Milan, per tornare a vincere manca un tocco di Brasile?

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
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Milan, no Brasile no party

Milan, senza brasiliani non si vince. Da quando nel 1996 la legge Bosman ha abbattuto le frontiere anche nel mondo del calcio c’è stata una vera e propria invasione straniera nel calcio italiano. Da allora i vari Milan che hanno vinto a livello nazionale e internazionale hanno avuto sempre qualche brasiliano in rosa. Si comincia nel 1999, quando i rossoneri di Alberto Zaccheroni vincono lo scudetto in volata sulla Lazio. In quella squadra giocava Leonardo Nascimento de Araujo. Arrivato la stagione precedente dal Paris Saint Germain, Leonardo giocò una grande stagione. Pur lottando con la pubalgia il brasiliano, alternandosi con Boban fu decisivo per la vittoria di quel campionato. Gol e assist che hanno fatto la fortuna del Milan per diversi anni. Negli anni successivi arrivano a Milanello Roque Junior e Dida, giocatori che saranno diversamente presenti negli anni successivi nel Milan.

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Il decennio ancelottiano è stato caratterizzato dai brasiliani. In principio furono Dida, Roque Junior e Serginho. Poi fu la volta di Cafù e Kakà. Giocatori assolutamente fondamentali per i trionfi di quell’epoca. Nel 2006 arriva Marcio Amoroso, solo sei mesi per lui in rossonero. In quell’estate si consuma l’addio di Shevchenko. Adriano Galliani lo sostituisce con Ricardo Oliveira, che lascerà poche tracce di sé in Italia. A gennaio 2007 arriva Ronaldo. Il Fenomeno aiuterà il Milan ad arrivare in zona Champions League, ma non potrà giocare ad Atene nella finale vinta con il Liverpool. In quella partita gioca Kakà, che poi vincerà il Pallone d’Oro.

Milan, da Pato a Ronaldinho sempre grande Brasile

Nell’estate 2007, neanche maggiorenne, arriva in rossonero Alexandre Pato. Il Milan lo strappa alla concorrenza del Chelsea e lui sembra destinato a raccogliere l’eredità di Kakà. Non sarà proprio così. Un anno dopo il presidente Berlusconi regala ai tifosi Ronaldihno. L’ex Barcellona non giocherà ai suoi massimi livelli, ma regala sprazzi della sua immensa classe. A gennaio 2009 sbarca a Milanello un brasiliano atipico. Non gli piace andare in discoteca, va a letto presto la sera e si allena con grande scrupolosità. E’ Thiago Silva, uno dei difensore più forti mai visti in rossonero. Lui, Pato e Ronaldinho vincono lo scudetto con Allegri nel 2011. L’ex Pallone d’oro lascia però i rossoneri e quindi non festeggia a maggio il 18esimo titolo nazionale della storia milanista.

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Dal 2012 in poi c’è stata una debrasiliazzione del Milan. Se negli ultimi 5 anni è arrivato un solo trofeo, la Supercoppa italiana 2016, forse è anche per questo motivo. Nell’attuale rosa di Montella non c’è neanche un giocatore brasiliano. In estate il direttore sportivo rossonero Mirabelli aveva chiarito che il Milan aveva fatto una precisa scelta in merito. Una scelta che può essere condivisibile, ma alla squadra di Montella servirebbe magari un tocco di verdeoro. D’altronde il Brasile è stato sempre molto presente nella storia rossonera dal secondo dopoguerra in poi. D’altronde è la nazione che ha dato i natali a grandissimi giocatori e che ancora oggi è il punto di riferimento per tutti. Il 2018 sarà l’anno del Mondiale e magari sarà anche l’anno in cui qualche brasiliano tornerà a giocare nel Milan. Sarebbe ora.

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