Stelle Europee. Antoine Griezmann, dalla Borgogna agli undici metri di San Siro. L’eccezione alla teoria del cholismo

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui
epa05334659 Antoine Griezmann(R no.7) of Atletico Madrid hits the cross bar with a penalty during the UEFA Champions League Final between Real Madrid and Atletico Madrid at the Giuseppe Meazza stadium in Milan, Italy, 28 May 2016. EPA/DANIELE MASCOLO

Il rigore sbagliato da Griezmann nella finale di Milano, 28 Maggio 2016

INTRODUZIONE

Terzo minuto del secondo tempo, sul dischetto del calcio di rigore si presenta le petit diable, in arte Antoine Griezmann. Perché di artista del cuoio si sta scrivendo. E l’arte, si sa, non è perfezione.

Così il calciatore più cinico negli ultimi quindici anni di storia dell’Atletico Madrid, spedisce il pallone sulla traversa, facendola vibrare per più di qualche secondo. Una scelta di esecuzione insolita per un mancino sensibile e raffinato come quello del francese.

Ah, la partita in questione è il derby di Madrid, a Milano. Già perché questa è la finale di Champions League della stagione 2015/2016.

La palla sbatte sul prato di San Siro e ritorna in cielo, il gatto Keylor Navas si rialza e l’agguanta.

Atletico Madrid 0, Real Madrid 1. Resiste il vantaggio firmato dal capitano Sergio Ramos.

Ma poco dopo l’errore del francese dagli undici metri, i blancos vengono ripresi dal gol del belga Ferreira Carrasco appena entrato, e l’incontro, tra la palpabile e prevedibile tensione, si trascina fino ai calci di rigore.

Il primo a presentarsi è Antoine Griezmann, sempre lui. Le petit diable. Sfera da una parte, portiere dall’altra. Il francese non rinuncia alla potenza, ma stavolta ci mette la solita precisione e la sua tranquillità, aprendo il piatto sinistro.

Il Real però non sbaglia nessun tiro – il portiere dell’Atletico, lo sloveno Jan Oblak, neanche ci prova veramente – e los colchoneros pagano l’errore fatale del terzino Juanfran, fallendo la rivincita della finale di Lisbona nel 2014, una partita che meriterebbe un capitolo a sé.

In questa, i più attesi erano il francese e il portoghese, due ali col vizio smisurato del gol. Il portoghese in questione è ovviamente Cristiano Ronaldo.

Entrambi rimangono a secco e nell’ombra tra le linee serrate delle difese, per tutti i novanta minuti. Le squadre d’altronde si conoscono discretamente bene e sanno di chi devono preoccuparsi.

Nel momento decisivo, però, nella frenetica ruota dei calci di rigore, il pallone più bollente spetta naturalmente a loro. Al francese il primo, per il personale riscatto. Al portoghese l’ultimo, per suggellare il successo della coppa dalle grandi orecchie, la numero once de El Madrid.

ENTRATA IN MEDIAS RES

In questi giorni, avrò il piacere di presentarvi le sei punte stellate del prossimo Campionato Europeo che si svolgerà in Francia. Una per girone.

Si inizia con il francese, si chiude con il portoghese. Ouroboros.

ANTOINE GRIEZMANN, LE PETIT DIABLE

Dalla Borgogna a San Sebastián

Nato sulle rive della Saona, al sud della Borgogna e più precisamente a Mâcon, Antoine Griezmann non sembra essere destinato al grande calcio.

Gioca nella squadra più prestigiosa del suo paese, è vero. L’ Union du Football Mâcon, formatasi nel 2000 dalla fusione tra Football Club Mâcon e la neonata Entente Charnay et Mâcon 71 in cui Griezmann ha militato tra il 1997 e il 1999. Unione, appunto.

Ed è indiscutibile il talento. Puro.

Sui quaderni si diverte a scrivere intere interviste inventate di botta e risposta, naturalmente lui è un campione assoluto, e il mercoledì sera, insieme ai compagni della vita, improvvisa tra porte fatte con borse e maglioni, sul campetto comunale del Charnay-les-Mâcon, partite di Champions League.

