Rapporti calcio ultras: Damiano Tommasi (AIC) e l’allarme sui giocatori ostaggio delle curve

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Rapporti Calcio Ultras

Damiano Tommasi, presidente AIC

I rapporti calcio ultras sono stati uno degli argomenti chiave dell’audizione tenutasi oggi del presidente dell’AIC Damiano Tommasi davanti alla Commissione Antimafia, la stessa che ricordiamo affronta il caso dei presunti contatti tra la Juventus ed esponenti legati al mondo della ‘ndrangheta (ma questa è un’altra storia).

Rapporti Calcio Ultras, Tommasi: “50% delle minacce ai giocatori provengono dai propri tifosi”

Il dirigente del sindacato dei calciatori ha affrontato il problema della fragilità dei giocatori davanti alle intemperanze delle curve, affermando che più della metà dei casi di intimidazione nei confronti degli atleti scaturisca dai tifosi della squadra per cui giocano; il ragionamento di questi ultimi, riporta Tommasi, è che in quanto paganti per vedere la partita si sentano in diritto di poter tenere in pugno i calciatori, come se fossero “custodi del vero valore” e portatori di una verità a cui il giocatore deve sottostare.
Il capo dell’AIC offre come esempio lampante del degrado dei rapporti calcio ultras i fatti della finale di Coppa Italia del 2014, Napoli-Fiorentina, e il tristemente famoso colloquio tra Hamsik (che per Tommasi rivestì, in quella occasione, “un ruolo non consono a quello dei giocatori in campo“) e il capo della curva partenopea per cercare di placare il caos che si era originato dagli scontri fuori dallo stadio. Altro caso scandalo furono i fatti di Roma-Fiorentina dell’anno successivo, in cui toccò ai giallorossi confrontarsi con la propria curva inferocita per la sconfitta in casa che costò alla squadra capitolina l’eliminazione agli ottavi di Europa League: un caso che finì anche sotto la lente della Digos.
Dopo quel fattaccio Tommasi attraverso l’AIC emanò, come ha ricordato oggi davanti alla Commissione Antimafia, delle nuove regole in Consiglio Federale che avessero l’obiettivo di punire con la squalifica i rapporti calcio ultras, come deterrente per evitare che i giocatori finissero sotto scacco delle tifoserie, accettando le loro minacce ed interloquendo con loro come se fosse una cosa normale. Ma l’ex Roma ha ammesso in Audizione l’emergere di un clima di opposizione a quella nuova normativa.
Damiano Tommasi ha ricordato inoltre che, sempre rimanendo ai fatti di Roma-Fiorentina, l’allora portiere giallorosso De Sanctis andò a parlare con la curva senza che nessuno della dirigenza e dello staff della squadra (e neppure gli addetti alla sicurezza) lo fermasse: questo, secondo il presidente dell’AIC, è anche frutto di una sottocultura sportiva per cui se un club arranca e perde allora merita di essere contestato purché non si scada nelle aggressioni fisiche. Questo è un modus operandi spesso tollerato dai calciatori, forse rassegnati a ciò, di sicuro secondo Tommasi “l’anello debole” all’interno delle società.

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Oltre i rapporti calcio ultras: la piaga del matchfixing

Come se non bastasse alla piaga dei rapporti calcio ultras opachi si aggiunge il fenomeno del matchfixing, che sempre secondo il massimo dirigente dell’Assocalciatori contribuisce a fomentare gli episodi di violenza e che soprattutto nelle serie cosidette minori (dalla Lega Pro per arrivare persino all’Eccellenza) i giocatori onesti hanno poche risorse a loro disposizione per tutelarsi dai loro compagni pagati per perdere.
Le combine, avverte Tommasi, sono più facili soprattutto nelle serie dilettantistiche, vere e proprie zone d’ombra del nostro calcio lontane dai riflettori nazionali: squadre che per esempio non hanno obiettivi importanti da chiedere alla stagione o che sono in ritardo con il pagamento degli stipendi (cosa non rara, purtroppo); terreno fertile per il proliferare dell’illegalità e che si può combattere secondo Tommasi denunciando subito in Procura Federale, educando con dei corsi formativi sul matchfixing da fare squadra per squadra (come quelli organizzati quest’anno dal Sassuolo) e puntando “sul discorso emotivo: per arrivare in serie A si fanno tanti sacrifici, poi per una stupidaggine rischi di buttare via tutto“.

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La lunga strada verso la normalizzazione dei rapporti calcio ultras

Rapporti Calcio Ultras

Gli ultras del Genoa contestano la squadra e bloccano la partita in occasione del match di campionato contro il Siena del novembre 2012

Questa la cronaca dell’audizione di Tommasi. Per quanto riguarda i rapporti calcio ultras, il mondo del pallone italiano ha fatto in questi ultimi anni dei timidi passi avanti per far sì che i rapporti tra giocatori e tifosi fossero quanto più possibile civili: pensiamo ad esempio all’introduzione della figura del Supporter Liaison Officer, ovvero il delegato che media i rapporti tra club e tifoserie previsto dalla norme UEFA del 2010 e recepito dalla FIGC per i campionati professionistici, che sembra possa dare una mano alla normalizzazione dei rapporti calcio ultras e tifosi; ma come ha ammesso il presidente dell’AIC c’è ancora molto da fare.
Pensiamo a quella consuetudine degli ultras di farsi consegnare le maglie dei giocatori: il caso più eclatante nel 2012 quando le tifoserie organizzate del Genoa interrompono il match contro Siena (o-4 per i toscani prima dello stop forzato) costringendo i rossoblu a consegnare le loro maglie. Tutto il mondo strabuzzò gli occhi vedendo i calciatori a capo chino ubbidire agli ultras che presero in ostaggio la partita, mentre Sculli cercava di mediare con i capibastone.
Non abbiamo praticamente più visto nulla del genere in A, ma il fenomeno resiste nelle serie minori: a marzo i giocatori dell’Ancona, che milita in Lega Pro, hanno vissuto l’umiliazione di dover consegnare le proprie maglie agli ultras stufi dei risultati deludenti dello loro squadra; consegna al centro anche di un giallo, prima confermata da un dirigente del club e poi smentita dalla società.
In ogni caso gli stessi ultras anconetani hanno proibito ai giocatori di indossare i colori della società e quest’ultima anziché tirare dritto per la propria strada sì è vista costretta a cercare una tregua con le tifoserie organizzate. Questo, piaccia o meno, è lo stato attuale del mondo del pallone italiano la cui gravità dei fatti raccontati diventa proporzionalmente più importante e all’ordine del giorno scendendo di categoria.
La strada verso la normalizzazione dei rapporti calcio ultras, insomma, è ancora lunga.

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