Nicola Amoruso a SuperNews: “Pirlo ha bisogno di tempo. Superlega? Idea interessante ma tempistiche sbagliate. Napoli il miglior calcio”

Pubblicato il autore: Luca Piedepalumbo Segui


In esclusiva ai microfoni di SuperNews è intervenuto Nicola Amoruso. L’ex calciatore, di ruolo attaccante, classe 1974, in carriera ha militato in ben tredici squadre di Serie A, andando in gol con dodici maglie diverse: un record per il calcio italiano. Ha esordito nella Sampdoria di Eriksson a 19 anni e si è distinto, poi, tra le fila di Juventus, Napoli, Perugia e Reggina. In carriera ha messo a segno circa 150 reti tra i professionisti, vincendo trofei di assoluto valore e prestigio: tre Scudetti, una Supercoppa Italiana, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa Europea con la maglia bianconera e una Coppa Italia con i blucerchiati. Inoltre, è stato tra i protagonisti della vittoria del Campionato Europeo Under-21 del 1996 in terra spagnola. Insieme a lui abbiamo ripercorso le tappe più importanti della sua carriera, con uno sguardo rivolto all’attuale situazione calcistica.

A diciannove anni l’esordio in Serie A con la maglia della Sampdoria a San Siro contro l’Inter. Qualche mese più tardi il primo gol tra i professionisti contro l’Udinese. Il suo impatto con il mondo del calcio è stato subito molto intenso: che ricordi ha di quel periodo?

“Ho vissuto quel periodo come un vero e proprio sogno. La Sampdoria era una squadra fortissima ed aveva vinto lo Scudetto da poco. Ho fatto un bellissimo esordio, ad appena diciannove anni, a San Siro contro l’Inter. Esordire alla Scala del calcio, per me lo Stadio più bello d’Europa, è stato esaltante. C’erano tante figure importanti nel club blucerchiato come Eriksson, Mancini, Gullit e altri campioni che mi hanno aiutato a crescere e a muovere i primi passi nel mondo del calcio. Ricordo quei momenti con grande emozione”.

Alla Sampdoria è stato compagno di squadra di Mancini, attuale CT della Nazionale. Come valuta l’Italia in vista dell’imminente Europeo? 

“Mancini ha svolto un grande lavoro, soprattutto dal punto di vista della mentalità e dell’atteggiamento. Lui è un ottimo allenatore ed ha ridato fiducia ad una Nazionale che prima del suo avvento era a pezzi. Ha valorizzato tanti giovani e credo che per giugno ci siano tutti i presupposti per far bene. L’Italia può essere sicuramente una sorpresa. Belotti o Immobile? Preferisco Immobile! Ha vinto la Scarpa d’Oro l’anno scorso e non può assolutamente essere messo in discussione. A parer mio possono anche giocare assieme, anche se Mancini probabilmente la pensa diversamente”.

Restando in tema Nazionale, lei detiene un particolare primato: tra gli attaccanti italiani che non hanno mai indossato la maglia della nazionale maggiore lei è stato il più prolifico in massima serie. Come spiega questo suo mancato feeling con la maglia azzurra? 

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“Quelli in cui ho giocato io erano altri tempi. C’era una Serie A fatta di grandi campioni, di veri e propri fenomeni. Per essere convocato in Nazionale ce ne voleva, bisognava battere una concorrenza nutrita. Ora è molto più semplice: c’è meno qualità ed è più facile vestire la maglia Azzurra. Mi consola aver vinto l’Europeo con la maglia Under 21, è stata una grandissima gioia e un successo che ricordo con piacere”.

Nell’estate del 1996 il suo trasferimento alla Juventus. In bianconero in tre anni si ritaglia uno spazio importante, nonostante la nutrita concorrenza nel reparto offensivo, come ha vissuto il continuo confronto con giocatori del calibro di Del Piero, Vieri e Inzaghi?

“Quella Juventus era una squadra fortissima, il confronto è normale che ci sia. Una sana competizione serve sempre, soprattutto quando c’è bisogno di qualità e le partite da disputare tra campionato e Coppe sono tante. In un ambiente come la Juventus è normale e la rivalità interna si vive sempre bene. Ancora oggi mi ritengo fortunato di aver fatto parte di una società di quel calibro e di aver giocato al fianco di grandi campioni”.

Come valuta la stagione della Juventus sotto la gestione Pirlo? 

“La stagione della Juventus fino a questo momento credo che non sia stata positiva. Tuttavia, un’annata del genere dopo anni di successi e di trionfi ci sta. Pirlo è un esordiente ed ha bisogno di tempo e di esperienza per capire quali sono i meccanismi per far rendere al massimo una squadra come quella bianconera”.

I bianconeri erano tra i club fondatori della SuperLega. Tuttavia, il progetto sembra essere naufragato: qual è il suo pensiero a riguardo?