Il ragazzino però è esile e il calcio si sta spostando nettamente verso un atletismo, che oggi è dominante, per lo meno fuori le mura di Barcellona.

La prima squadra a crederci è il Montpellier, da sempre a caccia di talenti. Non è un caso che proprio gli arancioblu sono stati gli ultimi a vincere in Francia prima del dominio PSG, nel 2011/2012 quando il club della capitale francese passava nella mani di Nasser Ghanim Al-Khelaïfi, qatariota, ex tennista – ora controlla il tennis asiatico – ex direttore di Al Jazeera Sports, attuale padrone del mondo, che per prima cosa affidava la gestione a Leonardo che comprava Pastore per 42 milioni di euro. A spanne larghe, la metà dei soldi spesi dalla squadra di Montpellier per vincere la loro prima Ligue 1.

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È il 2005 e le giovanili del Montpellier sfidano in un torneo estivo proprio il PSG, portandosi dietro Griezmann. Degli osservatori della Real Sociedad, che ogni tanto buttano un occhio oltre i confini baschi, rimangano impressionati dal ragazzino esile e chiedono di parlare con il padre.

Antoine Griezmann, passa da Montpellier e viene catapultato a San Sebastián con due settimane di prova. Periodo che supera alla grande. Non rimane che proporre il contratto giovanile. I genitori del francese, però, e in particolare il padre, ex calciatore in Portogallo e allenatore di vari centri di formazione francese, sono restii al trasferimento e propongono un patto. Nostro figlio gioca per voi, ma voi lo fate studiare. Che nel calcio si sa mai. I dirigenti della Real Sociedad non possono che accettare e affidano il ragazzo nelle mani di uno scout transalpino e lo mandano a scuola nella baskonia francese, a Bayonne. Poi di sera ritornano a San Sebastián e Griezmann va ad allenarsi con i compagni.

Il francese ci mette poco a mettersi in luce, come ci mette poco a infortunarsi. Di fatto salta molto partite, ma le prestazioni che offre sono nettamente sopra la media e si ritrova spesso a trascinare i compagni di squadra più grandi di lui.

Così nel 2009, il cileno Martin Lasarte lo convoca nel ritiro estivo della prima squadra per un periodo di prova. Ma da lì il francese non ci uscirà più.

antoine-griezmann-photo-classe                  Ai tempi del Macon, aveva sei anni ed era già chiaramente il più esile di tutti.

Dalla Segunda División alla Champions League

Il club basco nel 2009 stava per disputare il suo terzo campionato nella seconda serie del calcio spagnolo, dopo quarant’anni di massima seria e l’incredibile secondo posto ottenuto nel 2003 alle spalle del Real Madrid per soli due punti.

Il francese ha convinto nel ritiro estivo e viene inserito nella lista dei venticinque.

Nella prima contro il Las Palmas non entra e la Real Sociedad perde. Debutta poi in Copa del Rey sul finale contro il Rayo Vallecano per ribaltare un risultato che non cambia. Real Sociedad eliminato. Qualche giorno dopo debutta in campionato contro il Murcia, ma non riesce nel finale a spostare il risultato dallo 0 a 0. Entra a un minuto dalla fine contro il Gimnàstic sul risultato di 1 a 1 e regala a Carlos Bueno il pallone della vittoria. Gioca, poi, tutto il secondo tempo contro il Girona, trascinando i compagni al pareggio. A quel punto il cileno capisce che non può più farne a meno e Griezmann sarà il perno fisso sulla fascia sinistra del 4-4-2. Al debutto da titolare gol e prima vittoria casalinga contro il Huesca. La Real Sociedad non si fermerà più e si imporrà, ritornando così dopo tre anni in massima serie. Il francese con 39 partite, condite da 6 gol, sarà il giocatore di movimento più usato dal cileno. I dirigenti intanto si mettono al riparo da attacchi sul mercato, facendogli firmare un quinquennale (che ogni anno andrà a ritoccare) con una clausola di rescissione a 30 milioni (quella non cambierà mai).

