Stelle Europee. Thomas Müller, il Raumdeuter scambiato per raccattapalle da Maradona.

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

1470079-31398629-2560-1440
«Pido disculpas. No sabía que era un jugador. Pensaba que era el recogepelotas».

2 Marzo 2009. Il giorno dopo, a Monaco di Baveria, la Germania affronta in un test match – quelli di marzo solitamente nobili – l’Argentina allenata da El Diego, che qualche mese prima ha compiuto l’ultimo (attualmente) miracolo della sua carriera sportiva, invocando un segnale dal cielo di Buenos Aires, e affidandosi ai piedi e al cuore de el hombre del pueblo. Martín Palermo. Un quasi trentaseienne, capitano del Boca, autore del 2 a 1 finale ai danni del Perù. Poco dopo il suo ingresso in campo, al novantatreesimo minuto, sotto un diluvio epico – ecco il segnale – che ha regalato la qualificazione ai mondiali africani. A Diego, all’Argentina. Nella sua, un tempo del pibe, Bombonera. Diego, che è un uomo che ricorda sempre da dove è venuto, ripagherà l’attaccante con la convocazione per il Sudafrica e i minuti finali contro la Grecia. Quelli utili per esordire e trovare il gol a 36 anni in un mondiale. Sarà la sua ultima partita con l’albiceleste.

In quel mondiale l’Argentina, dopo aver matato il girone iniziale e il Messico per 3 a 1 agli ottavi di finale, uscirà dalla competizione per mano dei tedeschi, con un netto 4 a 0. Il primo gol dei crucchi lo sigla un ragazzo che sta stupendo questo strano mondo che si chiama futbòl. Thomas Müller, al terzo minuto di gioco.

El recogepelotas ricordate? É Thomas Müller. A dire quella frase è Diego Armando Maradona.

Maradona scambia per raccattapalle il tedesco

In un cerchio che si chiude, Damen und Herren

THOMAS MÜLLER, IL RAUMDEUTER

Il primo ricordo di Thomas Müller è datato 22 Maggio 2010, quando per televisione vedevo l’Inter trionfare e conquistare un triplete – possiamo scrivere tripletta? – una tripletta storica contro il Bayern Monaco, anch’essa in corsa per centrare l’all in del calcio.

Leggi anche:  Olanda-Ucraina: streaming gratis e diretta tv in chiaro? Dove vedere Euro 2020

L’elemento più assurdo di quella squadra, come al solito indecifrabile di Van Gaal, era Thomas Müller. Alla sua prima vera stagione da professionista, al Bernabeu stava per disputare la sua cinquantaduesima partita e aveva già realizzato 19 gol. Non male per un debuttante.

Assurdo perché si trattava di un giocatore che, in maniera del tutto sgraziata dal punto di vista della coordinazione, spaziava per tutto il fronte d’attacco.

In quella partita si rese poco pericoloso anche se sfiorò il gol del pareggio, con un tiro non propriamente in linea con i canoni della bellezza greca, poco prima che Milito castigasse i bavaresi per la seconda volta, ponendo il sigillo sulla partita e sulla coppa.

Ecco. Lo stesso giocatore, di ventuno anni che, sgraziato spaziava per tutto il campo, un mese dopo riceveva il premio di miglior giovane del mondiale, nonché la scarpa d’oro del mondiale per aver realizzato sei gol.

Eppure Thomas Müller passò inosservato per altri due anni, in cui tra l’altro non ha saltato una partita di Bundesliga. Nella stagione 2012/2013 ottiene, invece, la tripletta sfuggitagli qualche anno prima. In questa annata Müller sfonda per la prima volta i venti gol stagionali.

Tutto sommato, però, il suo talento non viene ancora totalmente riconosciuto e lo dimostra la classifica del pallone d’oro del 2013. Diciottesimo. Ribery, Robben, Lahm e Schweinsteiger, sono i compagni di squadra che lo precedono. Ma intanto i numeri parlano chiaro. 205 presenze e 73 gol con il Bayern Monaco e 14 gol in nazionale. Numeri, tuttavia, che poco coincidono con il ruolo attribuitogli fino a questo momento, ovvero di centrocampista offensivo. Che sia sulla sinistra, sulla destra, o a ridosso della punta.

