Buon compleanno Roberto Baggio, il Divin Codino compie 51 anni

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui

Roberto Baggio, auguri al campione di tutti.Da quando Baggio non gioca più non è più domenica…”, così canta Cesare Cremonini. Oggi, proprio di domenica, il Divin Codino compie 51 anni. Un giocatore, un campione che è andato oltre il campo. Baggio ha ispirato canzoni, poesie e forse anche dichiarazioni d’amore. Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia, non c’è stato luogo baciato dal suo talento dove non sia stato amato alla follia. Ha vinto, meno di quanto avrebbe meritato. Anche se è stato tra i pochi calciatori italiani, insieme a Rivera, Paolo Rossi e Fabio Cannavaro, di potersi fregiare del Pallone d’Oro. Il fulcro della carriera calcistica di Roberto Baggio è stato senza dubbio il Mondiale di Usa ’94. In quel mese a stelle e strisce è successo di tutto. Dal “Questo è matto” dato in mondovisione a Sacchi, alla doppietta alla Nigeria che ci ha tirati giù dall’aereo che ci stava riportando in Italia.

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Gioie e dolori, una costante della carriera di Baggio. Il gol con la Spagna, decisivo a pochi minuti dalla fine. La splendida doppietta alla Bulgaria, ma allo stesso tempo un infortunio che lo fece giocare zoppo la finale contro il Brasile di Romario e Bebeto. Poi quel rigore, calciato male. Il pallone che vola via, alto oltre la traversa di Taffarel. Il sogno americano svanisce, il Brasile è campione del mondo per la quarta volta. Un pallone verso il cielo, dove qualche settimana prima era salito un altro campione della gente, Ayrton Senna. Quel rigore ha fatto da spartiacque nella carriera di Baggio. L’anno successivo la Juventus vince lo scudetto con Marcello Lippi in panchina, ma il tempo in bianconero per Roberto era già finito.

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Roberto Baggio, il Raffaello del calcio italiano

L’avvocato Agnelli era sempre parco di complimenti pubblici a giocatori e allenatori. Quando il giovane Del Piero cominciava a scaldare i cuori dei tifosi bianconeri, Agnelli disse:”Del Piero è come Pinturicchio, ma Baggio è Raffaello”. Un’investitura per uno dei più grandi talenti che il calcio italiano abbia mai prodotto. Le ginocchia martoriate, un carattere chiuso, qualche problema con gli allenatori. Lippi lo volle fuori dalla Juve e per lui aveva dato le dimissioni, poi respinte da Moratti,  all’Inter. Trapattoni che gli negò l’ultimo mondiale, quello di Corea-Giappone 2002. Capello che lo allontanò dal Milan nell’anno del suo, fallimentare, ritorno in rossonero. Le rinascite a Bologna e Brescia, con Uliveri e Mazzone, il Mondiale del ’98 con Cesare Maldini. Quel destro al volo contro la Francia uscito di tanto così, che poteva eliminare i futuri campioni del mondo.

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Roberto Baggio fa parte di un calcio che non c’è più. Il suo gol contro la Cecoslovacchi a Italia ’90 resta uno dei più bei gol segnati nella storia della maglia azzurra. Anche in quell’occasione quei malandrini di Maradona e Caniggia lo hanno privato della gioia più grande con la maglia azzurra. I gol, tanti e bellissimi. Momenti di pura emozione, esultando con la classe che lo ha sempre contraddistinto. “Roberto Baggio è una nevicata aperta da una porta aperta nel cielo”, solo un poeta raffinato come Lucio Dalla poteva dare una così meravigliosa definizione per un campione fuori dal tempo. Auguri a Roberto Baggio, anche oggi è un po’ meno domenica senza vederti in campo.

Roberto Baggio, i suoi gol più belli:

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