Europei 2016: sei storie dalla Francia. Xhaka contro Xhaka, fratelli kosovari

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

11 Giugno, 2016. Allo Stadio Félix-Bollaert, Svizzera e Albania giocano la prima partita dei loro Europei. L’incontro è segnato da un derby in famiglia storico, quello dei fratelli kosovari Xhaka. Uno rappresenta la Svizzera, l’altro l’Albania.

Albania e Svizzera, ad un primo sguardo apparente nelle nostre cognizioni sul significato di epos, cultura comune dei popoli, non tramano alcun filo che le possa tessere per lo stesso abito. Eppure qualcosa c’è. Eccome se c’è.

In Svizzera, la comunità straniera più popolosa è quella albanese. Quasi duecentomila abitanti. E a Ginevra ha sede l’UPA, l’Università per Albanesi.

Non è, dunque, un caso leggere Xhaka, Behrami, Džemaili, Tarashaj, Mehmedi, Shaqiri. Tutti i cognomi albanesi dei componenti della nazionale rossocrociata all’ultimo Europeo giocato in Francia.

Tra questi, bisogna soffermarsi su Xhaka, Behrami e Shaqiri. Solo nel pronunciarli si potrebbe notare una certa assonanza. Già perché non sono solo cognomi albanesi, ma soprattutto kosovari.

Ecco il filo che lega Svizzera e Albania. Il Kosovo e la polveriera infinita dei Balcani.

Tutto è iniziato con le persecuzioni di Milošević, quelle tra gli anni ’80 e ’90, quelle che hanno portato all’indipendenza dei popoli slavi dalla mal digerita madre Jugoslavia, alla nascita di un’altrettanta mal digerita Serbia, quelle che hanno guidato la seconda ondata di emigrazione dai Balcani alla Svizzera – la prima risale agli anni ’60 con l’accordo Berna-Belgrado. Il boom dell’immigrazione però avviene nel 1999 con la guerra del Kosovo. Da questa terra di nessuno, o meglio dei kosovari, del degrado e del business della droga e delle armi leggere, provengono la maggioranza degli abitanti di origine albanese in Svizzera.

Il Kosovo si è autoproclamato stato indipendente dall’odiata Serbia nel 2008, l’Albania è stata la prima delle 106 nazioni a riconoscergli questo status – la lingua dei kosovari è l’albanese – la nazionale di calcio è stata riconosciuta dalla FIFA nel 2014 per svolgere amichevoli internazionali, e solo qualche mese fa ha ottenuto il pass dall’UEFA e quindi della FIFA che gli consentirà di giocare le prossime qualificazioni mondiali.

Il tutto sull’onda di una partita. Serbia e Albania del 14 Ottobre 2014. 

Quella sera a Belgrado, il clima è infernale dall’inizio: ai pochissimi albanesi che è stato concesso di entrare, il diktat della polizia serba è di non esporre propri simboli, pena l’arresto; gli ultras serbi bruciano bandiere dell’Albania e della NATO, da loro introdotte, e lanciano di tutto appena possono ai giocatori di Tirana: il match di fatto viene sospeso al ’42 minuto. Intanto un drone con il vessillo irredentista della Albania Etnica, inneggiante al Kosovo autoctono, da un paio di minuti sorvola il campo, telecomandato dall’esterno: è la fine di tutto. Mitrovic, difensore serbo, lo stacca veemente, i calciatori albanesi si infuriano, alcuni ultras serbi invadono il campo a caccia dei giocatori avversari, Cana, allora difensore della Lazio, kosovaro e capitano dell’Albania, viene preso a calci da uno steward mentre cerca la vendetta personale su un tifoso che ha aggredito un suo compagno.

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La partita dopo un po’ potrebbe anche riprendere, ma gli albanesi rinunciano: non si ripresenteranno in campo, non è più calcio, non l’è mai stato quella sera.

serbia albania

Quella partita segna irrimediabilmente un confine nella storia calcistica (e non) di questi popoli che si intrecciano in grovigli inscindibili.

Attualmente la nazionale del Kosovo è in lavorazione. Nel senso che, il paradosso vuole, essendosi adesso formata, il selezionatore, Albert Bunjaku, può chiamare tutti i giocatori di origine kosovara anche se hanno già rappresentato altre nazioni. Saranno poi i calciatori a dare l’ultimo responso. Il primo a sposare la causa kosovara è stato Samir Ujkani, portiere che milita in Italia, e attuale capitano kosovaro, che in precedenza ha rappresentato l’Albania.

Tra i potenziali giocatori di una nazionale che avrebbe un bagaglio tecnico notevolissimo, ci sono naturalmente Xhaka, Behrami e Shaqiri.