La prima stagione in Primera Divisiòn parte in sordina. Martin Lasarte nelle prime cinque partite lo fa partire quattro volte dalla panchina e la squadra viaggia in zona retrocessione. Poi si affida ancora al ragazzino, che lo ripaga nel momento più difficile della stagione, siglando di testa il primo gol stagionale nella vittoria contro il Deportivo. La squadra arriverà a toccare addirittura il sesto posto, salvo poi concludere al quindicesimo posto. Griezmann alla sua prima stagione in massima serie, mette a referto 37 presenze e 7 gol. Il ragazzino non è poi così fragile.

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Come in ogni storia, il protagonista ha bisogno di un uomo buono che gli mette la strada in discesa, e l’uomo buono si chiama Philippe Montanier. L’allenatore francese, reduce da buoni stagioni nelle categorie dei campionati francesi, viene ingaggiato dai baschi nell’ottica ben precisa di far esplodere il talento ormai sbocciato.

La stagione per l’ala si apre il 10 settembre alla seconda di campionato contro il Barcellona. I catalani sono in vantaggio per due reti a zero dopo il primo tempo, ma alla ripresa subiscono in quindici minuti il pareggio, concretizzato da Griezmann ancora con un colpo di testa. Sembra l’exploit definitivo, ma il francese ha un calo improvviso e si riprenderà solo il 14 Gennaio quando segnerà il gol vittoria contro il Valencia. Arriveranno poi altri cinque gol. I più importanti sono quelli del 28 Aprile contro Il Racing Santander. Si tratta della prima doppietta per il francese che toglie definitivamente la propria squadra dalla zona retrocessione.

La Real Sociedad decide di dare ancora fiducia ai due transalpini per la stagione 2012/2013. Ma i patti sono chiari. O almeno, le idee della dirigenza. Un’altra stagione deludente e siete entrambi fuori.

Montanier passa al 4-3-3 e Griezmann viene addirittura schierato come punta nella prima partita contro il Barcellona. Il risultato è netto. Manita.

La squadra non riesce a scrollarsi dalla zona retrocessione e Griezmann ne combina una grossa. Nel ritiro dell’Under 21 con la Francia, nello stacco tra le due partite di qualificazione contro la Norvegia, lascia il ritiro di Le Havre con Niang appena passato al Milan, Ben Yedder del Tolosa – due talenti offensivi incredibili come le loro teste matte – M’Vila (meteora dell’Inter) e Mavinga del Rennes. Motivo? Facile. A 200km, a Parigi, c’è la discoteca più alla moda della nazione. L’8 Novembre vengono tutti sospesi per un anno dalle rappresentative dei blues.

È però la svolta per la Real Sociedad e per Griezmann. Rientrato in patria sigla subito una doppietta contro il Valladolid, ma poi viene clamorosamente messo fuori per tre giornate, sull’onda della decisione presa dalla federazione francese.

La squadra però ha trovato un suo sistema e quando Griezmann viene reintegrato arriva a toccare ben quattordici risultati utili consecutivi, tra cui spicca la vittoria contro il Barcellona. E con 10 gol, il francese guida i suoi ad un incredibile quarto posto, che significa preliminari di Champions League.

La stagione successiva si apre con una consapevolezza. È l’ultima di Griezmann con la maglia biancoblu. Intanto Montanier lascia il posto all’allenatore delle giovanili, Jagoba Arrasate.

E il francese prima li trascina ai gironi di Champions League dopo 10 anni, eliminando alle qualificazioni i connazionali del Lione con una splendida rovesciata – in quest’ottica salta le prime due partite di campionato – e poi incomincia a segnare con una regolarità mai avuta. Punisce tutte le grandi di Spagna. In ordine: Siviglia, Valencia, Real Madrid, Atletico Bilbao, e infine ancora Barcellona, in un’altra storica vittoria. Alla fine i gol saranno 16.

