Marchionni a SuperNews: “Rimasi alla Juventus nonostante la retrocessione in B. La Carrarese? Il gol al 119′ ci ha tagliato le gambe”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone. Segui


La redazione di SuperNews ha intervistato Marco Marchionni, ex centrocampista di Juventus, Parma, Fiorentina ed Empoli, oggi vice allenatore della Carrarese, squadra che gioca nel campionato di Lega Pro. Dalle giovanili al Monterotondo alla prima convocazione in Nazionale, dall’esperienza con la maglia della Juventus a quella con i ducali, Marchionni ha ripercorso ai nostri microfoni le tappe più importanti della sua carriera. Il nostro intervistato si è infine espresso sull’eliminazione della Carrarese nella semifinale del playoff di Lega Pro, che le avrebbe permesso di salire per la prima volta in Serie B.

Dalle giovanili del Monterotondo esordisci in Serie A grazie all’Empoli, che ti acquista nella stagione 1998-1999, e che ti fa debuttare in un Roma-Empoli 1 a 1 del 1999. Che emozione hai provato a pestare il campo della massima serie debuttando contro una squadra come la Roma?
Sicuramente un bel ricordo. Aver esordito contro la Roma, squadra della mia città, su un palcoscenico così importante fin da subito, mi ha molto emozionato.

Il Parma è la squadra con cui hai totalizzato più presenze e con la quale hai segnato di più. Nel 2002 vinci con i ducali la Coppa Italia sotto la guida di Carmignani. Cosa ha significato per te giocare nel Parma?
Avendo disputato la finale di Coppa Italia contro la Juventus, me lo ricordo bene. Esiste una rivalità storica tra Parma e Juventus, quindi riuscire a vincere un trofeo contro i bianconeri per noi è stato importantissimo. Ricordo che quell’anno uscimmo da un preliminare di Champions League e facemmo fatica anche in campionato, quindi la vittoria della Coppa Italia salvò la stagione del Parma.

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Il tuo ottimo rendimento con il Parma ti permette di ricevere la prima convocazione in Nazionale nel 2003, per poi riceverne una seconda nel 2006 per i mondiali in Germania. Quanto orgoglio c’è e quanta responsabilità nel rappresentare il proprio paese?
Un grande orgoglio, dal momento che il sogno di ogni bambino è quello di poter giocare in Serie A e nella propria nazionale, ma anche tanta responsabilità, poichè si andava in giro per il mondo a rappresentare il proprio paese. Ho avuto modo di far parte della selezione nazionale dei giocatori, è stato un grande riconoscimento per me.

Sei stato giocatore della Juventus dal 2006 al 2009. Come sei arrivato alla Juve?
Il passaggio alla Juventus è stato il passaggio più bello della mia vita, dal momento che avrei giocato con i giocatori più forti in circolazione. Quando a gennaio firmai il contratto con i bianconeri, la società non era ancora retrocessa in Serie B. Era la squadra che vinceva scudetti e che puntava alla vittoria della Champions League. La retrocessione avvenne a marzo, a causa del problema legato a Luciano Moggi. Non è stato semplice ritrovarsi dalla Serie A alla B, è stato un grande dispiacere non poter giocare con i giocatori più forti che c’erano in Europa. Nonostante tutto, accettai la sfida e decisi di rimanere, perché una società così importante aveva scommesso su di me e perché sarebbe stato bello poter riscrivere la storia bianconera.

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Il tuo rendimento negli anni trascorsi alla Fiorentina, dal 2009 al 2012, è stato condizionato dalle scelte tecniche degli allenatori?
Con Cesare Prandelli mi trovai molto bene, dal momento che mi allenò già nel Parma. Ritrovarlo in panchina è stato fondamentale per me. Con Prandelli disputammo una grande stagione. In seguito, ci sono state delle scelte che non ho mai compreso, non capivo il perché io non giocassi, ma purtroppo è andata così. La colpa è sicuramente anche mia.

Oggi sei vice allenatore della Carrarese, che da poco è stata eliminata dal Bari nella semifinale del playoff per la Serie B. Cosa non ha funzionato?
Non credo che ci sia mancato qualcosa, abbiamo fatto una grande stagione. La Carrarese, che non è mai stata in Serie B, è riuscita ad arrivare in semifinale del playoff, lo reputo un grande traguardo. Potevamo fare meglio, perché una volta pareggiata la gara contro il Bari doveva venir fuori l’orgoglio che sarebbe servito a giocare i tempi supplementari nel migliore dei modi. Purtroppo, però, la stanchezza si è fatta sentire e abbiamo subìto un gol al 119esimo e ci ha tagliato le gambe.

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Se dovessi scegliere una squadra di Serie A in cui giocare oggi, quale sceglieresti? E perché?
Sceglierei il Parma, perché mi lega ad una città che mi ha accolto quando ero bambino, che mi ha cresciuto e in cui ho lasciato un pezzo di cuore. Giocherei lì perché per me ha un valore affettivo.

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