L’11 Settembre 2012 a Lucerna si è svolta la partita di qualificazione per i mondiali brasiliani tra Svizzera e Albania.

Nel modernissimo Swissporarena, su 17 mila spettatori presenti 10 mila erano albanesi. E i giocatori sopracitati quando toccavano palla venivano sommersi di fischi. Motivo? Sono dei traditori. Per i tifosi albanesi, si intende. La partita terminerà 2 a 0 per gli svizzeri, e Xhaka, migliore in campo, uscirà nei minuti di recupero tra gli insulti degli albanesi.

L’ideale rivincita, più che nella partita di ritorno, vinta sempre dagli “elvetici”, si è svolta l’11 Giugno allo stadio Félix-Bollaert di Lens. Scenario: gli Europei.

L’ideale perché non solo rappresenta il debutto in una competizione internazionale per l’Albania, allenata dall’italiano Gianni De Biasi, ma anche perché offre alla storia del calcio per la prima volta un derby in famiglia.

Xhaka contro Xhaka. Granit svizzero contro Taulant albanese. Ovviamente kosovari.

A dire il vero, già i fratelli Boateng si erano incontrati ai mondiali, sia sudafricani che brasiliani. Kevin Prince a rappresentare il Ghana, Jérôme la Germania. É andata sempre bene Jérôme. Ma i due sono fratellastri.

Qui la mamma è la stessa. Ed è proprio la madre dei fratelli kosovari ad essere una delle protagoniste di questa partita.

Sugli spalti è seduta accanto al marito e alla figlia, le telecamere non si fanno sfuggire l’occasione, e a più riprese trasmettono in mondovisione la signora che indossa una maglietta a sfondo nero e una bandiera egualmente divisa: metà Svizzera, metà Albania. Sotto, la scritta Xhaka. Alle sue spalle è presente una bandiera blu con il profilo di una nazione in giallo, e sei stelle bianche. La bandiera in questione, come avrete già capito, è quella del Kosovo, e le sei stelle simboleggiano le sei comunità presenti in quello scorcio di terra (albanesi, serbi, turchi, rom, bosniaci, gorani).

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É la prima volta che i due fratelli si scontrano in nazionale.

Infatti, in quelle due famose partite di qualificazione ai mondiali, Taulant, nonostante sia un anno e mezzo più grande di Granit, non era ancora nel giro delle convocazioni dell’Albania di Giovanni De Biasi, mentre diventerà un perno fondamentale per le qualificazioni europee.

E sull’erba di Lens, saranno proprio i due fratelli a spartirsi il dominio del campo.

Durante il riscaldamento, come ovvio che sia, le telecamere più volte inquadrano i due, finché non si lasceranno ad un abbraccio veramente fraterno, ma più per i fotografi. Al fischio di inizio, tuttavia, nulla sarà più costruito. Le due nazionali giocano in maniera pressoché speculare, e il compito dei due fratelli è in pratica il medesimo: Garantire equilibrio davanti alla difesa con corsa e prestanza fisica, e impostare la trama iniziale della manovra offensiva con tecnica e inserimenti nello spazio.

Xhaka (immagine testo)
Granit è senz’altro quello più tecnico, e in mezzo al campo primeggia per la sua prestanza fisica, quella che si è garantita l’Arsenal di Wenger per 40 milioni di euro.

Taulant, invece (gioca in Svizzera nel Basilea) è più difensivo, spesso gioca nella linea più arretrata, ed è dotato di maggiore rapidità e capacità di inserimento.

Tra i due non c’è match. La Svizzera passa subito in vantaggio sugli sviluppi di un calcio piazzato, l’Albania rimarrà addirittura in dieci dopo mezz’ora di gioco per l’espulsione ingenua dell’esperto capitano Cana, ricordate?

Gli albanesi, tuttavia, avranno il merito di rimanere in gara per tutto l’arco della partita, sfiorando più volte un clamoroso pareggio. Ma in mezzo al campo, a fare la differenza, saranno soprattutto le giocate di Granit, che a fine partita verrà premiato ancora una volta con il titolo di migliore in campo. Taulant, invece, sarà costretto ad una gara di corsa e sacrificio, e al 60esimo minuto verrà sostituito, lasciandosi andare al più classico degli sfoghi: il lancio della bottiglietta contro la panchina.

Nella sfida tutta fraterna Xhaka contro Xhaka, vince senza ombra di dubbio Granit lo svizzero. Ma entrambi saranno per sempre di origine kosovara. E questo a Granit, che ha scelto di vestire la maglia della Svizzera, non verrà mai perdonato.

(xhaka, altra immagine testo)

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