Alessandro Birindelli a SuperNews: “Juventus favorita per lo Scudetto. Ancora tanta amarezza per la retrocessione con il Pisa”

Pubblicato il autore: Luca Piedepalumbo Segui


In esclusiva ai microfoni di SuperNews è intervenuto Alessandro Birindelli. L’ex calciatore, di ruolo terzino destro, è cresciuto calcisticamente nell’Empoli, dove sotto la guida di Luciano Spalletti ha ottenuto due promozioni consecutive dalla Serie C alla Serie A tra il 1995 e il 1997. Birindelli ha collezionato, inoltre, più di 300 presenze con la maglia della Juventus tra il 1997 e il 2008. Con il club bianconero ha vinto quattro Scudetti, tre Supercoppe italiane e un campionato di Serie B. Durante l’esperienza a Torino ha vissuto momenti magici, come il pomeriggio del 5 maggio 2002, e periodi bui per la storia del club, come la retrocessione post Calciopoli. Alessandro Birindelli conta anche 6 presenze in Nazionale maggiore. Insieme a lui abbiamo ripercorso le tappe più importanti della sua lunga carriera.

Sei cresciuto calcisticamente nell’Empoli, squadra nella quale disputi ben cinque campionati, maturando grande esperienza tra Serie C e Serie B. Quanto è stata importante per te la gavetta e che ricordi hai di quegli anni?

“Ho avuto la fortuna di crescere nel settore giovanile dell’Empoli, che già all’epoca era tra i più importanti e prestigiosi in Italia. Tanti calciatori importanti sono cresciuti lì calcisticamente, da Montella a Di Natale, passando per Galante e Di Francesco. Ad Empoli mi sono formato soprattutto come persona, attraverso i valori fondamentali dello sport, come la disciplina, il rispetto per i compagni e per le regole. A volte davano maggiore importanza al percorso scolastico rispetto ai risultati raggiunti in campo. Probabilmente bisognerebbe tornare a quei tempi. Dopo il percorso nelle giovanili, ho esordito in prima squadra, con mister Walter Nicoletti, giocando per tre stagioni in Serie C e per una stagione in Serie B”.

Sotto la guida di Luciano Spalletti, alle prime armi in panchina, hai ottenuto con l’Empoli due promozioni consecutive, passando dalla Serie C1 alla Serie A. Che importanza ha avuto l’allenatore toscano nella tua crescita umana e professionale?

“Avevo già avuto Spalletti come compagno di squadra, ritrovarlo da allenatore è stata una vera e propria fortuna. Da calciatore lui era al suo ultimo anno e io ero agli inizi, mi prese subito sotto la sua ala protettrice. Spesso mangiavo anche a casa sua. Mi ha dato una grossa mano nella fase iniziale della carriera: mi ha sempre difeso e mi ha fatto voler bene dal gruppo squadra. Ritrovarlo da allenatore è stato fondamentale, sotto la sua guida sono maturato tantissimo a livello calcistico e umano. All’Empoli con Spalletti in panchina abbiamo vinto il campionato di Serie C e la Coppa Italia di categoria e l’anno successivo abbiamo ottenuto la promozione in Serie A, è stata una cavalcata trionfale che ricordo con grande piacere e gioia”.

Nell’estate del 1997 passi dall’Empoli alla Juventus. Come nasce il tuo trasferimento in bianconero?Quali sono state le emozioni che hai provato nell’indossare una maglia tanto prestigiosa?

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“Quell’estate avevo già un accordo di massima con la Fiorentina per cinque anni, poi il mio procuratore mi informò dell’interesse della Juventus. Da tifoso bianconero il cuore andava a mille, l’emozione è stata fortissima. Nonostante fosse, con ogni probabilità, la scelta più azzardata per la mia crescita professionale, decisi comunque di trasferirmi a Torino. Sicuramente ci furono anche discussioni sul mio conto tra Spalletti e Lippi, i due mister si conoscevano benissimo. La Juventus, tuttavia, mi seguiva già da diversi anni e la società pescava tantissimo nelle serie inferiori, basti pensare a Iuliano, Ametrano e Torricelli. Passare dalla Serie B alla Juventus è stato un sogno, integrarsi subito era difficile ma ci sono riuscito”.

Alla Juventus vinci quattro Scudetti e tre Supercoppe italiane, collezionando oltre 300 presenze. La gioia più grande, probabilmente, è stata quella del 5 Maggio 2002, con la vittoria del campionato al fotofinish. Che ricordi hai di quel giorno?

“Quel giorno è stato un susseguirsi di emozioni positive. Tra radioline in campo, passaggi di notizie, gol e quant’altro è stata una gioia indescrivibile. Il pensiero è corso subito a due anni prima, alla partita di Perugia, quando ci è stato tolto uno Scudetto che meritavamo assolutamente di vincere. Per noi fu una vera e propria rivincita. La dimostrazione che nella vita la tenacia di credere in quello che si fa premia sempre”.

Hai vissuto il periodo più buio della storia della Juventus, quello legato a Calciopoli, con la retrocessione del club in Serie B. Sei stato tra i senatori che non hanno lasciato la squadra, riportandola, da protagonista, nel grande calcio. Come hai vissuto quel periodo e cosa ti ha spinto a restare in bianconero?

“Restare alla Juventus è stata una cosa naturale per me. La società mi ha sempre protetto, rispettato e non mi ha fatto mancare mai nulla, volevo in qualche modo contraccambiare il club per quello che aveva fatto per me negli anni precedenti. La rabbia da parte di tutti è stata immensa, sia per gli Scudetti revocati sia per la retrocessione. Riacciuffare la Serie A non era semplice, viste le tante insidie del campionato cadetto. Fortunatamente ci siamo riusciti subito”.

