1958, ecco come la Nazionale italiana di calcio si rilanciò dopo l’eliminazione dai Mondiali

Pubblicato il autore: Cesare Borrometi Segui


Domenica 23 marzo 1958: mentre l’Italia canticchia fiduciosa la canzone del momento, “Nel blu, dipinto di blu”, i tifosi di calcio sperano che ben presto il blu venga dipinto nuovamente d’azzurro, come ai bei tempi di Peppino Meazza e Silvio Piola. Sono passati due mesi e otto giorni dalla dolorosa sconfitta di Belfast, che ha precluso alla Nazionale l’accesso alla fase finale dei Campionati del Mondo di Svezia, un risultato epocale nella sua negatività, che solo sessant’anni dopo verrà purtroppo eguagliato: si comincia già a lavorare per l’operazione di rilancio, con un banco di prova assai importante e atteso, rappresentato dalla sfida di Coppa Internazionale, torneo riservato principalmente ai Paesi dell’Europa Centrale (che nel 1960 sarà sostituito dalla Coppa “Henri Delaunay”, organizzata direttamente dall’UEFA), con l’ancor forte Austria allo stadio del Prater di Vienna. E’ un evento molto sentito, tanto che la RAI garantisce sia la radiocronaca diretta, affidata a Nando Martellini, che la telecronaca in Eurovisione, parimenti in diretta, a cura di Nicolò Carosio: tutti aspettano di vedere le migliorie che il CT Alfredo Foni, già terzino fregiatosi del titolo iridato a Parigi nel 1938 e chiamato da tutti con deferenza ” Dottore ” in virtù di una laurea a pieni voti conseguita a suo tempo in Economia e Commercio, ha deciso di apportare, prima di passare la mano ad altri sulla panchina dalla stagione successiva.

Anche nel ’58 la primavera è in forte ritardo: su Vienna nevica e tira vento, ma non ci sono grossi problemi sulla tenuta del terreno di gioco. Certo, non saranno facili i palleggi e il ritmo potrà risultare spezzettato, ma lo spettacolo non mancherà di divertire i sessantamila accorsi, nonostante il cattivo tempo, al Prater. Sul fare delle tre pomeridiane, agli ordini dell’arbitro belga Versyp, fanno il loro ingresso in campo le due squadre. I padroni di casa schierano Schmied, Kollmann e Stotz; Swoboda,  Hanappi e Koller; Kozlicek, Hof, Buzek, Koerner e Hammerl. L’Italia propone una squadra con diverse novità, scelte tra i giovani messisi sinora in luce in un campionato che si concluderà con la conquista del decimo scudetto (e relativa stella d’oro simbolica) da parte della Juventus (il cui capitano Giampiero Boniperti è presente in campo, quasi a fare da chioccia a questi debuttanti, tra i quali spiccano Mario David del Lanerossi Vicenza, futuro milanista, e Gianfranco Petris della Triestina, che poi passerà alla Fiorentina). Eccone l’undici: : Bugatti, Corradi e Garzena; Emoli, Ferrario e Moro; Montuori, Boniperti, Firmani, David e Petris. Due sono gli “oriundi”: l’argentino della Fiorentina Miguel Montuori e l’anglo-sudafricano della Sampdoria Eddie Firmani, alias ” cold turkey ” (“tacchino freddo”), destinato poi a passare all’Inter.

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Calcio d’inizio alle 15,10, una volta che arbitro e capitani hanno potuto appurare la praticabilità del campo. Il primo tempo procede con le consuete fasi di studio e sembra trascinarsi stancamente sullo zero a zero, quand’ecco che, al 41′, Kozlicek, giungendo presso il cerchio di centrocampo, s’impadronisce di un pallone alto e, d’astuzia, batte imparabilmente Ottavio Bugatti. Si va quindi al riposo sotto di una rete, ma gli azzurri sentono che ce la possono, ce la devono fare.Rieccoli quindi in avvio di ripresa tutti protesi all’attacco e subito, con l’alabardato Petris, su passaggio di Firmani ed evitando tre difensori austriaci, arriva il pareggio. Si prospetta un secondo tempo scoppiettante, che idealmente scalderà l’infreddolito pubblico viennese. E’ l’Italia a fare la partita, tanto che l’estremo difensore dei padroni di casa, Schmied, viene più volte impegnato. A un certo punto sono addirittura i nostri ad andare in vantaggio: lancio di Boniperti per Petris, il quale scambia con Firmani e quest’ultimo supera il portiere avversario, mettendo la palla nel sacco. Sedici minuti di gioco nella ripresa: Austria 1 – Italia 2.

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Gli azzurri appaiono travolgenti: sembra che Belfast sia stato un incidente di percorso e fa rabbia ai tifosi seduti davanti ai teleschermi o che ascoltano per radio la cronaca di Martellini non poter vedere anche l’Italia in Svezia nel giugno successivo. Montuori si produce nei suoi caratteristici dribbling, ma sbaglia in fase conclusiva. Sull’altro fronte, i nostri difensori Corradi ed Emoli riescono a respingere i tiri insidiosi del centravanti austriaco Buzek. Addirittura l’ala sinistra Hammerl esce dal campo per uno stiramento alla coscia sinistra: sono i tempi in cui ancora è il solo portiere a poter essere sostituito. Eppure, l’inferiorità numerica scatena l’orgoglio dei padroni di casa, che riequilibrano le sorti al 34′ della ripresa con Koerner e, tre minuti dopo, si riportano in vantaggio con Buzek.
La manovra italiana si spegne e così l’Austria vince per 3 a 2, raggiungendo al secondo posto della classifica di Coppa Internazionale la Cecoslovacchia. L’Italia rimane penultima a quota 3, ma esce dal “Prater” a testa alta, sconfitta solo dalla sfortuna e consapevole del fatto che le basi per il rilancio vi siano tutte. Lo conferma anche il grande giornalista Emilio De Martino dalle colonne del settimanale ” Sport Illustrato “: “I due gol italiani sono stati due capolavori di stile, di bellezza tecnica, di spirito, di entusiasmo. Dopo tanti dubbi e tante amarezze non riuscivo a credere ai miei occhi (…) L’importante è dire alto e forte che siamo ancora in piedi. E come ! L’importante è dire che il calcio italiano è più vivo che mai, e che l’attendiamo con fede, direi quasi con orgoglio, alla sua grande rivincita. Ho il piacere di proclamare ai soliti denigratori che questa rivincita non può essere molto lontana “. Accadde giusto sessant’anni or sono, lezione senza tempo che meriterebbe di essere ripassata, vero, Di Biagio ?

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