Mancini:”Pochi italiani in Serie A”. Il c.t. azzurro ha ragione? I numeri dicono di no

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
FLORENCE, ITALY - MAY 15: Head coach Italy Roberto Mancini poses for a photo after the press conference at Centro Tecnico Federale di Coverciano on May 15, 2018 in Florence, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Roberto Mancini – Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Mancini si lamenta, ma i numeri lo smentiscono. “Nemo propheta in patria est“, nessuno è profeta in patria. Un vecchio adagio latino che è molto d’attualità nel calcio italiano. In occasione delle prime vere convocazioni fatte dal c.t. azzurro lo scorso settembre, Mancini si era lamentato dello scarso utilizzo di giocatori italiani in Serie A. Abbiamo analizzato l’impiego di giocatori autoctoni nei 4 maggiori campionati europei (Italia, Germania, Inghilterra, Spagna) più quello della Francia campione del mondo. I numeri che ne se sono venuti fuori sono molto interessanti. Si sono presi in esame le prime giornate dei vari tornei più i primi due turni di Champions League. In Serie A, mediamente, la percentuale di giocatori italiani utilizzati è del 38,2%. Molto meno della metà. La percentuale si abbassa ancora se prendiamo in esame la squadre italiane che partecipano alla Champions League. Juventus, Inter, Napoli e Roma hanno utilizzato in media il 20,4% di italiani sul totale dei titolari. Questo vuole dire che in Europa, in media, giocano due-tre italiani per squadra.

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Mancini quindi sembrerebbe aver ragione. Ma nelle altre nazioni la situazione è analoga, se non peggiore. In Inghilterra, la cui nazionale è arrivata quarta al Mondiale di Russia, viene utilizzato in campionato il 29,4% sul totale dei titolari. In Champions League la percentuale scende lievemente, 28,4%. Questo vuol dire che i giocatori inglesi di qualità giocano, ma la maggior parte dei protagonisti della bellissima Premier League è straniera. E’ anche vero che gli inglesi non vincono la Champions League dal 2012, con il Chelsea. Guarda caso i Blues avevano un allenatore italiano, Roberto Di Matteo. 

Mancini ha ragione? I casi Germania, Spagna e Francia

La Germania ha subito una cocente delusione al Mondiale di Russia. Eppure nella Bundesliga la percentuale di giocatori tedeschi schierati titolari è alta: 44,7%. Vuol dire che nelle partite del campionato tedesco quasi la metà dei giocatori sono del paese teutonico. In Champions League la percentuale scende al 34,1%. Segno che le squadre migliori fanno ampio ricorso agli stranieri. La Francia campione del mondo è un esempio da studiare bene. Nella Ligue 1 c’è il 48,8% di giocatori francesi utilizzati. Il campionato transalpino è una buona palestra per talenti, ma poi quelli forti vanno all’estero. Nella Francia campione del mondo a Mosca il solo Mbappè gioca in patria, nel Paris Saint Germain multimilionario degli sceicchi. Anche per quanto riguarda le francesi (Psg, Monaco,Lione) in Champions League la percentuale di giocatori del proprio paese schierati titolari scende al 38,1%.

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Il campionato dove giocano titolari più calciatori del proprio paese è la Liga spagnola. Il 57,4% dei giocatori titolari schierati in Spagna sono autoctoni. A far alzare questa percentuale ci sono squadre come l‘Athletic Bilbao, che schiera esclusivamente giocatori spagnoli. Anzi baschi. Però il Bilbao attualmente è nelle zone basse della classifica. Il derby con la Real Sociedad dello scorso 6 ottobre ha visto schierati titolari 21 giocatori spagnoli su 22. Un trionfo dell’orgoglio nazionale. Come per le altre nazioni anche per la Spagna la percentuale scende in Champions League. Real Madrid, Atletico Madrid, Barcellona e Valencia schierano titolari il 35,7% di calciatori spagnoli sul totale dei titolari. Quindi nelle big di Spagna gli stranieri ci sono, eccome. Senza dimenticare che anche la Spagna al Mondiale ha subito una brutta delusione. Però almeno loro ci sono andati. Mancini ha del materiale a disposizione. Gli stranieri sono una realtà dappertutto. Mancini sa che quantità non vuol dire qualità. Mancini sa che per fare una squadra bastano 11 giocatori. Certo le squadre del campionato italiano, magari quelle di medio-livello, farebbero bene a puntare di più sui talenti di casa nostra. Che ci sono. Visto che l’Italia è arrivata terza al Mondiale Under 20 del 2017 e seconda all’Europeo Under 19 del 2018. Meno lamenti, più lavoro. Mancini si guadagni la pagnotta. E che pagnotta.

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