Italia campione del Mondo 2006: ricordi che emozionano ancora

Pubblicato il autore: Federico Roberti Segui

Alle volte bisogna guardare oltre.
La palla, i giocatori, la tecnica individuale, il campo, i tifosi.
Qualche volta per poter comprendere realmente come sia accaduta una determinata cosa c’è bisogno di guardare oltre le apparenze.
Non basta limitarsi ad osservare, è necessario scavallare il mondo materiale e giungere in una realtà emozionale ben più profonda di ciò che si può vedere con gli occhi.
E’ per questo che sarebbe impossibile descrivere con delle semplici parole ciò che è successo al Berlino il 9 luglio 2006 senza entrare in empatia con quella serata magica.
Quella calda serata tedesca in cui due intere popolazioni pendevano dal tocco di palla di 11 giocatori per parte.
Da un lato c’erano loro, i “nemici” di sempre, i francesi.
E dall’altro c’eravamo noi, gli italiani, che qualche settimana prima mai e poi mai avremmo potuto immaginare di ritrovarci a 90 minuti dall’essere i più forti del mondo.
Eravamo partiti in quel lontano maggio colmo di tensione e incertezza causate dall’esplosione dello scandalo Calciopoli che aveva inevitabilmente condizionato la preparazione degli azzurri al Mondiale.
Anche solo pensare di giocare le prime tre partite del girone sembrava utopico in quel periodo di polemiche.
E invece Pirlo e Iaquinta battono il Ghana, Gilardino conquista 1 punto contro gli Stati Uniti e la capocciata di Materazzi prima e la freddezza di Inzaghi poi ci fanno passare agli ottavi.
Ottavi che si tramutano in quarti di finale quando Grosso guadagna un calcio di rigore a tempo scaduto contro l’Australia; che al 95′ viene gelata da Totti.
Zambrotta, Toni e ancora il gigante buono fanno sì che l’Ucraina di Shevcencko torni a casa prima delle semifinali.
La stessa sorte tocca alla Germania padrone di casa, che dopo aver portato la partita sino ai supplementari sullo 0-0 è costretta a piegarsi allo spietato duo Grosso-Del Piero che negli ultimi 2 minuti stende anche i crucchi.
E quindi eccoci qui.
Non più a 90 minuti dall’essere i più forti del mondo ma a 11 metri dalla gloria eterna.
Zidane ci aveva fatto tremare con un rigore battuto al 7′ del primo tempo, ottenuto peraltro su simulazione di Malouda, che dopo aver baciato affettuosamente la traversa si era accomodata di qualche centimetro oltre la linea di porta: Italia sotto.
Ma se è vero che esiste una divinità che premia i giusti, allora sicuramente quella sera era sintonizzata sulla finale dei Mondiali, perché 12 minuti dopo la rete immeritata dei francesi, l’autore del presunto fallo da rigore colpisce di testa un pallone telecomandato da Pirlo e lo mette alle spalle di Barthez.
Ha pareggiato Materazzi, l’Italia è ancora viva.
La partita continua eppure il tempo sembra non scorrere mai.
Poi però l’arbitro fischia tre volte e i supplementari prendono il posto dei tempi regolamentari.
Da quei tre fischi in poi si entra in uno stato onirico indescrivibile.
La Francia attacca ma la granitica difesa italiana risponde colpo su colpo grazie anche ad una parata da film fantascientifico di Buffon che devia sopra la traversa un colpo di testa di Zidane.
Non si limiterà a quel colpo di testa “Zizou”, perché pochi attimi dopo colpisce con lo stesso cranio lo sterno di Materazzi che stramazza al suolo. Ne consegue un’ espulsione immediata e sacrosanta.
E quindi eccoci qui, a 11 metri dalla gloria, tutti appesi al mancino di Grosso.
Sì, perché qualche attimo prima Pirlo, Materazzi, De Rossi e Del Piero avevano tramortito Barthez e nel frattempo Trezeguet aveva fatto finire le speranze di milioni di francesi sulla traversa.
Ora serviva il colpo di grazia.
Ora serviva che Fabio abbattesse quella porta.
Serviva disperatamente urlare e gioire insieme dopo un periodo difficile.
E allora Grosso si carica del peso della felicità di un’intera popolazione sulla spalle e inizia la sua rincorsa.
Prende una rincorsa di circa 7 metri che sembravano però un’intera montagna da scalare.
Prima un passo, poi l’altro; prima il sinistro, poi il destro ed ecco di nuovo il mancino che torna protagonista.
Tira e non smette mai di correre in quella calda notte tedesca, seguito da tutti i suoi compagni.
E con loro noi.
Ci abbracciamo, urliamo piangiamo ed entriamo in una dimensione tutto fuorché materiale.
Continuiamo ad urlarlo:”Campioni del Mondo”, come se non facendolo si rivelasse falso.
Sembra un sogno, ma siamo sul tetto del Mondo.

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