Italia-Germania: meglio un giorno da Giaccherini che cento da Mario Gomez

Pubblicato il autore: Luca Bonaccorso Segui

Pellè e Giaccherini

Parliamoci chiaro: gli Europei e i Mondiali per noi italiani sono da sempre l’occasione giusta per prenderci la rivincita su tutti quei “nemici” che ci sovrastano costantemente.
Inutile negare che noi italiani non siamo precisi, pignoli e perfettini come i tedeschi, che da noi le opportunità di lavoro non esistono mentre in Inghilterra fioccano, che non siamo signorotti con buone maniere e parecchia puzzettina sotto il naso come i nostri cugini francesi.
E lo stesso discorso vale per il calcio: i tedeschi sono riusciti a fare un ricambio giovanile pazzesco e hanno stadi e soldi. In Inghilterra hanno molto denaro, squadre fortissime ma per vincere sono costretti ad affidarsi ai nostri tecnici: in Spagna poi hanno milioni (che dico milioni, miliardi) a bizzeffe, i migliori giocatori al mondo e vincono costantemente le coppe.
Noi invece arranchiamo: abbiamo stadi pietosi (con qualche eccezione chiaramente), società sul lastrico, tifosi che non seguono più la squadra, club pieni zeppi di stranieri, pochissimi giovani italiani e scandali continui.
La Nazionale però è un capitolo a parte: dopo un iniziale periodo di pessimismo acuto (“ma cosa dobbiamo fare, ma dove dobbiamo andare, meglio se ci stiamo a casa…”), con la prima vittoria ( sul Belgio, anche loro iniziano a starci sulle scatole) è rifiorito l’amore azzurro. Siamo tutti fratelli, ne approfittiamo per non pensare per qualche oretta alla dura vita di tutti i giorni e riusciamo ad identificarci in quei ragazzi che scendono in campo per noi.
La Spagna era bella, forte, tecnica e un po sbruffona: noi cattivi, con un grande cuore, fortissimi fisicamente e umili. Sapete come è finita.
Adesso arriva la Germania: i tedeschi ci stanno un po sulle scatole ma probabilmente noi a loro ancor di più. Non ci battono mai, con noi vincono solo in amichevole e siamo la loro bestia nera: nonostante tutto loro sono convinti di batterci e ci provocano perché sanno di essere uno squadrone.
Noi ce ne freghiamo: testa bassa e lavorare.
Prendete Giaccherini: con la Spagna ha fatto 13 km, come media è uno di quelli che ha fatto più “strada”, è sempre pericolosissimo in avanti, copre dietro ed è insostituibile.
Ha la ” sfortuna” di non chiamarsi Giaccherinho e quindi di non essere considerato un top player: per fortuna però si chiama Giaccherini, è italianissimo, si fa un mazzo così in campo e nonostante la dea bendata non lo abbia sempre aiutato, lui si sta prendendo le soddisfazioni che merita.
Adesso prendete Mario Gomez: discreto centravanti che ha fatto le sue fortune al Bayern (non un campionato difficilissimo). Arrivato in Italia con tante aspettative (oltre che grosso ingaggio) ha deluso completamente e per giunta se ne è andato criticando una squadra, come la Fiorentina, che l’ha sempre aspettato: ora con la Germania vorrebbe togliersi qualche sassolino che non cancellerà mai l’idea di un attaccante sopravvalutato ma che ha sempre avuto una seconda chances.
Noi siamo gli italiani, quelli bistrattati da tutti, derisi, che vivono in un mare di difficoltà e per cui il treno giusto non passerà mai: noi però abbiamo il cuore, la grinta, siamo orgogliosi, cattivi e uniti.
Noi siamo gli italiani: e questo i tedeschi lo sanno benissimo.

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