Mondiali, anche la Germania ha la sua Corea

Pubblicato il autore: fabricondo Segui
MOSCOW, RUSSIA - JUNE 17: The Germany team pose for a team photo prior to the 2018 FIFA World Cup Russia group F match between Germany and Mexico at Luzhniki Stadium on June 17, 2018 in Moscow, Russia. (Photo by Dan Mullan/Getty Images)

Foto originale Getty Images© scelta da SuperNews

Alla regola del Tre non sfugge neppure la teutonica e irreprensibile Germania. Come nelle due ultime edizioni, quando era toccato a Italia e Spagna detentrici del titolo, anche i tedeschi escono nel girone eliminatorio ai Mondiali, evento mai capitato prima nella storia della Mannschaft, che chiude addirittura all’ultimo posto. Curioso: gli azzurri sono stati i primi cucirsi sulle maglie la patch Fifa World Champions, non esattamente un portafortuna finora. Una catastrofe inimmaginabile, sancita dall’incredibile 2-0 subito dalla Corea del Sud a Kazan. Una riedizione di Davide e Golia, con i corazzieri beffati dai piccoli asiatici nei minuti di recupero, mentre erano tutti protesi all’attacco per segnare quel gol che avrebbe voluto dire passaggio del turno alle spalle della Svezia, che si è sbarazzata del Messico per 3-0. Ora anche la Germania ha la sua Corea, non abbiamo più l’esclusiva. Con tanti saluti al sarcastico  Schweinsteiger di qualche settimana fa.

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Eppure i segnali c’erano stati, chiari, inequivocabili. Arrivata in Russia con le stimmate di Campione del Mondo, inserita tra le favorite –  se non addirittura la favorita numero uno – e collocata in un girone sulla carta tutt’altro che irresistibile, la squadra di Loew ha balbettato subito. Lenti e prevedibili, i tedeschi si sono arresi a sorpresa al Messico nel match inaugurale. Poi ha superato 2-1 la Svezia solo all’ultimo minuto di recupero con una punizione velenosa di Kroos. Lontana parente della Panzerdivision potente ed elegante, ammirata 4 anni fa in Brasile, la Germania è sembrata imbolsita e con la pancia piena, denunciando grosse difficoltà in attacco: due reti in tre partite. Anche le scelte del ct, in passato brillante e intuitivo, non sono apparse azzeccatissime: troppi cambi alla ricerca della formula perduta forse hanno finito per confondere la squadra. C’è poco da fare: le spedizioni tedesche in Russia non sono fortunate…

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Poi, però, in campo ci vanno i giocatori. In troppi non sono stati all’altezza della loro fama, dai veterani alle new entry: Ozil, Khedira e Muller su tutti, ma non è che Werner, ad esempio, abbia incantato, anzi. La riscoperta di Reus, qualche lampo di Brandts e poco altro. Difesa in affanno, centrocampo con poca verve, attacco anemico: era davvero difficile andare avanti così, anche se ti chiami Germania. Per noi, che eravamo abituati a vedere l’Italia sempre presente nella fase finale della Coppa del Mondo, anche questa è quasi una primizia in fondo. E siccome le grandi finora non è che abbiano fatto faville, chissà che questa non sia veramente la volta buona per celebrare una outsider Campione del Mondo. In questo senso la strana composizione del tabellone può agevolare la soluzione a sorpresa.

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Abituata a fare la voce grossa in Europa, non solo nel calcio, la Germania ammaina le bandiere e fa le valigie. Operazioni poco consone alla Mannschaft, abituata ad attendere Frau Merkel per le fasi decisive del torneo, Europeo o Mondiale che sia. Conoscendo i tedeschi, però, sappiamo bene che il tempo delle lacrime e dei rimorsi durerà lo spazio di un amen. Poi tutti al lavoro e testa già agli Europei del 2020. Con Loew in panchina? Ecco, il dubbio è questo e lo stesso tecnico è stato sibillino al termine della nefasta gara con la Corea del Sud: “Sono triste e incredulo, mi asssumo tutte le responsabilità. Il mio futuro? Chissà…”. Vada come vada, Loew merita l’onore delle armi per aver costruito una squadra bellissima, salita appena 4 anni fa sul trono del mondo. Auf wiedersehen, certo, ma anche danke.

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