Juventus-Real Madrid, quando il pallone non entra e puoi solo applaudire

Pubblicato il autore: Alessio Prastano Segui
MADRID, SPAIN - DECEMBER 06: Cristiano Ronaldo of Real Madrid celebrates after scorng his sides sec ond goal with his Real Madrid team mates during the UEFA Champions League group H match between Real Madrid and Borussia Dortmund at Estadio Santiago Bernabeu on December 6, 2017 in Madrid, Spain. (Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

Foto professionale Getty Images© selezionata da SuperNews

Il 3-0 rifilato dal Real Madrid di Zidane alla Juventus sembrerebbe parlare di una gara a senso unico, con una sola squadra in campo. In realtà, chi ha avuto il modo il modo di assistere al match dell’Allianz Stadium ha chiaramente notato che la partita è stata vinta da un solo uomo, da un campione in grado di metterne a sedere altri undici e capace di far alzare in piedi 42.000 spettatori per applaudirlo. Ancora una volta Cristiano Ronaldo ha dimostrato, qualora ce ne fosse ancora il bisogno, di essere il più forte al mondo, l’unico – forse più di Messi – di riuscire a spostare gli equilibri una volta salito in cattedra.

Il goal dopo appena tre minuti e quel quadro dipinto al 64′ hanno steso la Juventus di Allegri, che per un’ora se l’è giocata ad armi pari, riuscendo a tratti ad essere più pericolosa dei blancos. Se il pallone non vuole entrare, è inutile continuare a rimuginarci sopra. In un’altra occasione, il colpo di testa di Higuain, sullo sviluppo di un calcio di punizione battuto da Dybala, sarebbe entrato a botta sicura; cosi come la deviazione dello stesso dieci argentino, in un’altra vita avrebbe pareggiato i conti nel corso della prima frazione di gioco. E invece no, la Juventus ha continuato a palleggiare, giocando con la difesa alta ed aggredendo il Real Madrid, fino ad auto condannarsi nel giro di dieci minuti, prima con quel pasticciaccio all’indietro di Chiellini verso Buffon, poi con l’espulsione, seppur esagerata, inflitta a Dybala, squalificato nella gara di ritorno al Bernabeu.

Il Real Madrid ha giocato una partita d’attesa, frutto di quel vantaggio iniziale. Ha concesso il pallino del gioco alla Juventus, riuscendo a ripartire in modo spietato non appena i bianconeri concedevano il campo.
D’altronde anche a Cardiff era finita in questo modo. La squadra di Allegri poteva imparare da quella sonora batosta, ma si è riproposta nuovamente con soli due centrocampisti centrali, contro i soldati madrileni; ha perso la testa quando aveva l’obbligo di restare in partita, in vista di una gara di ritorno che ormai non avrebbe più senso giocare.

In queste gare conta metterla dentro, fare un goal in più dell’avversario. Quel 3-0 finale forse risulterà un pò bugiardo per coloro che hanno visto la partita, ma quando la palla non entra e dall’altro lato hai un signore chiamato Cristiano Ronaldo, puoi solo metterti ad applaudire.

E adesso? Adesso, sarà fondamentale non subire contraccolpi psicologici – la Juventus si è sempre rialzata dopo le batoste sonore -. La squadra di Allegri è in testa al campionato ed in finale di Coppa Italia, ragion per cui restare sul pezzo è un imperativo irrevocabile. In teoria, i bianconeri sono ancora in corsa per superare il turno in Champions: c’è il ritorno al Bernabeu da giocare settimana prossima. In pratica, con le parole di Buffon in lacrime davanti alle telecamere, la Juventus ha chiaramente gettato la spugna, probabilmente come giusto che sia. Ammettere la sconfitta non è da codardi, soprattutto quando il pallone non entra e contro hai il signore di cui sopra.

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