Euro2016, Iniesta non ha paura di noi: “Basta giocare come sappiamo”

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

Spain's Andres Iniesta celebrates his goal during the 2010 World Cup final soccer match against Netherlands at Soccer City stadium in Johannesburg July 11, 2010.      REUTERS/Jerry Lampen (SOUTH AFRICA  - Tags: SPORT SOCCER WORLD CUP)


Iniesta non ha paura di noi, almeno cosi sembra. Andrés è un campione carico e concentrato, con esperienza da vendere e quanta classe. Dopo la sconfitta per 2-1 contro la Croazia di Rakitic e Modric (quest’ultimo assente ieri sera), il giocatore blaugrana chiama tutti a raccolta: “Contro l’Italia dobbiamo giocare come sappiamo, essere convinti di raggiungere la qualificazione. Noi siamo la Spagna”. Insomma, la Spagna vista ieri sera ha fallito forse più per uno sbagliato approccio alla gara che per evidenti crisi della squadra campione in carica. Intervistato poi sulla sconfitta patita contro la Croazia, il centrocampista spagnolo afferma: “Siamo andati a cercare il gol e i nostri avversari ci hanno preso alla sprovvista. Non sarebbe dovuto accadere, ma può capitare. Resta la qualificazione agli ottavi e questo ci dà fiducia, anche se siamo nella parte più difficile del tabellone. Ma noi siamo la Spagna, ora godiamoci la qualificazione. All’Italia penseremo poi”.

Iniesta non ha paura di noi e sembra che la sconfitta inaspettata contro la Croazia sia già alle spalle: il faro del centrocampo della Roja cerca di ridimensionare risultato e prestazione, puntando forte sul fattore identità e sulla qualificazione in tasca. Eppure, la fiducia nella qualificazione passa anche per la prova con la Croazia, dove la Spagna ha disputato un buon primo tempo, ma una seconda parte di gara incolore, fatta di possesso palla sterile, poca convinzione sotto porta e gravi disattenzioni in fase difensiva (se si pensa che i due centrali si chiamano Pique e Sergio Ramos, non proprio due pivelli). Non è la Spagna del recente passato. Corrono meno, si sacrificano meno e puntano tanto sulle proprie individualità. L’esatto contrario degli uomini di Antonio Conte: corrono di più, si sacrificano di più e puntano meno sulle individualità e più sui meccanismi collaudati del collettivo. Tiki Taka contro Contismo. Se Iniesta non ha paura di noi, nemmeno loro fanno poi cosi tanta paura. Sarà una partita secca, da dentro o fuori, attenta e molto lunga, in cui saranno fondamentali condizione fisica e approccio mentale alla gara. Nella speranza che il rosso fuoco spagnolo si perda, per poi spegnersi nell’azzurro italiano del cielo di Parigi.

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