L’addio al calcio del romantico Torres, tra gol e tanta passione

Pubblicato il autore: Agostino D'Angelo Segui

Un’altra icona del calcio del nuovo millennio appende le scarpe al chiodo. Questa volta si tratta di un attaccante amato e raro esemplare di uomo ancor prima di essere giocatore, attaccato alla propria maglia, tanto da dichiararne qualche anno fa che nella sua classe erano tutti tifosi del grande Real Madrid e lui era l’unico che era ossessionato dall’altra squadra di Madrid, l’Atletico.
L’ultimo canto del Nino” avverrà in questo fine settimana, in cui giocherà la sua ultima partita in Giappone per poi dire addio definitivamente al calcio giocato. Quella di Fernando Torres è una storia lunga d’amore e di rincorse fino  a chiudersi con il finale che lui si aspettava, con la casacca dei Cochoneros ma terminata nel peggiore dei modi con la sconfitta in finale di Champions League contro gli acerrimi nemici del Real. Rimasta nelle prime prime pagine dei giornali il suo pianto a fine gara, conseguenza del fatto che ci teneva tantissimo a chiudere come nelle favole, nel migliore dei modi, con la coppa più prestigiosa in Europa vinta contro i Blancos.
Torres esordisce all’età di 16 anni con la maglia dell’Atletico Madrid, diventando il più giovane giocatore ad indossare maglia della società bianco-rossa. Entrare nella storia a quella età nella squadra dei suoi sogni era già qualcosa di straordinario per un giocatore passionale come lui. A 19 anni addirittura divenne già capitano.

Tantissimi i gol segnati in carriera, ben 310 e uno dei pochissimi a vincere Europeo e Mondiale con la nazionale e Champions e Europa League con Chelsea e Atletico Madrid. Le sue fortune le ha trovate soprattutto a Liverpool dove si è consacrato giocatore a tutti gli effetti, divenendo l’idolo indiscusso di una tifoseria e di una società che l’ha fatto diventare grande. Dopo una carriera fin li fantastica, il Cholo Simeone lo chiama per un suo ritorno a Madrid, e da lui non poteva che ricevere un messaggio gradito, d’altronde era giunto il momento di vincere con la maglia della sua squadra. E non poteva non farcela vincendo l’Europa League.
All’età di 35 era arrivato il momento di giocare a livelli meno intensi perchè la stanchezza e il peso di una carriera ad alti livelli si faceva sentire. Si trasferisce in Giappone e dopo appena un anno nel mondo nipponico, dice basta per mancanza di stimoli e per chiudere una carriera da vincente, senza girare a vuoto accumulando delusioni su delusioni. L’ha fatto perchè ormai Nino non ha nulla da chiedere al mondo del calcio e soprattutto non ha nulla da dimostrare al calcio giocato, dopo aver calciato il pallone nelle migliori squadre d’Europa e aver segnato molti gol. Non voleva lasciare un’altra immagine di se se non quella del “torero che scivola sotto la Kop” e di certo possiamo comprenderlo. Lui che ha preferito il cuore prima dei soldi.

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