Italia, Mancini cattivo predicatore. Zaniolo azzurro, c’è qualcosa che non va

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
FLORENCE, ITALY - MAY 15: Head coach Italy Roberto Mancini poses for a photo after the press conference at Centro Tecnico Federale di Coverciano on May 15, 2018 in Florence, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Roberto Mancini – Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Mancini, il moralizzatore che non serve per rilanciare l’Italia. “Fate giocare i giovani italiani in Serie A”, così ha esordito Roberto Mancini nel suo primo vero ritiro a Coverciano. Un appello commovente, come quello di una candidata a vincere Miss America che invoca la pace nel mondo. Credibile come quando Wanna Marchi prometteva di sconfiggere la cellulite con alghe miracolose. Il c.t. azzurro lamenta lo scarso utilizzo dei giocatori italiani nel massimo campionato, ma forse dimentica che anche lui ha commesso lo stesso peccato. Mancini è stato allenatore per tanti anni in Serie A (Fiorentina, Lazio, Inter) e non è stato esattamente un buon samaritano per i calciatori italiani. Julio Cesar, Maicon, Cordoba, Materazzi, Maxwell (o Grosso), Dacourt, Vieira, Stankovic, Figo, Ibrahimovic, Crespo (o Cruz). Come si vede la sua prima Inter vincente, sul campo, annoverava tra i titolari un solo giocatore italiano. Al massimo due.

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Era la stagione 2006/2007. L’anno calcistico di grazia post-Calciopoli, ma soprattutto dopo i Mondiali vinti in Germania dagli azzurri di Lippi. Quindi di calciatori italiani in giro ce n’erano parecchi. Ma la squadra più forte, nettamente più forte, del campionato ne aveva solo uno nella formazione titolare. Al massimo due. L’anno dopo l‘Inter di Mancini era più o meno la stessa. Anzi Grosso, l’eroe dei Mondiali 2006, fece fagotto e se ne andò a Lione. Poi all’Inter arrivò Mourinho e i nerazzurri vinsero la Champions League con undici stranieri in campo. Allora non ci sembra di ricordare che si facessero accorati appelli per far giocare gli italiani in Serie A. Senza offendere nessuno basterebbe dire che oggi la qualità dei calciatori italiani è inferiore, di molto, rispetto al passato. Mancini così non vincerà Miss America, ma sarebbe onesto con sé stesso e con il resto del mondo calcistico italiano. Ancora in fase di ripresa dall’apocalisse svedese. Eh già.

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Mancini e il caso Zaniolo, qualcosa non quadra

La Nazionale è un punto d’arrivo”, quante decine di calciatori hanno pronunciato queste parole alla loro prima convocazione a Coverciano? Decine. Forse centinaia. Nel vorticoso calcio moderno anche questa certezza sta vacillando. Mancini infatti per i match contro Polonia e Portogallo ha chiamato a sé anche i pargoli. Pietro Pellegri, classe 2001, non ha ancora la patente. L’ex Genoa però ha già esordito e segnato in Serie A e Ligue 1. Ma risulta difficile pensare che un 17enne possa stare in pianta stabile nel giro della Nazionale maggiore. Incuriosisce ancora di più la convocazione di Nicolò Zaniolo. Classe 1999, il giovane centrocampista è passato dall’Inter alla Roma all’interno dell’operazione che ha portato Nainggolan in nerazzurro.

Zaniolo è stato valutato 4,5 milioni di euro senza aver messo ancora il naso su un campo di Serie A. Il ragazzo ha talento, su questo non ci piove. Chi ha seguito l‘Europeo Under 19, con gli azzurrini sconfitti in finale dal Portogallo, ha potuto apprezzare le qualità dell’ex Inter. Però da qui a ritenerlo uno dei migliori centrocampisti italiani ce ne corre. Mancini forse ha scambiato Coverciano per X-Factor. Ma ci permettiamo di dissentire dalle scelte del c.t. Le partite della Uefa Nations League (sembra il nome di una competizione della Playstation) sono poco più delle amichevoli, ma l’Italia calcistica ha bisogno di vittorie per rilanciarsi. Per vincere servono i gol. In questo momento uno che la porta la vede anche bendato è Patrick Cutrone. “Non possiamo portare via tutti i talenti all’Under 21”, così Mancini ha giustificato la non chiamata dell’attaccante del Milan. Quasi quasi era più credibile Wanna Marchi. Viva l’Italia.

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