Editoriale NBA: “This is bigger than basketball”

Pubblicato il autore: Giacomo Morandin Segui

  • Giudicare (/giu-di-cà-re/) : formulare un giudizio di valore, un’opinione su qualcuno o qualcosa dopo attenta valutazione; esprimere giudizi, esercitare la facoltà di giudizio.

Quando nel 2017 il noto filosofo Zygmunt Bauman decedette, ci lasciò il concetto più vicino alla società moderna, sia dal punto di vista etico-morale ma anche economico: “la società liquida“.
Cosa si intende per “società liquida”? La crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove non esiste più il compagno di strada ma ogni individuo è antagonista dell’altro.
Si perde la certezza del diritto e della giustizia, così l’apparire diventa necessario come fosse una sorta di ribellione.
Mi spingo oltre il concetto di Bauman, magari sbagliando ma la tesi di questa affermazione è contenuta qui, in questo articolo: l’apparire lo chiamerei “consumismo bulimico“, perché l’apparire non ha valore materiale.
Questo soggettivismo è causato dalla fragile mancanza di punti di riferimento, in una società dove il politically correct è esondato e i social network hanno dato la possibilità a tutti di giudicare (attenzione, guardare la g), di puntare il dito, di poter parlare senza sapere.

L’NBA questa notte ha lanciato un segnale ancora più forte al mondo intero ma non solo anche alla società: i giocatori di Orlando Magic, Milwaukee Bucks, Houston Rockets e Oklahoma City Thunders si sono rifiutati di giocare le partite di playoff all’interno della “bubble“, in segno di protesta contro la sparatoria della polizia che ha paralizzato il 29enne afroamericano Jacob Blake, davanti ai suoi 3 figli.
Le sommosse popolari calmatosi dopo l’omicidio di George Floyd, sono ricominciate ieri notte mietendo altre due vittime afroamericane dopo che un 17enne suprematista bianco ha esploso dei colpi di fucile in mezzo alla manifestazione di Kenosha, in Wisconsin.
La scelta improvvisa dei Milwaukee Bucks, unita al tweet di Lebron James, ha lasciato tutti impreparati ma consapevoli di ciò che stava accadendo.

Il 2020 segnerà in maniera inderogabile la storia dell’uomo e l’NBA ne sta facendo parte attiva.
Il messaggio “Black Lives Matter” non sono solo tre parole, ma una vera e propria richiesta di cambiamento sociale e l’NBA grazie all’enorme esposizione mediatica, vuole fare da traino pur non essendo completamente unita.
Si parla di etica del lavoro infranta, di overtalking, di “tanto non cambia niente”, “finitela”, “questi prendono i milioni”: si sono fermate oltre all’NBA, anche la Major League di Baseball, il torneo di tennis a Cincinnati e anche la WNBA, con le giocatrici che hanno giocato le ultime partite con sette proiettili disegnati sulle maglie.

Gli episodi sportivi contro il razzismo sono innumerevoli, ma l’NBA sta conducendo quello che quattro anni fa Colin Koepernick iniziò, inginocchiandosi durante l’inno nazionale in segno di protesta.
Oggi alle 15 gli arbitri NBA hanno marciato in sostegno alla protesta contro il razzismo, mentre ai lati gli operatori di Disney World applaudivano commossi: nel mentre la NBPA (NBA Player Asssociation, associazione giocatori NBA) è letteralmente spaccata in due fronti, con Lebron James a capo della fazione del “No Game” che insieme ad alcuni giocatori ha abbandonato la riunione dopo che Udonis Haslem e Chris Paul (che è presidente della NBPA) hanno aperto all’intenzione di portare a termine la stagione.

Il grosso punto di domanda e che girerebbe a sfavore della tesi del fronte del “No Game”  è il fatto che non vi sia un piano generale per dare continuità allo sciopero della scorsa notte: la NBA non si è ancora espressa, tra imbarazzo generale e la paura di un’altra perdita economica ingente (per la bolla sono stati spesi 180 milioni di dollari), le proprietà si sono schierate a favore dei giocatori.
Nel frattempo sono a rischio Toronto-Boston e Dallas-Clippers di oggi e probabilmente saranno rinviate.

Bauman aggiunge un ulteriore spunto di approfondimento: “In questo mondo nuovo si chiede agli uomini di cercare soluzioni private a problemi di origine sociale, anziché soluzioni di origine sociale a problemi privati”.
I Milwaukee Bucks nel loro discorso di spiegazione alla rinuncia di giocare contro i Magic dicono: “We will not shut up and dribble, this is bigger than basketball”. Già. Bauman da qualche parte lassù, osserva interessato.

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