Bayern Monaco, Alphonso Davies nominato “Ambasciatore buona volontà”

Pubblicato il autore: Alessandro Vescini Segui


Il terzino del Bayern Monaco, Alphonso Davies, è stato nominato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati come “Ambasciatore mondiale di buona volontà”. Secondo l’Unhcr, il motivo del riconoscimento è il percorso di vita del canadese che può essere fonte d’ispirazione per milioni di persone. Come infatti ha dichiarato il commissario Filippo Grandi: “Alphonso Davies incarna il potere trasformativo dello sport e siamo onorati che si unisca a noi. Lo sport ha l’incredibile potere di infondere speranza, guarire e contribuire a plasmare il futuro delle persone sradicate. Come parte del nostro lavoro con i rifugiati, vediamo ogni giorno come lo sport può migliorare la loro vita. La storia personale di Davies, il suo talento e il suo successo come calciatore professionista e il suo impegno nell’aiutare i rifugiati sono importanti”.

Dal Ghana al Canada: il sogno di diventare professionista

La storia di Davies, personale e professionale, merita di essere raccontata. All’età di 5 anni con la sua famiglia si trasferisce dal Ghana, causa lo scoppio della guerra in Liberia, in Canada, dove viene accolto in un campo profughi. A 15 anni diventa un calciatore professionista militando nei Vancouver Whitecaps. A soli 16 anni debutta nella nazionale canadese, diventando il più giovane di sempre. Il 1 gennaio 2019 viene acquistato dal Bayern Monaco. Complice l’infortunio di Lucas Hernandez, terzino sinistro titolare dei bavaresi in quella stagione, viene spostato da esterno sinistro, suo ruolo naturale, in difesa. Da quel momento inizia l’esplosione del canadese, che non ha più lasciato quella posizione, nemmeno dopo il rientro dall’infortunio del compagno francese.

“Senza aiuto, non sarei arrivato dove sono oggi”

In questo momento, a soli 20 anni, Alphonso Davies è già uno dei terzini più forti del panorama calcistico mondiale. Ma una caratteristica che lo contraddistingue è l’umiltà. Egli infatti non ha mai dimenticato le sue origini, aiutando i rifugiati in difficoltà. Una volta ricevuta l’onorificenza infatti, il canadese ha dichiarato: “Sebbene il campo profughi fosse un luogo sicuro per la mia famiglia fuggita dalla guerra, mi chiedo spesso dove sarei se fossi rimasto lì e non avessi beneficiato dell’opportunità di trasferimento in Canada. Non credo che sarei potuto arrivare dove sono oggi. Voglio spiegare all’opinione pubblica quanto sia importante aiutare i rifugiati, ovunque si trovano. Nei campi o nelle città, nei paesi dove sono approdati per fuggire alle guerre. I rifugiati hanno bisogno del nostro sostegno per sopravvivere, ma anche per poter aver accesso all’istruzione e allo sport. Insomma per realizzare il loro potenziale”. 

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