Roma-Liverpool: cinque motivi per credere ad una nuova impresa

Pubblicato il autore: Alessandro Marini Segui

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews 

Anfield Road, minuto 85 di Liverpool-Roma: Diego Perotti, entrato da poco più di un quarto d’ora, trasforma il calcio di rigore concesso da Brych e riaccende le speranze dei giallorossi fissando il risultato sul 5-2. Dopo la rimonta leggendaria degli uomini di Di Francesco contro il Barcellona lo scorso 10 aprile, ora servono nuovamente tre gol (senza subirne) per accedere alla finale di Kiev del prossimo 26 maggio. Difficile, difficilissimo ma non impossibile. Ecco cinque motivi per cui mercoledì 2 maggio bisogna provare a ribaltare il risultato.

Roma-Liverpool: cinque buoni motivi per credere alla rimonta

Motivo numero 1: l’impresa di quindici giorni fa- La Roma ha già fatto l’impresa due settimane fa e tra sette giorni all’Olimpico può provare a ribaltare sapendo di essere in grado di farlo. Ovvio che Barcellona e Liverpool sono due squadre completamente differenti: se i catalani prediligono un calcio orizzontale, gli uomini di Klopp sono mortiferi nel calcio in verticale, come visto ieri sera. I giallorossi per provare la rimonta dovranno per forza di cose sbilanciarsi un pò: servirà attenzione e soprattutto bisognerà non farsi prendere dall’ansia, perché un gol dei Reds chiuderebbe di fatto ogni discorso.
Motivo numero 2: la vulnerabilità della difesa Reds- Basta rimandare indietro il nastro della sfida di Anfield Road. Nei primi venti minuti i giallorossi non hanno creato molto, eccezion fatta per la traversa di Kolarov, ma hanno messo spesso in difficoltà la coppia di centrali Van Dijk-Lovren, soprattutto con Edin Dzeko e Radja Nainggolan che spesso trovava spazio tra le linee. Dopo il monologo dei ragazzi di Klopp tra il 25esimo ed il 70esimo, la Roma si è via via ripresa ed è riuscita a realizzare due gol in appena quattro minuti ed a creare un altro paio di palle gol che avrebbero potuto rendere meno amara la sconfitta, anche grazie alle amnesie della difesa del Liverpool.

Motivo numero 3: il passaggio al 4-3-3- Paradossalmente, dopo aver invocato tutti la difesa a tre utilizzata nella vittoria contro il Barcellona ci si è resi conto, purtroppo a partita in corso, che il sistema di gioco non era adatto per affrontare il Liverpool, perlomeno quello di ieri. Juan Jesus è stato lasciato sempre solo nell’uno contro uno con Salah che lo ha, di fatto, scherzato: quattro dei cinque gol sono stati frutto di invenzioni dell’egiziano che sistematicamente sfondava in quel lato di campo. Con il passaggio al 4-3-3, nonostante l’errore grossolano di Gonalons che di fatto ha dato la possibilità al Liverpool di segnare il quinto gol su corner, la Roma ha ritrovato certezze ed ha creato in serie occasioni che le hanno permesso di accorciare il risultato e di avere una speranza nel match di ritorno.
Motivo numero 4: la bolgia dell’Olimpico- In campo ci vanno i calciatori, è vero. Ma il clima infuocato dell’Olimpico potrebbe essere un fattore importante: i tifosi giallorossi ci credono, come ampiamente ripetuto nel post-partita di Anfield, e con uno stadio che ti soffia dietro anche le rimonte possono diventare più semplici. Shakhtar e Barcellona ne sanno qualcosa.
Motivo numero 5: accantonare la paura e vincere i duelli individuali- Come detto sopra i primi venti minuti di Anfield hanno lasciato intendere che la Roma a questi livelli ci può stare eccome, pur essendo una squadra imperfetta e nettamente migliorabile. Il problema è stata la paura costante quando il Liverpool ha cominciato ad imbucare come se non ci fosse un domani. Difficile fermare i tre fenomeni dell’attacco Reds, ma questo ha di fatto mandato in bambola i giallorossi che dal 25esimo in poi non hanno più vinto un contrasto o sono arrivati prima su una seconda palla. In Roma-Liverpool bisognerà accantonare la paura e provare a vincere tutti i duelli individuali, come fatto con il Barcellona e come spiegato ieri da Di Francesco nel post partita.

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