Mancini-Abete, duo azzurro in cerca di rivincite: l’Italia si affida a loro per tornare grande

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui

Roberto Mancini – Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Mancini, sarà rivincita azzurra con l’Italia? Manca solo l’annuncio ufficiale e poi Roberto Mancini sarà il nuovo commissario tecnico della Nazionale Italiana di calcio. Nato a Jesi il 27 novembre 1964, da calciatore ha vestito le maglie di Bologna, Sampdoria, Lazio e Leicester. Mancini ha vinto due scudetti in carriera, uno a Genova e uno a Roma. Ha iniziato la carriera da allenatore facendo il secondo di Sven Goran Eriksson alla Lazio. In seguito ha allenato la Fiorentina, la Lazio, l’Inter, il Manchester City, il Galatasaray, ancora l’Inter e lo Zenit San Pietroburgo. Da calciatore ha totalizzato oltre 700 presenze, realizzando più di 200 gol. Detto questo Mancini non ha avuto grande fortuna con la maglia dell’Italia. 36 presenze e 4 gol, un Europeo e un Mondiale disputati. Anche se a Italia ’90 il Mancio non scese mai in campo. Questo nonostante fosse uno dei pupilli di Azeglio Vicini, che lo aveva avuto come capitano anni prima nell’Under 21.

L’immagine che viene in mente di Mancini con la maglia dell’Italia è legata al gol segnato contro la Germania agli Europei del 1988. L’allora attaccante della Sampdoria segna un gran gol e corre furioso verso la tribuna stampa. Lì c’erano i giornalisti che l’avevano criticato nei giorni precedenti la partita. Mancini non ha avuto poi fortuna con Sacchi, che non pensò neanche per un momento di portarlo ai Mondiali di Usa ’94. La sensazione era che un giocatore come Mancini, dalla fortissima personalità, doveva avere una squadra intorno che si muovesse in base al suo talento. Questo avveniva alla Sampdoria. Non in Nazionale. Come allenatore di club ha vinto in Italia e in Inghilterra, portando a termine missioni difficili come quelle con Inter e Manchester City. Ora davanti a lui c’è la sfida più grande. Ricostruire l’Italia del calcio, travolta in una fredda sera di novembre dall’apocalisse svedese.

Mancini-Abete, coppia giusta per far ripartire l’Italia del calcio?

Non sono per Roberto Mancini, i prossimi anni dell’Italia del calcio potranno essere quelli della rivincita di Giancarlo Abete. Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio dal 2 aprile 2007 al 24 giugno 2014. Abete diede le dimissioni, insieme a Cesare Prandelli, qualche minuto dopo la fine di Italia-Uruguay. Gli azzurri vennero eliminati da una capocciata di Godin e i vertici azzurri vennero spazzati via. Da allora Abete si è fatto da parte e non è stato più al centro della politica calcistica italiana.

Dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio e le infruttuose elezioni federali di fine gennaio, ecco che il nome di Abete è tornato in auge. Un ritorno al passato in un momento di ricostruzione. Abete è un uomo che ha navigato i mari del calcio italiano ed europeo. Una faccia amica che sembra aver già messo d’accordo tutte le componenti del pallone nostrano. E’ chiaro che la FIGC ha bisogno di una guida vera, senza fare troppa confusione tra i vari commissari. Mancini farà molto presto il suo esordio come c.t. Abete farà il suo ritorno a  capo del calcio italiano a breve. L’Italia quattro volte campione del mondo riparte da loro. Una rinascita che non sarà semplice. Ci sarà bisogno di tempo, coesione e unità d’intenti. Tutto quello che non c’è stato durante lo sciagurato biennio Ventura-Tavecchio. Un periodo conclusosi con la mancata partecipazione ai Mondiali di Russia. Una ferita che si apre sempre più man mano che si avvicina il 14 giugno. Giorno dell’inizio del campionato del mondo senza l’Italia. Solo a scriverlo fa rabbia. Maledetta rabbia.

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