2019, l'anno zero (per davvero) del calcio italiano

2019, il calcio italiano deve ripartire. Si è appena concluso il 2018, l'anno veramente orribile del calcio italiano. Un anno che è cominciato prima del 1° gennaio 2018. L'inizio di questa nefasta annata è coinciso con Italia-Svezia del 13 novembre 2017. Una partita che ha sancito la mancata partecipazione della Nazionale azzurra della sciagurata coppia Ventura-Tavecchio. Per la prima volta dopo 60 anni l'Italia quattro volte campione del mondo non ha partecipato ai Mondiali. I grandi disastri sono sempre un'opportunità di rinascita. Ma, come sempre, nel nostro bizzarro paese ci vuole sempre tanto tempo per rimettere in moto le cose. Le squadre di club non sono riuscite a portare nessun alloro internazionale. Fatto che avviene da 8 anni consecutivi. Nel frattempo la FIGC è stata commissariata e Roberto Mancini ha preso il posto del dimissionario Gianpiero Ventura.

L'estate è stata una stagione infelice per tutto il movimento calcistico italiano. La Serie B e la Serie C sono rimaste ostaggio dei tribunali tra cambio di format, fallimenti, ricorsi e mancati ripescaggi. Società gloriose come Avellino, Bari e Cesena sono state costrette a ripartire dalla Serie D. I campionati di B e C sono partiti nell'incertezza più totale. Ancora oggi ci sono tante partite da recuperare e non si sa quante promozioni ci saranno dalla C alla B. Tanto lavoro per il neo-eletto Gabriele Gravina, nuovo presidente della FIGC. Quando pensavamo di aver visto tutto è riemerso lo spettro della violenza, dentro e fuori gli stadi. Del razzismo e delle immancabili polemiche arbitrali, nonostante ci sia il VAR a vigilare. Tanta roba su cui mettere mano, ma ora è il momento di fare qualcosa. Per davvero.

2019, fatti e non parole

Il 2019 dovrà essere obbligatoriamente l'anno della ripartenza del calcio italiano, su tutti i fronti. Nel 1990 eravamo un modello, il Mondiale italiano fu una vetrina per il nostro dorato pallone. Gli inglesi erano reduci dalla strage di Hillsborough e fecero quello che si fa in certe occasioni: adottare il pugno di ferro. Le squadre inglesi non parteciparono per 5 anni alle coppe europee e si imposero regole rigide negli stadi, muniti anche di celle. Se oggi la Premier League è il campionato più bello del mondo, e lo è da anni, il merito va anche a quelle scelte coraggiose e impopolari.

La situazione in Italia è arrivata ad essere insostenibile. C'è bisogno di regole, ferree. C'è bisogno di punizioni, esemplari. C'è bisogno di modernità, negli stadi e nei loro dintorni. C'è bisogno di un piano che valorizzi uno dei pochi movimenti italiani che crea ricchezza. C'è bisogno della collaborazione di tutti gli addetti ai lavori: calciatori, allenatori, presidenti e mezzi di comunicazione. Gli stadi pieni nei turni di campionato durante le feste dimostrano che la gente ama sempre il calcio. Ma anche l'amore più viscerale può finire. Gli inglesi sono ripartiti dal 1990, noi invece siamo rimasti lì. Fermi, pensando che tutto sarebbe rimasto bello e uguale negli anni. Il 2019 deve essere un anno di ripartenza. Il 2019 deve essere un anno di semina. Il 2019 deve essere un anno di scelte, dolorose se necessarie. Per forza, perché non vogliamo essere qui il 1° gennaio 2020 a ripetere le stesse cose. Lo facciamo da 20 anni almeno. Ora basta. Davvero.