Intervista esclusiva a Lorenzo Amoruso: "D'ora in avanti, la Fiorentina non avrà più alibi. La Conference League resta l'obiettivo. Il neo allenatore? Dovrà cominciare tutto daccapo..."
Intervista esclusiva a Lorenzo Amoruso. Cresciuto nelle Giovanili del Bari, esordisce da professionista con la prima squadra pugliese nella stagione 1988/89 in Serie B. Dopo le esperienze con il Mantova e la Vis Pesaro, ritorna a giocare con la maglia dei 'Galletti' per due stagioni, per poi approdare alla Fiorentina. Con i 'Viola' annovera una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Grandi soddisfazioni anche nel Rangers, con il cui club di Glasgow conquista anche tre titoli di 'Campione di Scozia'.

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Lorenzo Amoruso. L'ex difensore, nativo di Bari, ha espresso il proprio parere su vari temi che riguardano il calcio italiano, soffermandosi, in particolare, sul delicato inizio di stagione di una sua grande ex, la Fiorentina. Non sono mancate osservazioni interessanti anche su altri club della Serie A attuale, tra cui Milan, Roma e Juventus, oltre che dire la propria sul campionato di Serie B.
Lorenzo, grazie per aver accettato l'invito della nostra Redazione.
Ultima in classifica con appena 4 punti, dopo 10 giornate di campionato. Nessuna vittoria, 7 gol segnati e 16 subiti. Inoltre, dimissioni di Daniele Pradè prima ed esonero di Stefano Pioli poi. Quali sono le sue considerazioni sui numeri e sugli eventi che stanno riguardando la Fiorentina?
Purtroppo, i numeri sono impietosi. All'inizio della stagione, la Fiorentina era stata annunciata come la squadra pronta a dare fastidio alle cosiddette grandi per un posto in Champions League, ma si è sciolta come neve al sole in poche settimane.
C'è stato qualche errore di costrutto, perché mi è parsa una squadra con dei giocatori troppo dipendenti dalle caratteristiche di un solo attaccante. Sono stati compiuti acquisti importanti come quelli di Džeko e Piccoli, ma, in linea di massima, il sistema di gioco non è mai cambiato; inoltre, non si poteva pensare di arrivare a sopperire alla mancanza di esterni offensivi con gli esterni di centrocampo bassi, come Dodô e Gosens.
Ci sono stati dei singoli che hanno sofferto più degli altri e non hanno reso al massimo delle proprie potenzialità, ma è anche vero che Pioli ci ha messo un po' del suo; difficile capire dall'esterno quale sia stato il problema principale tra la squadra e l'allenatore, ma è probabile che ce ne siano stati diversi, fino a creare un punto di non ritorno.
Le dimissioni di Pradè, poi, hanno fatto intendere che il rapporto tra diversi giocatori e alcuni componenti della società proprio non andava giù. Con l'aggiunta dell'esonero di Pioli, direi che la parola passa soltanto ai giocatori; d'ora in avanti, tutti devono prendersi le proprie responsabilità e non ci saranno più alibi; ciascuno dovrà metterci la faccia e il cuore, perché la situazione a dir poco imbarazzante.
Non si tratta di badare soltanto alla tattica e alla preparazione atletica, ma di tirare fuori l'orgoglio e far prevalere il rispetto nei confronti di una intera città, oltre di una maglia importante.
Dopo varie consultazioni, per la panchina della Fiorentina si attende l'arrivo di Paolo Vanoli. È il profilo giusto?
Conosco bene Paolo (Vanoli, ndr), sin dai tempi in cui lui venne a giocare a Firenze, mentre io approdavo ai Rangers; mi sono confrontato in molte occasioni con lui e posso affermare che si tratta di professionista molto serio. Al di là dell'aspetto personale, credo che per lui potrebbe trattarsi della sfida più delicata della sua carriera, perché sa che alla Fiorentina dovrà cominciare tutto daccapo; dovrà essere bravo a scoprire le vere motivazioni per le quali questa squadra non ha saputo rendere, scrutando sia nei singoli che nel collettivo. Non è detto che ci sia stato un problema che riguardasse tutta la squadra, potrebbe anche darsi le difficoltà di qualcuno nel rapporto con Pioli abbiano inficiato sull'intero spogliatoio. Va bene la comprensione per il periodo difficile, ma sarà necessario adoperare una certa severità nell'impegnare tutti a riprendere la corsa già dalla prossima. Come si suol dire, ci vorrà il bastone e la carota.
