Intervista esclusiva a Mauro Facci: "Salernitana, non devi arrenderti! Latina casa mia. Napoli? Ecco chi avrei scelto come allenatore…"

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Mauro Facci, ex calciatore di Latina, Salernitana e Napoli, oltre che Acireale, Teramo e Vigor Lamezia. Con la maglia granata del club campano ha disputato cinque campionati, di cui tre in Serie B. Nel 1997 viene ingaggiato dai partenopei, militando per tre stagioni: la prima in Serie A con 17 presenze e le restanti due nel campionato cadetto.

Intervista esclusiva a Mauro Facci. Ex calciatore, nativo di Latina, ha rilasciato le proprie opinioni a riguardo di vari club, tra cui quelli che hanno contraddistinto la propria carriera: il Napoli e la Salernitana. Oltre ad alcuni aneddoti sul proprio passato, non sono mancate interessanti osservazioni sulla Serie C, in particolare per il girone C che include anche il Latina.

Mauro, grazie per aver accettato l'invito della nostra Redazione.

La ventennale carriera da calciatore non è mai andata più a nord di Teramo, approdando in diverse occasioni a Latina, la città natale di Mauro Facci. E’ stata una pura coincidenza oppure una scelta voluta?

Sono cresciuto calcisticamente nella mia terra d'origine e mi sono rapportato con diverse realtà limitrofe, seppur abbia avuto opportunità di andare lontano; Teramo ne è stata la dimostrazione e lì ho vissuto belle emozioni, approdando anche dalla C2 alla C1. Poi, nei primi anni a Latina mi giunsero due offerte, una dal Carpi e una dalla Salernitana. Istintivamente scelsi Salerno, perché era una delle piazze più calde e più blasonate dell'epoca, quando c'era il girone B di C1 che vantava grandi nomi del Meridione. Posso ammettere di aver fatto la scelta migliore della propria carriera, sono stati cinque anni bellissimi coronati dalla promozione storica in Serie B del '94, oltre ad aver sfiorato la promozione in Serie A. Di Salerno non posso che parlare benissimo, perché sia io che la mia famiglia siamo stati a proprio agio dal primo momento.

Il Latina è stato anche in Serie B, sfiorando il sogno della massima serie nel 2014. Ritiene che ci siano i presupposti per un ritorno nel campionato cadetto e di avere un pensiero anche per la Serie A, negli anni che seguiranno?

Naturalmente, non posso che augurarmi il meglio per il Latina. Spero che ritornino i bei tempi, lo merita la città intera, oltre che la tifoseria. È stato il luogo che mi ha visto crescere come calciatore, dalle giovanili al professionismo in Serie C. Ho vissuto anni intensi anche da direttore generale, contribuendo a portare il suo nome in Serie B insieme allo staff di quella società. Ci siamo tolti grandi soddisfazioni e sono state tante le vittorie, anche grazie al mio caro amico Roberto Breda. Ancora oggi, si rimpiange quella grande opportunità del 2014 per andare in Serie A, perché fu un'occasione d'oro per cambiare tante cose. Restano ricordi bellissimi, ma anche la grande delusione del fallimento societario del 2017. In sintesi, nel bene e nel male, Latina resterà sempre la mia casa.

Per quanto riguarda il presente, la Serie C attuale ha tante società prestigiose e la competizione è molto alta. Sono necessari investimenti importanti, ma non sono necessariamente i nomi altisonanti a garantire il raggiungimento dei traguardi; la Juve Stabia di quest'anno è l'esempio di come si possa fare un bellissimo campionato, con buone individualità e con grande compattezza e determinazione dell'intera squadra, così come avvenne anche per quel Cosenza di Piero Braglia nel 2018. Ripeto, spero che il Latina possa risollevarsi al più presto, ma ci vorrà del tempo e non sarà affatto facile.

Mauro Facci ha vissuto gli anni più intensi nella Salernitana prima e nel Napoli poi. Come si vive il calcio a Salerno e come a Napoli? Inoltre, cosa hanno rappresentato le due città nella vita da calciatore?