Intanto la squalifica con la Francia è terminata, e Deschamps prima lo fa debuttare a Marzo contro l’Olanda, poi, dopo aver trovato i primi gol contro Paraguay e Giamaica, lo porta con sé ai mondiali in Brasile, dove però non riesce a trovare il gol.

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A questo punto l’addio è matematico. Il Real sulle fascia sinistra ha Ronaldo e, volendo, sulla destra Bale, mister 100 milioni. A questi due, inoltre, si regala per la decima il gioiello del mondiale brasiliano, James Rodriguez. Barcellona neanche a dirlo ha già Messi e Neymar, poi non contenta per rispondere al Real, ci ha messo anche Suarez. Chi rimane? L’Atletico Madrid che ha sfiorato l’impresa di una tripletta che sarebbe rimasta negli annali della storia del futbòl. Sì, ma l’Atletico gioca un altro calcio, che se ne fa di uno come Griezmann? Se ne fa, se ne fa. 28 Luglio 2014, il francese passa all’Atletico. Che ovviamente paga tutta la clausola.

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Gli anni all’Atletico, l’eccezione alla teoria del cholismo

Ma cosa ci fa Griezmann nella patria del cholismo e dell’ardaturanesimo ?

In effetti la domanda è sensata. Questo calcio non si adatta al gioco di un’ala così elegante che ha bisogno di essere servito sui piedi per creare.

Nessun problema. Il ragazzo sarà una punta e i gol li farà scattando nello spazio. Il cholismo verrà applicato agli altri dieci. Simeone di questo ne è stato sempre sicuro, anche quando i primi mesi i gol non arrivavano, e non ci ha pensato due volte a dare il via libera alla cessione di Diego Costa al Chelsea, e all’acquisto del francese.

Griezmann, se lo guardate bene in effetti, non c’entra niente con gli altri dieci del Cholo Simeone. E lo si capisce semplicemente dal fisico. Esile, relativamente basso, biondo ossigenato.

Ma si sa che ogni teoria, per trovare un equilibrio, ha bisogno di un’eccezione. E le petit diable è l’eccezione del cholismo. Tanto che Simeone l’ha dichiarato qualche mese. Noi dipendiamo da Griezmann come il Barcellona da Messi, Neymar e Suarez.

Il francese, infatti, si è trasformato nella macchina da gol più letale nella storia degli ultimi quindici anni dei colchoneros. Più di Torres, più di Aguero, più di Falcao, più di Diego Costa. Sono i numeri che lo dicono, nelle percentuali tra tiri tentati e gol realizzati.

A colpire è l’intelligenza nel trovare sempre il corridoio creato dalla punta centrale e  l’essenzialità dei gesti: dal tocco in corsa – palla al piede aumenta in proporzione la velocità – al passaggio finale, quasi sempre in verticale, o all’esecuzione di precisione, con cui questo ragazzo è riuscito a far suo un ruolo che non è mai stato suo, compiendo sempre la scelta più facile. In una raffinata forma noia.

Di seguito, la dimostrazione lampante di quello che è stato appena scritto. La difficoltà qui sta nel pensare a una sola scelta e compierla, senza colpi di scena.

Il gol di Griezmann al Bayern. La teoria del cholismo, la tranqullità del diavolo.

E se il merito senz’altro va a Simeone, un autentico generale che crede con fermezza nei propri ideali e capace di farsi seguire, al francese va riconosciuto proprio questo: l’averlo seguito in una terra a lui estranea, fatta di corsa, disciplina e contropiedi, con una freddezza e una determinazione che raramente accompagnano così tanto talento. Forse perché da sempre gli è stato detto che solo il talento non gli sarebbe bastato.

E forse, proprio per questo, neanche un rigore fallito in finale, ha potuto scalfire la tranquillità di un piccolo diavolo.

Ora però il compito più arduo. Restituire grandeur al suo popolo in patria, in cerca di un eroe. Dopo Michel, Zizou e Thierry. Prima di Paul, madame et monsieur…Antoine Griezmann.

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