Di nuovo la Conference League, contro il Magonza in Germania. Malgrado questa prima delicata parte di stagione, il trofeo europeo resta l'obiettivo principale da raggiungere per la Fiorentina?
Sì, resta un obiettivo importante e va perseguito. Arriva un avversario che sta vivendo una situazione molto simile a quella della Fiorentina, con l'ultimo posto in classifica in Bundesliga. Questa partita è il giusto sprone per ripartire con il piede giusto. A differenza del campionato, sembra che si sia vista un'altra squadra in Conference, come testimonia il punteggio pieno dopo due gare, per cui deve essere il trampolino di lancio per andare verso la qualificazione anticipata e trasferire la stessa forza anche in campionato. La bellissima vittoria di Vienna ha fatto pensare che fossero andati via parte dei problemi, ma così non è stato.
Il campo è l'unico teatro di gioco che hanno a disposizione i giocatori, per cui spetta a loro dimostrare la propria forza. Si deve ripartire subito forte contro il Mainz e la vittoria è l'unica soluzione che può iniziare a portare un po' di entusiasmo. È giusto pensare, in primis, al campionato, ma questa competizione va giocata per arrivare fino in fondo.
Proprio nel giorno della morte di Giovanni Galeone, c'è stata la sfida tra due suoi pupilli, Massimiliano Allegri e Gian Piero Gasperini. Di Milan e Roma cosa ne pensa?
Direi che entrambe hanno avuto un ottimo impatto, considerando che si tratta di due squadre che hanno cominciato un lavoro nuovo con i rispettivi allenatori.
Il Milan veniva da un'annata disastrosa e penso che pochi avessero l'idea che Allegri potesse sistemare tante cose al minimo; le premesse non sembravano buone, perché hanno perso all'esordio contro la Cremonese, poi c'è stata un'impennata d'orgoglio e sono arrivati i risultati, tant'è che si trova a ridosso del primo posto.
Sulla Roma, invece, ci sono stati vari punti interrogativi a inizio stagione, proprio perché Gasperini proveniva da tanti anni all'Atalanta in cui si è tolto grandissime soddisfazioni, e andare a Roma per trasferire quella mentalità che c'è stata a Bergamo non era affatto scontato; ci sta riuscendo tra alti e bassi, perché qualche risultato non è stato come quello prefissato, ma credo che sia anche normale. Lui pretende molto dai suoi giocatori, li fa lavorare e correre tanto, proprio perché vuole che siano fisicamente pronti per andare sempre ad attaccare alti nella metà campo avversaria.
Tutto sommato, sia il Milan che la Roma sono in linea con quelle che erano le aspettative. Faccio i complimenti sia ad Allegri che a Gasperini per quello che stanno riuscendo a ottenere, perché stanno facendo un gran bel lavoro.
Esordio con la vittoria sulla Cremonese da parte di Luciano Spalletti da allenatore della Juventus. È una squadra in grado di competere per lo scudetto?
Quando si parla di scudetto, credo che la Juventus non possa essere mai tolta dalla lista delle pretendenti. C'è già stata una reazione importante con l'arrivo di Spalletti, ma quest'ultimo sa meglio di chiunque altro che c'è tanto lavoro da fare. Da quando è andato via Tudor sono arrivate due vittorie che hanno creato subito morale, aumentando le aspettative ma anche le responsabilità di tutti.
Luciano (Spalletti, ndr), ha esperienza a sufficienza per gestire una panchina prestigiosa come quella della Juventus; a parte la parentesi con la Nazionale, dove c'è da fare un discorso a parte, lui è stato in tante squadre, ha ottenuto un grandissimo risultato con il Napoli e conosce benissimo il nostro campionato. La società ha fatto la scelta giusta, secondo me.
Direi che ci sono tutte le carte in regola perché la Juventus possa giocarsela per lo scudetto, perché ha una rosa importante; mi preme sottolineare che, attualmente, si sente molto la mancanza del loro migliore difensore, Bremer; senza di lui, lo scorso anno la squadra subì molti goal e la retroguardia era piuttosto in affanno; lui è uno che, per le caratteristiche che possiede, farebbe la differenza in qualsiasi squadra.