Sono due città molto simili per la passione e l'attaccamento verso i propri colori. Sono tifoserie incredibili, tra le più passionali d'Italia, anzi, d'Europa. Sia a Salerno che a Napoli il calcio ha la priorità su tante cose, si vive tutti i giorni per questo motivo e ciascuna vicenda che riguarda la propria squadra viene seguita con estrema attenzione. Ho avuto il grandissimo privilegio di viverle entrambe da calciatore e questo mi riempie d'orgoglio. C'è anche il rovescio della medaglia, perché la voce dei tifosi si fa subito sentire tantissimo quando arrivano i primi risultati sono negativi. Se, al contrario, la squadra riesce a regalare subito prestazioni importanti, il supporto è garantito in ogni istante e l'entusiasmo che si crea può diventare contagioso. Entrambe sono state determinanti per me e sarò sempre grato.

Al termine della stagione 1996/97 Mauro Facci lascia Salerno e approda al Napoli con la grande vetrina della Serie A. Nella stagione successiva il club partenopeo retrocede in Serie B, mentre la Salernitana conquista la promozione in massima serie. Con il senno di poi, rifarebbe quella scelta?

Non fu un buon timing del mio percorso, si può dire, proprio perché nella stagione in cui andai al Napoli al termine del campionato ci fu una tristissima retrocessione, mentre a Salerno gli stati d'animo erano completamente opposti. Nel '97 ero tra quei calciatori in scadenza di contratto e ricordo che il presidente Aniello Aliberti voleva tenermi a tutti i costi; aveva già pronto il rinnovo da tempo e me lo riferii anzitempo, ma non fui più considerato parte integrante del progetto da qualche altra figura della società; questa condizione mi portò a pensare al futuro altrove. Volevo restare a Salerno perché mi trovavo benissimo, ma quando arrivò l'offerta del Napoli, sapendo che c'era anche l'occasione di andare a giocare Serie A, non potetti dire di no, anche se fu una scelta molto sofferta. Per quel che avvenne, non rifarei tutto questo (ride, ndr), però oggi è facile a dirsi.

La Salernitana attuale, in un periodo di stravolgimenti, è sempre più ultima in classifica. Walter Sabatini ha portato diversi volti nuovi, mentre Fabio Liverani è subentrato a Filippo Inzaghi, esonerato all'indomani del pesantissimo k.o. contro l'Empoli all'Arechi. Quale prosieguo si aspetta, fino al termine di questa stagione?

Purtroppo, la Salernitana sta vivendo una stagione molto complicata e fa molto male vederla in queste difficoltà. La sconfitta con l'Empoli ha complicato la corsa per la salvezza, non c'è dubbio. Capisco che è davvero dura, ma, finché la matematica lo consentirà, resta un dovere crederci. Da quanto ho appreso, Sabatini non ha potuto disporre di un budget ampio come quello che ottenne al suo primo anno a Salerno. Nonostante ciò, ha fatto un grande lavoro riuscendo a portare sia nomi di alto livello, come Boateng e Manolas, che giovani molto promettenti; ha alzato il livello della rosa e non è mai facile rivoluzionarla nel mercato di gennaio.

Inzaghi si è impegnato dal primo giorno, anche se non è riuscito a incidere positivamente sulla squadra. Sabatini ha puntato tutto su Liverani che conosce molto bene da anni e l'intesa tra i due sarà la chiave di volta per cercare di risalire la classifica già dalla prossima gara con l'Inter, pur sapendo che non s'incontra il migliore avversario per cominciare una rincorsa che resta molto complicata.

Ci sono ancora molte partite, tra cui diversi scontri diretti. Sono tutti professionisti seri e ben consapevoli che sarà molto ardua, ma giocheranno tutte le partite che restano al meglio delle loro possibilità. Credo che, anche stavolta, faranno di tutto per realizzare un altro miracolo sportivo, come accadde incredibilmente due anni fa. Me lo auguro di cuore, sarebbe come vincere uno scudetto.

A proposito di scudetto, si sarebbe aspettato di vedere il Napoli così lontano dal primo posto rispetto al trionfale campionato scorso? Inoltre, come ritiene si stia comportando Walter Mazzarri?

Sinceramente, non credevo che il Napoli potesse essere così distante dalla vetta. Lo scorso anno era un giocattolo perfetto, si era creata una grandissima sinergia con tutti i componenti della squadra e ciò lasciava presagire l'inizio di un lungo ciclo di vittorie. Sono stati i risultati a dire che fu la migliore in Italia e tra le prime in Europa, con un calcio di altissima qualità. Il merito più grande, naturalmente, lo si deve a Luciano Spalletti, la sua è stata una grandissima perdita, indubbiamente. Non è stato un caso che gli uomini più determinanti, vale a dire Osimhen e Kvaratskhelia, abbiano avuto un'involuzione piuttosto netta, perché andando via il fulcro del gruppo, cioè l'allenatore, sono svanite anche le loro grandi motivazioni. Inoltre, c'è da dire che in queste ultime gare si è sentita molto l'assenza dell'attaccante nigeriano, uno che ha dimostrato di sapere fare la differenza quando è in stato di grazia.

