Ilicic a “forza 4”: è troppo tardi per vederlo in una big?

Pubblicato il autore: GennaroIannelli Segui

Ilicic trascina la Dea nella notte di Valencia

Il “mago” ha incantato una volta di più. Josip Ilicic riscrive la sua storia e quella dell’Atalanta mettendo a segno un poker di reti nella notte di Valencia. Se c’è un uomo copertina in questi ottavi di finale, questi è proprio il giocatore sloveno che, tra andata e ritorno, ha trascinato i suoi compagni dimostrando di essere un giocatore dalla classe superiore. Al “Mestalla” hanno potuto ammirare la forza di un uomo che ha completato una vera e propria mimesi rispetto ai colori che difende sul campo: come l’Atalanta ha cercato la vittoria sino all’ultimo istante, il suo trascinatore ha voluto terminare la gara nonostante un’evidente sofferenza fisica, tanto più che, negli istanti finali del match, ha avuto la forza di andare a recuperare palla a ridosso della trequarti avversaria. Nell’anno della sua definitiva consacrazione (i 21 gol stagionali rappresentano un record) ci si chiede una sola cosa: è troppo tardi per fare il salto definitivo verso una big?

Gli anni in Italia tra alti e bassi

Il primo incontro con il calcio italiano Josip Ilicic lo ha nell’estate del 2010, quando il Palermo delle meraviglie costruito da Maurizio Zamparini decide di puntare su di lui dopo averlo visto all’oper nei preliminari d’Europa League con la maglia del Maribor. Lo sloveno mette a segno un gol nell’arco delle due sfide dimostrando già una vvisione del campo e una capacità di tocco fuori dal comune. A Palermo cresce e matura sotto l’ala protrettrice di Delio Rossi, lasciando il srgno sin da subito con 8 gol già nella prima stagione. Così come accade a Bergamo, Ilicic si dimostra giocatore duttile, in grado di adattarsi sia da seconda punta che da trequartista. Gli anni trascorrono, e lui va lentamente in crescendo sino alla stagione 2012-13, quella che potrebbe rappresentare il definitivo salto di qualità. Gli 11 gol stagionali gli valgono il titolo di MVP della squadra, e l’interesse di diversi top club fra cui la Juventus. Un interesse che, però, non porta a nulla di concreto e costringe Ilicic a “ripiergare” sulla Fiorentina. E’ da quel momento che su Ilicic comincia a stagliarsi il marchio mortificante, comune a tanti campioni, del “bravo, ma non abbastanza”. In realtà, che Ilicic si fosse destinato ad una carriera in “salita” lo si era già capito al Palermo: quella rosanero è una squadra che ha già vissuto il proprio apice storico e, quando Josip approda in Sicilia, sta per vendere i suoi gioielli più pregiati: Pastore e Cavani. Fatto sta che, come si diceva, Ilicic viene prelevato dalla Fiorentina, ma l’avventura sotto la Fiesole si dimostra altalenante, caratterizzata da un rendimento incostante e uno scarso feeling con l’ambiente. Nonostante ciò, Ilicic riesce comunque a fare il suo chiudendo, dopo quattro anni in Toscana, con un bottino di 37 reti in 138 presenze.

L’uomo di coppa

Ci sono incontri nel calcio, così come nella vita, che possono cambiare i destini di due persone. L’incrocio Gasperini-Ilicic potrebbe essere classificato tra questi. Due personaggi in cerca di riscatto, frustrati dalle precedenti esperienze professionali. Il “Gasp” (che già lo aveva allenato a Palermo), chiama Ilicic, ormai giunto alla soglia dei 30 anni, per dare un po’ di spessore internazionale ad una squadra in procinto d’affacciarsi sul palcoscenico dell’Europa League. L’ambientamento è rapido, sebbene caratterizzato da diversi ritocchi nei meccanismi, sino ad arrivare alla formula giusta: quella che lo vede agire in coppia con il “Papu” Gomez a supporto di un’unica punta. Insieme a una prima stagione da incorniciare (15 gol in 41 presenze), arriva anche la prima grande notte europea: quella del Westfalenstadion, dove il suo astro brilla con una doppietta. Da allora, Ilicic è il vero “faro” di questa squadra: per la capacità con la quale detta i tempi di gioco, per la classe con la qual riesc a portare via uomini, per la visione del campo e per la sensibilità molecolare che ha nei piedi. Il tutto unito a un carattere da leader che ne fa una certezza per i compagni e un beniamino della tifoseria.

Ilicic: troppo tardi per una grande squadra?

Cosa manca ad un campione capace di entrare nel pantheon di coloro i quali hanno segnato quattro gol in una sola notte di Champions? Grandi palcoscenici no di certo. Forse, a 32 anni compiuti, a Ilicic manca soltanto il pregio di poter associare il proprio nome a quello di un grande club. L’età, di certo, induce a pensare che sarà difficile vedergli cambiare maglia nelle prossime stagioni. Sempre che, dalla sua prospettiva, un simile cambiamento sia necessario: Ilicic ha trovato nell’Atalanta la sua dimensione ideale ed è anche grazie a lui se, oggi, la “Dea” può reggere il confronto con le grandi d’Europa.

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