“Superlega?  L’idea è interessante. La tempistica però non è stata delle migliori e molti dubbi hanno coinvolto anche la fattibilità e le modalità di svolgimento della competizione stessa. Il progetto però lo reputo davvero avvincente. Sanzioni nei confronti dei club fondatori? Non credo che si arrivi a tanto, non avrebbe alcun senso una decisione del genere da parte della Uefa o dei nostri organi nazionali”.

Con la maglia della Reggina ha ottenuto il suo record personale di presenze con un’unica squadra ed anche quello di gol realizzati con la stessa maglia. Quella amaranto è la piazza alla quale è rimasto maggiormente legato?

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“Sono stati tre anni meravigliosi. C’è un bellissimo rapporto con la città e con i tifosi. Con la maglia della Reggina ho realizzato quaranta gol in Serie A e ricordo in particolare quell’annata in cui riuscimmo a salvarci nonostante i quindici punti di penalizzazione in classifica. É stato qualcosa di straordinario. Un’esperienza unica e indimenticabile. Reggina attualmente vicina alla zona playoff? Non mi aspettavo una partenza così a rilento da parte degli amaranto e non mi aspettavo di vederla ora lottare addirittura per un posto nei playoff. Si tratta sicuramente di un segnale importante da parte della società e della squadra. Grandi meriti vanno all’allenatore Baroni che è subentrato ed ha fatto molto bene”.

Nella parte finale della sua carriera ha giocato anche con Torino e Parma. Le due squadre attualmente sono immischiate nella lotta salvezza, i Ducali si trovano sicuramente in una situazione più complicata rispetto ai granata, si aspettava un campionato diverso da parte di questi due club?

“Mi aspettavo qualcosa di diverso soprattutto dal Parma, in particolare dopo l’ottimo campionato dello scorso anno e le tante conferme in sede di calciomercato. Non immaginavo che i Ducali avrebbero avuto tutti questi problemi nella stagione in corso. Il Torino bene o male è abituato a vivere situazioni del genere e a combattere nelle avversità. I granata potevano fare meglio quest’anno ma con Nicola sono sicuramente sulla buona strada, hanno ritrovato serenità e compattezza. Credo che alla fine il Torino si salverà, più complicata la situazione del Parma”.

La lotta Champions è particolarmente accesa con Milan, Atalanta, Juve, Napoli e Lazio in lizza per un posto in Europa. Quali sono secondo lei le tre squadre, oltre ovviamente all’Inter, che hanno maggiori speranze di ottenere la qualificazione? 

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“L’Atalanta credo abbia un posto sicuro per la prossima Champions, oltre ovviamente all’Inter. Saranno Milan, Juve e Napoli a lottare per gli altri due slot disponibili, meno possibilità ci sono per la Lazio. Tra queste squadre ad esprimere il calcio migliore, a mio parere, è il Napoli. Quando i partenopei sono al completo divertono e giocano a memoria. Si tratta di un’ottima squadra, costruita davvero molto bene. Inter verso lo Scudetto? Si me lo aspettavo. L’ho sempre detto, fin dall’inizio. I nerazzurri quest’anno hanno una marcia in più e vinceranno meritatamente lo Scudetto”.

In carriera ha militato in ben tredici squadre di Serie A: c’è un club nel quale le sarebbe piaciuto giocare ma non c’è stata occasione?

“Mi sarebbe piaciuto tanto fare un’esperienza all’estero. Ci sono andato vicino un paio di volte, ma non si è concretizzato mai nulla. Prima di firmare per la Juventus mi cercò anche il Manchester United, invece negli ultimi anni di carriera c’è stata l’opportunità di andare in Ucraina allo Shakhtar Donetsk, ma rifiutai. In Italia mi sarebbe piaciuta un’esperienza al Foggia ai tempi della Serie A, ma in quel momento ero alla Juventus”.

Dopo il ritiro è rimasto nel mondo del calcio. In cosa consiste il suo lavoro oggi?

“Ho ricoperto ruoli dirigenziali e ad oggi mi occupo di intermediazione assieme a Mark Iuliano. Il mondo del calcio è il nostro mondo, lo conosciamo molto bene, e abbiamo deciso di tuffarci in questa avventura. Giovani? Credo che si punti sempre più alla loro valorizzazione. Quando ci sono le qualità è giusto buttarli nella mischia. Mancini ha dato un chiaro segnale in questo senso facendo esordire giocatori come Zaniolo, il quale non aveva mai giocato neppure in prima squadra a livello di club. C’è la concorrenza di giovani stranieri e probabilmente una qualità non eccelsa, ma le squadre hanno il dovere di andare incontro a questa politica, in linea con quanto accade in Europa”.

 

 

 

 

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