Nella tua lunga carriera alla Juventus hai avuto allenatori di grandissimo blasone come Lippi, Ancelotti e Capello. Che rapporti hai avuto con loro e quali insegnamenti ti hanno trasmesso?

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“A volte non ho condiviso tanti loro modi di fare o atteggiamenti, poi ritrovandomi dall’altre parte, nelle vesti di allenatore, ho compreso tante cose e il loro esempio e i loro insegnamenti mi sono serviti tantissimo. Ho capito che è sempre importante essere se stessi e portare avanti il proprio credo, sia nella gestione dello spogliatoio sia nelle decisioni tecnico-tattiche. Ho avuto la possibilità di allenarmi con grandi campioni e di essere allenato da grandissimi allenatori, questa è stata una vera fortuna. Lippi, Ancelotti, Capello, Deschamps, Ranieri: tutti leader e con caratteristiche proprie e ben definite. Per me è stato un percorso importante, un bagaglio professionale e di vita che adesso mi porto dietro nella nuova carriera che sto percorrendo”.

Dopo la Juventus, il trasferimento a Pisa per giocare in Serie B nella squadra della tua città. La stagione calcistica si chiude con la retrocessione in Serie C e il successivo fallimento del club toscano. Un epilogo sicuramente triste e negativo, cosa puoi raccontarci di quell’esperienza?

“La vita ti mette sempre davanti a delle scelte, a volte sono azzeccate altre volte meno. Avevo già ben delineato la mia storia calcistica. Dopo la Juventus, qualora vi fossero stati i presupposti, avrei voluto chiudere la carriera nella squadra della mia città, il Pisa. Probabilmente, mi son fatto prendere dall’entusiasmo della situazione non valutando altre proposte che forse per me potevano essere migliori. E’ stata un’annata tribolata, siamo partiti benissimo, chiudendo il girone d’andata in zona playoff, poi abbiamo vissuto gli ultimi sei mesi con una società assente, senza direttore sportivo e con l’allenatore cacciato via. Eravamo una nave in mezzo all’oceano con onde alte venti metri. A parte me e qualcun altro c’erano zero giocatori di proprietà, la confusione era totale. In campo è vero che scendevamo noi calciatori, ma non c’erano neppure le minime condizioni per fare calcio. Basti pensare che la sede d’allenamento cambiava di giorno in giorno e ci veniva comunicata la mattina per il pomeriggio. A Pisa ci vivo e l’amore per la squadra della città è incondizionato. Il giorno della retrocessione è stato tremendo, ho provato sensazioni bruttissime. Tutt’ora c’è grande amarezza per quella stagione”.

C’è un altro Birindelli, tuo figlio Samuele, che se la cava egregiamente con la maglia del Pisa. Quali consigli gli hai dato finora e cosa speri per la sua carriera da calciatore?

“Per un figlio si spera sempre il meglio. Da quando ha scelto di fare il calciatore ho sempre cercato di restare ai margini e non intromettermi. Sapevo che la mia figura poteva essere un limite per lui. Ho sempre cercato di lasciarlo il più libero e tranquillo possibile, senza alcuna pressione. Con Samuele ho sempre avuto un rapporto molto schietto e diretto. Quello che sta facendo ed ha fatto è solo merito suo. Ha costruito tutto con le sue forze e tra mille difficoltà. Essere figlio di un ex calciatore non è semplice, ci sono sempre paragoni e la gente diventa anche cattiva. Gli ho sempre detto di lasciar parlare tutti e dimostrare il suo valore sul campo. Sta facendo un ottimo percorso, con momenti belli e meno belli, ma questo è normale. Accumulando esperienza può solo che migliorare. Sono sicuro che possa ritagliarsi uno spazio sempre più importante”.

Dopo la carriera da calciatore, hai avuto esperienze come allenatore, anche all’estero con Dario Bonetti, e esperienze da dirigente, come a Trapani. Adesso quali sono i tuoi progetti per il futuro?

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“Mi sento come un bambino curioso di sperimentare e mettersi alla prova. Mi piacerebbe lavorare in un ambiente dove c’è serietà, programmazione e progettualità. Senza queste condizioni, anche se con l’amaro in bocca, preferirei restare lontano dal mondo del calcio e provare a fare anche altro. Purtroppo questo è un ambiente zeppo di furbetti. Per fortuna la vita mi ha dato tantissime soddisfazioni e una bellissima famiglia. Mi godo quello che ho pensando a progetti anche diversi dal calcio. L’importante è avere sempre obiettivi per il futuro”. 

Pirlo è alla sua prima esperienza da allenatore. Come valuti il suo operato alla Juventus finora?

“Come tutti i nuovi progetti e i nuovi percorsi anche la Juventus di Pirlo ha avuto un momento iniziale di studio e adattamento, ma è normale che sia così. Nell’ultimo mese, mese e mezzo è tutto un crescendo, non tanto sul piano del gioco, quanto nell’atteggiamento e nella voglia di raggiungere i risultati. L’obiettivo è sicuramente continuare quel percorso di vittorie e successi intrapreso dal club dieci anni fa”.

Qual è, a tuo parere, la squadra favorita per la vittoria dello Scudetto?

“La favorita per lo Scudetto è la squadra che l’ha vinto negli ultimi nove anni. Anche quest’anno, a mio parere, la Juventus è la squadra da battere. Il gap ancora dev’essere colmato dalle altre squadre, nonostante siano comunque fortissime. I bianconeri hanno la vittoria nel DNA e sono superiori per qualità, trascorsi, rosa e strutture. La Juventus sarà sicuramente protagonista fino alla fine. Come dice il famoso motto”.

 

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