Una storia tutta da scrivere: Roma-Liverpool non è finita

Pubblicato il autore: Federico Roberti Segui

Foto Getty Images © selezionata da SuperNews

Non è finita.
Non è finita e non lo sarà fino a quando l’arbitro Skomina non darà fiato per tre volte al fischietto.
Allora lì sì che sarà finita.
Ma non sappiamo come, non lo sa nessuno.
Roma-Liverpool è una partita tutta da giocare.
Fa strano dirlo dopo aver visto i primi 80 minuti del match d’andata, perché a parte i primi 20 di equilibrio il resto è stato un dominio Reds assoluto.
Una pioggia di gol che sembrava interminabile e invece è terminata. E’ terminata dopo che Salah e Firmino hanno bucato Alisson due volte a testa e Manè una.

Ma la nostra fine non ha combaciato con la loro.
Perché per loro la sofferenza è durata solo 10 minuti, ma sono stati 10 minuti pesanti.
Prima Dzeko ha ricordato loro che la Roma non era una comparsa e poi Perotti gli ha fatto capire che il ritorno all’Olimpico non sarà una pura formalità, tutt’altro.
“90 minuti all’Olimpico sono molto lunghi”, ha affermato il direttore sportivo Monchi a fine partita.
Sono terribilmente lunghi e il Barcellona ne sa qualcosa.
Alla fine l’obiettivo è sempre lo stesso: 3-0.
Anche solo pensare di ripetere l’impresa compiuta contro la formazione blaugrana provoca in ogni tifoso romanista una sorta di mancamento piacevole.

Se possibile Roma-Liverpool sarà ancora più difficile di Roma-Barcellona, perché se all’andata in terra spagnola la squadra capitolina aveva fatto vedere spunti interessanti che lasciavano un senso amarognolo in bocca dopo il 4-1, non si può certo dire la stessa cosa dei primi 90 minuti della semifinale. Gli uomini di Klopp hanno dominato in lungo e in largo pressando, correndo e segnando per quasi tutta la partita.
E’ proprio a quel quasi che si aggrappano le speranze di migliaia di tifosi giallorossi.
Perché quei 10 minuti giocati ad alta intensità ad Anfield potrebbero contenere una storia tutta da scrivere.
La storia di una squadra che è passata come prima potenza in un girone di ferro contro Chelsea e Atletico Madrid, di una squadra che ha ribaltato in casa il 2-1 subito contro lo Shakhtar e che ha fatto fallire la squadra più forte del mondo con un 3-0 da infarto.

E adesso sembra di essere tornati a 20 giorni fa.
Alla vigilia di quel Roma-Barcellona all’apparenza già perso.
Ma poi assieme ai giocatori è entrato in campo qualcosa di più.
E’ entrato in campo un senso di appartenenza e un amore per la Roma che potrebbe vincere sempre su tutto e su tutti.
«Mi piacerebbe che Roma fosse colorata di giallorosso. Già oggi. Che tutti i tifosi romanisti esponessero le bandiere sui balconi e facessero capire al mondo che Roma tifa Roma. In questo momento in cui si parla di violenza, facciamo capire che il tifoso della Roma non è violento. È il momento di essere uniti. Battere il Liverpool è più difficile che battere il Barcellona. Non esiste domani, finisce tutto mercoledì, non dobbiamo lasciare dentro niente. Ogni nonno, nipote, figlio, padre, madre: mercoledì giocano tutti.” Ha parlato così Monchi. “Il fatto che sia difficile non vuol dire che sia impossibile, improbabile significa soltanto che può succedere.”
Agli undici di Di Francesco la possibilità di farlo succedere. 

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