Calcio, Serie A: sarà veramente possibile ripartire il 31 maggio?

Pubblicato il autore: Fabio Faiola Segui

Il decreto Conte, pur permettendo l’apertura di alcune attività  produttive il 15 aprile( come cartolerie, librerie e abbigliamento per neonati),  ha stabilito il prolungarsi del periodo di quarantena fino al 4 maggio sempre a causa dei numerosi contagi di covid 19, che purtroppo ancora non diminuiscono di molto, senza contare  i 600 morti al giorno a causa di questo virus insidioso.

Presumendo che il fine quarantena dovrebbe scattare il 4 maggio, quali decisioni potrebbe prendere il calcio di serie A per la ripresa del campionato?

Innanzitutto gli allenamenti sarebbero suddivisi in diverse settimane di lavoro:
La prima prevede sedute individuali rispettando ovviamente la distanza di sicurezza stabilita; altre due settimane comprenderebbero gli allenamenti sul campo di calcio tradizionali, coi contrasti corpo a corpo e qui sarebbe difficilissimo se non impossibile rispettare le regole di distanza, visto che il calcio è  uno sport di squadra che prevede innumerevoli  avvicinamenti e scontri tra calciatori durante il gioco; l’ultima settimana, dal 24 in poi sarebbe dedicata alla rifinitura.

Questa ipotesi non può  essere certamente estesa a tutte le regioni italiane, perché  ogni regione ha una diversa incidenza del coronavirus.

Come potrebbe mai la Lombardia riprendere il calcio visto i contagi elevati e i numerosi morti per coronavirus nel suo territorio? Magari nelle altri regioni potrebbe avere anche un minimo di attuazione, ma ripeto allo stato attuale di emergenza sanitaria è  inverosimile che questo accada.

Poi concentrare tutte quelle partite in così  poco tempo e sottoporre così  i giocatori, già  provati e fuori allenamento per la pandemia, ad un ulteriore stress psicofisico per poi ripartire con le competizioni europee sarebbe un suicidio.

Questa non è  una situazione normale, in cui finito un campionato, c’è  il riposo estivo e poi la ripresa con le preparazioni atletiche, tutti questi mesi di fermo potrebbero portare ad un rischio maggiore di infortuni.

Di sicuro vedremo cambiare molte volte opinione e il protrarsi di ulteriori rinvii governativi.

Il Presidente ha ribadito che ora è  più  importante la salute e anche se si intravede un po’ di luce in fondo al tunnel, non bisogna cantare vittoria troppo presto e abbassare la guardia.

Si perderanno miliardi e profitti ma si salveranno tante vite.

Forse  anche il mondo del calcio si deve fermare per un po’ per ripartire a settembre più  veloce di prima, come dice il nostro premier Conte quando invita gli italiani ad essere prudenti e non precipitosi nelle scelte.

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