Leggi anche:  Ramsey attacca la Juventus. Ecco le parole del gallese

A sentire le interviste fatte allo stesso Müller, alla domanda relativa al sua posizione in campo, il tedesco non risponde mai con una definizione classica. A dire il vero, le risposte del tedesco nelle interviste non sono mai totalmente intuibili, piuttosto atipiche, a volte sembra che ti stia prendendo in giro.

La spiegazione più singolare sul ruolo in campo di Müller la da lo stesso Müller, definendosi il responsabile dell’anarchia in campo. Responsabile dell’anarchia in campo. Da lì a poco, in Germania per lui coniarono il termine di Raumdeuter. Volente o nolente, ha creato un nuovo ruolo nel calcio. Diverso, per concetto, dal falso nueve. 

Che se vogliamo trovare un modo per tradurlo in italiano, potremmo scrivere interprete dello spazio. Avete mai sentito un giocatore essere definito interprete dello spazio?

Non credo, e in effetti tutto quello che Müller è, già si era vista in quella finale del 2010 in cui spaziava per tutto il fronte dell’attacco.

Con l’arrivo di Guardiola in Germania, Müller è riuscito a impersonificare il concetto di spazio guardiolano come nessuno era mai riuscito. Di fatto, Müller è in questo momento l’emblema dello spazio e uno degli interpreti più originali della dinamicità che lo spazio presuppone.

Nei mille moduli, qualora Guardiola ne avesse realmente suggerito uno come li intendiamo noi, Müller non ha mai avuto una reale posizione in campo, si è semplicemente limitato a spostarsi con movimenti non ortodossi negli ultimi quaranta metri di gioco con un’intelligenza e un cinismo che raramente si sono visti sul prato verde del calcio.

Questo lo rende un giocatore completamente imprevedibile, in grado di segnare in qualsiasi modo e capace di creare buchi nelle difese avversarie, utili per i compagni o per lui stesso.

Leggi anche:  Sky, DAZN, Eleven Sports? Dove vedere Copa America 2021 in tv e in streaming, 47^ edizione Brasile

Nelle ultime tre stagioni, quelle con Pep, ha realizzato 79 gol in 148 partite. Semplicemente mostruoso. A rendere ancora più mostruose le cifre di questo ragazzo sono i gol in nazionale. 32 (in 71 partite) di cui altri 5 ai mondiali vincenti del 2014 che lo hanno portato a 11 reti mondiali (a questo ritmo supera agilmente prima Ronaldo e poi inevitabilmente Klose). A 26 anni.

La cosa che rende ancora più incredibile questo calciatore è che esattamente non si capisce quale sia il suo punto tecnico forte. Non è un abile colpitore di testa nonostante l’altezza, non possiede un bel calcio che sia per tirare o per lanciare lungo – ecco perché segna quasi sempre in area di rigore o effettua assist rasoterra – è sgraziato nella conduzione del pallone, e ha una corsa macchinosa, quindi lenta, che non gli consente di dribblare nell’uno contro uno.

Ed è proprio l’estetica l’elemento forse più penalizzante per la figura sportiva di Thomas Müller, che difficilmente gli consentirà un giorno di conquistare il pallone d’oro.

Eppure l’efficacia con cui sposta gli equilibri in campo è semplicemente imbarazzante. Basta chiedere a Karl-Heinz Rummenigge che l’anno scorso ha rifiutato dal Manchester United più di 100 milioni di euro, senza lasciare la possibilità di intavolare nessuna reale trattativa, per il suo interprete dello spazio. Pardon, raccattapalle.

P.S.

Siamo sempre abituati a vederlo tutto d’un pezzo in campo, ma Thomas Müller è un calciatore simpaticissimo, uomo spogliatoio con le sue gag e autore di interviste volutamente impossibili come le definirebbero quelli della Gialappa’s.

In Germania è anche noto per prestare il volto nello spot della Barilla.

Lo spot per la Barilla

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: