Roma in semifinale di Champions, il merito è anche della mentalità vincente di Di Francesco

Pubblicato il autore: Federico Roberti Segui

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Fato, giustizia, casualità, fortuna.
No, nulla di tutto questo ha portato la Roma in semifinale di Champions League 34 anni dopo l’ultima volta.
Competenza, attitudine, forza di volontà, follia.
Questo si, questo c’entra tantissimo con il risultato più folle della storia della Roma.
La vittoria per 3-0 ai danni del Barcellona che è valsa l’accesso alle semifinali di Champions, sarà ricordata per sempre negli annali del calcio alla voce “rimonte mitologiche”.
Prima Dzeko impaurisce i blaugrana, poi De Rossi li stordisce ed infine Manolas li butta al tappeto con una testata che rimarrà nella storia della Roma per sempre.
Troppe emozioni una di seguito all’altra hanno rischiato di compromettere l’incolumità delle migliaia di tifosi romanisti ormai da troppo tempo arrugginiti e quasi rassegnati alla monotonia delle stagioni prive di vittorie.

Tra la delusione e la tristezza, però, c’è di mezzo Di Francesco.
“Il nuovo modulo non nasce da ora, ma da un’idea, da una filosofia.”
E’ riassunto tutto in queste poche parole il miracolo della Roma.
Eusebio Di Francesco è un allenatore atipico per una piazza non abituata a vincere come quella giallorossa.
Sin dalla prima conferenza di presentazione il mister ha parlato di mentalità vincente, filosofia calcistica e convinzione in ciò che si fa.
E’ a lungo sembrato un predicatore nel deserto, bravissimo nella teoria ma un po’ meno nell’entrare con determinazione nella testa dei giocatori.
Risultati incostanti, sali e scendi in classifica e tanti risultati sprecati. Troppo poco per cambiare la Roma.
E allora Di Fra ci mette del suo.
“Non ci ho dormito dopo la partita contro la Fiorentina e ho pensato a questo modulo che mi dava più soluzioni e che mi dava possibilità di mettere in difficoltà il Barcellona.” Sì, perché solo 3 giorni prima la Roma capitolava in casa contro la Fiorentina e in città si parlava più che legittimamente di una squadra con poche idee per sviluppare la manovra, con poca determinazione sotto porta e con troppe défaillance difensive.
Tradotto in parole povere, “questa remuntada al Barcellona non s’ha da fare”.
Ed è proprio dove non arriva la razionalità che arrivano il genio e la follia di Di Francesco.

E allora si cambia.
Non cambia il modo di farlo, ma cambia la forma.
Non cambia la filosofia di gioco, ma cambia il modulo.
Questo è pazzo“, si diceva in quel di Roma quando erano uscite le formazioni ufficiali di Roma-Barcellona: 3-4-1-2 anche interpretabile come 3-4-3 e tante sorprese. Addio, almeno per il momento, al tanto amato 4-3-3.
Juan Jesus è titolare in difesa esattamente come Schick in attacco.
O si fa la storia o si crolla.
La difesa è solida; Florenzi e Kolarov sulle fasce garantiscono un alternarsi perfetto tra spinta offensiva e ripiegamente difensivo; De Rossi sembra ringiovanito di 15 anni e pressa altissimo; Strootman abbina qualità e quantità; Schick finalmente trova il suo posto in avanti lavorando come spalla di Dzeko proprio come Nainggolan che torna a far paura in mezzo al campo ed infine Edin Dzeko spaventa la difesa spagnola per tutti i 94 minuti. Il tutto sommato a tanto pressing e ad un equilibrio accademico.

Alla fine si è fatta la storia.
Nainggolan e Schick sono stanchi e la Roma ha bisogno di un altro gol per qualificarsi? Nessun problema, si cambia pelle con i neo entrati El Shaarawy e Under che danno un’ulteriore scossa alla partita.
Scacco matto.
E se vi state chiedendo in tutto ciò dove sono finiti Messi, Suarez e Iniesta, chiedete a Fazio, Manolas e Jesus, che sicuramente sapranno dirvi di più.
“Perché non credere alla finale? Ora è il nostro obiettivo”.
Appunto, la mentalità vincente.

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