Mazzarri sta facendo ben oltre le aspettative e non gli si possono imputare colpe, sinceramente. È arrivato nel momento più buio e difficile della stagione. Anzi, mi sembra che con grande coraggio stia cercando di ristabilire una forza d'animo che non potrà più essere come quella dello scorso anno, è inevitabile. Resta il fatto che questa squadra ha tutto per dare di nuovo continuità a questi risultati altalenanti che ha ottenuto finora.

Quali scelte ha condiviso di più e quali meno del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, dopo essere andato via Luciano Spalletti?

Fossi stato in De Laurentiis, non avrei preso Rudi Garcia, sebbene sia un ottimo allenatore. Per motivi che vanno dalla gestione del profilo tecnico a quello prettamente umano, per il dopo Spalletti avrei visto molto bene sulla panchina del Napoli l'attuale allenatore della Fiorentina, Vincenzo Italiano. Sta portando risultati importanti che non si vedevano da tempo, tra l'altro in una città difficile ed esigente come Firenze. Sa come rapportarsi molto bene con tutti i calciatori e non è un caso che la società voglia tenerselo stretto. Ci sono tanti altri bravi allenatori in Italia, ma per Napoli avrei azzardato questa scelta. Naturalmente, resta soltanto un mio pensiero.

Crede che il Napoli sia in grado di raggiungere l’obiettivo della qualificazione in UEFA Champions League? Quali concorrenti della squadra partenopea teme di più?

Come ho sostenuto poc'anzi, il Napoli ha tutte le potenzialità per riprendere la corsa e ambire ai piazzamenti europei più ambiti, nonostante l'ultima sconfitta con il Milan abbia lasciato strascichi. Sarà una corsa molto combattuta, perché ci sono squadre ben organizzate; l'Atalanta ha fisicità e tanta corsa e qualità, riesce a mettere in difficoltà chiunque e ha grande temperamento; anche la Roma con Daniele De Rossi sta ritrovando sé stessa e affronta gli avversari senza timori reverenziali, così come restano sempre temibili la Lazio e la Fiorentina. Credo che, tra tutte, ci sia la squadra di Gian Piero Gasperini ad avere uno stato di forma superiore. Questo Napoli, però, ha un gradino in più sul profilo tecnico, ma dovrà ritrovarsi al più presto su quello mentale, perché parte tutto dalla testa.

Quale squadra sta facendo bene e quale sta deludendo le attese, secondo Mauro Facci, nell'attuale Serie A?

Se si valuta il rendimento fino al girone d'andata, mi è piaciuto il Frosinone; il merito più grande va dato sia al suo direttore sportivo, Guido Angelozzi, che all'allenatore, Eusebio Di Francesco; su quest'ultimo c'era scetticismo a inizio stagione, ma, conoscendo bene le qualità che possiede, non mi meravigliano i risultati che sta ottenendo, anche se la strada per la salvezza è ancora lunga. A pari merito con il Frosinone aggiungo il Lecce, perché anche Roberto D'Aversa sta facendo un grandissimo lavoro con la sua squadra, ma pure per lui ci sarà tanto da lottare.

Quelle che mi hanno deluso di più sono proprio le mie due grandi ex, la Salernitana e il Napoli. Per la Salernitana non avrei immaginato l'ultimo posto in classifica, se si considerano le due stagioni precedenti; l'esperienza per programmare questo campionato in tranquillità doveva essere sfruttata al meglio, ma così non è stato. È un vero peccato. Per il Napoli è naturale che il sentimento di delusione sia inevitabile, sapendo cosa sia stato capace di fare nello scorso campionato. La Serie A è sempre stata molto difficile e piena di insidie, ma ogni gara può diventare quella determinante per cambiare il destino nel bene come nel male.

Mauro, è stato gentilissimo. La ringraziamo per questa intervista e ci auguriamo di poterLa risentire, prossimamente.

E' stato un piacere per me. Grazie a Voi.