di esercizi fisici che ci avevano dato i preparatori, ma senza tirare a canestro diventa tutto più difficile anche mentalmente.

Lunedì sono iniziati gli allenamenti individuali, come vi siete organizzate?
Tornare in palestra è stato un vero sollievo. Ci alleniamo individualmente con le ragazze della prima squadra a gruppetti di 4, ognuno ha una zona del campo dove fare i propri esercizi di tiro e la parte atletica. Tutto viene sanificato a ogni cambio gruppo: è una situazione stranissima ma almeno possiamo allenarci insieme.

Siete una squadra giovanissima, e tu sei la veterana del gruppo: ti senti molta responsabilità addosso?
Generalmente mi alleno tutta la settimana con la prima squadra e il venerdì con la A2, però le ragazze del Fanola ovviamente le conosco già tutte da anni quindi non c’è alcun problema. Lavoro davvero tanto anche con loro, cerco di dare più consigli possibili soprattutto nei momenti in cui le cose non vanno bene.
Le ragazze più giovani tendono ad abbattersi subito ai primi errori, ma io sono sempre lì a incoraggiarle perché sono convinta che siano davvero degli ottimi talenti. Non sento la pressione ad essere la veterana del gruppo, anzi è una cosa molto stimolante.
Abbiamo ragazze nate dal 1999 al 2004, credo che sotto questo punto di vista San Martino sia uno dei vivai migliori in Italia, ci lanciano subito nella mischia e le ragazze crescono più velocemente.
Io vorrei rimanere a San Martino per conquistarmi la Serie A, spero ci sia la possibilità.

I tuoi allenatori (Abignente con il Fila e Valentini con il Fanola) come si rapportano con i due gruppi?
Lavorano molto insieme e il loro confronto è continuo. Hanno due personalità diverse: Larry è più vivace e quando si arrabbia è un fiume in piena, Enrico invece è più pacato e il fatto di allenare ragazze molto più giovani lo arma di molta pazienza che incanala sempre in positivo. Un’altra cosa che ci caratterizza molto come società è quella di usare sistemi di gioco molto simili tra tutte le squadre, dal settore giovanile alla Serie A, questo favorisce tutte quante così da accorciare i tempi di apprendimento su ciò che si deve fare in campo perché lo sappiamo già.

Fattore campo a San Martino: l’idea di giocare a porte chiuse ti turba?
Qui il pubblico è davvero caloroso, vengono a vederci tantissime persone anche nelle partite di A2 e questo ci dà una carica incredibile, figuriamoci alle ragazzine in campo.
La presenza sugli spalti qui per noi è un fattore ma pur di giocare, farei un periodo anche a porte chiuse, purché sia breve: al tifo delle Lupe non si può rinunciare per molto!

Che spunto daresti per aumentare l’interesse verso il basket femminile in Italia?
Mi accodo in gran parte alle idee proposte da Elena nell’intervista rilasciata a voi ieri (https://news.superscommesse.it/basket/2020/05/elena-fietta-in-esclusiva-a-supernews-a-san-martino-un-pubblico-unico-il-basket-femminile-merita-piu-visibilita-398247/) ma aggiungo un’altra cosa: invito tutte le giocatrici a pubblicizzare ancor di più attraverso i social il nostro movimento.
Quando gioca la Nazionale è sicuramente il momento da sfruttare perché poi l’interesse vorremmo spostarlo verso il campionato, magari aggiungendo qualche altra iniziativa che valorizzi ancor di più il nostro lato femminile: purtroppo in Italia gli sport femminili sono ancora molto stereotipati e ad esempio fare un calendario con le nostre foto mentre giochiamo, risaltandolo a livello mediatico credo possa essere un’idea.

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