Credo che anche Spalletti sarà desideroso di aspettare il suo rientro, ma, nel frattempo, bisogna lavorare su altri aspetti, anche se la squadra sta dando segnali incoraggianti per fare nettamente meglio di quello che si è visto finora.
Sarebbe esagerato per il Como pensare di raggiungere i primi quattro posti, quello valevoli per la qualificazione in Champions League?
Non sarebbe esagerato, se si considera il gioco che sta proponendo, oltre ai risultati. Nell'ultima di campionato a Napoli, la squadra ha prodotto tanto e bene; c'è stato anche l'episodio del rigore sbagliato che, se fosse stato segnato, avrebbe potuto raccontare una partita diversa. Il Como ha creato diverse occasioni per vincere la partita ed è andato a giocarsela a viso aperto in casa dei detentori dello scudetto, motivo per cui c'è soltanto da complimentarsi.
Sta andando molto forte, ci sono giocatori con tanta qualità e Fàbregas sta facendo con loro qualcosa di speciale. Pur avendo speso molto per la campagna acquisti, credo che il Como non si senta obbligato a disputare un campionato di vertice, ma, alla lunga, questi investimenti potrebbero tramutarsi in una responsabilità che potrebbero iniziare a generare delle pretese.
Se la classifica dovesse diventare ancora più importante nei prossimi mesi, arriverebbero gli elogi da parte di tutti, ma anche più pressione dall'ambiente; c'è curiosità di vedere in quanti siano in grado di reggere questo peso, c'è chi potrebbe fortificarsi ed essere ancora più performante e chi andare in crisi per la paura di alzare l'asticella.
Per lo scudetto, quale resta la favorita?
Sulla carta, il Napoli ha qualche vantaggio in più rispetto ad altre, perché ha già vinto lo scorso anno e in squadra quasi tutti si conoscono bene; subito dietro, credo ci sia l'Inter, perché, a parte l'allenatore, non ha fatto grandissime stravolgimenti; a dirla tutta, credo che nel reparto avanzato sia anche migliorata con l'arrivo di giovani molto interessanti.
Il Milan è lì a giocarsela; non avendo le coppe, potrebbe essere determinante per il campionato, perché tutti sanno quanto le gare di Champions League, in particolar modo, siano determinanti sulla gestione delle energie durante la stagione. Naturalmente, non possono essere escluse sia la Juventus che la Roma. Quest'anno, direi che si tratti di un campionato davvero equilibrato e non è da escludere che possano esserci delle sorprese.
Dodici punti nelle prime giornate di Serie B. Dal Bari cosa si aspetta?
Purtroppo, anche se spero di sbagliarmi, credo che sarà un campionato sulla falsariga dello scorso anno, senza grandi ambizioni. Del resto, la squadra non mi è sembrata che sia stata costruita per arrivare ai Playoff, anche se Caserta ci sta mettendo tutto del suo per cercare di migliorarla. Sinceramente, dal Bari mi aspetto tanti alti e tanti bassi.
Quali sono le due squadre che hanno le maggiori possibilità per la promozione diretta in Serie A?
Mi sta sorprendendo il Modena del mio amico Andrea Sottil, sta facendo davvero bene; non è un caso che sia al primo posto, perché la squadra è molto organizzata, ha una condizione atletica eccezionale e mette in difficoltà qualsiasi avversario con il pressing alto, oltre che essere solida in difesa, con pochissimi goal subiti. Spero che potrà mantenere questa condizione a lungo, ci sarà tanta curiosità attorno a questa squadra.
Sulla carta, il Palermo è quella più forte, perché Inzaghi ha a disposizione una rosa importante per la Serie B, con giocatori che sono un lusso per questa categoria. Ci sono diverse squadre che possono giocarsela, come Monza e Frosinone, anche lo stesso Venezia.
La Serie B resta sempre un rebus, basti vedere le condizioni di Sampdoria e Empoli, due società che avrebbero dovuto lottare per le posizioni di vertice e, invece, sono lì in fondo alla classifica con vari problemi. C'è ancora tantissimo da giocare e in questo campionato nessuno scenario è da escludere.