Bodo-Roma, storia di un amore non corrisposto

Pubblicato il autore: Andrea Alampi Segui

BODØ – Quattromila chilometri. È questa più o meno la distanza che separa Roma da Bødo che, per chi ancora non lo sapesse, si trova nel nord della Norvegia. La Conference League ha regalato ai giallorossi una imprevista gita al di là del circolo polare artico, dove le temperature per molti mesi all’anno sono anticipate dal segno -.

Una trasferta sulla carta proibitiva, di “merda” per parafrasare Mancini. Un viaggio ‘avventuroso’ che non ha fermato la passione, anzi l’amore di chi scrive e di altri 400 tifosi giallorossi che per accompagnare la banda – sì, banda – di Mourinho hanno dovuto rispolverare i libri di Geografia e scoprirsi moderni Robinson Crusoe o Roald Amundsen per rimanere dentro i confini norvegesi.

Non ci si perde su una isola, ma poco ci manca. Per arrivare a Bodo è obbligatorio fare almeno uno scalo ad Oslo, la capitale della Norvegia. Ma c’è chi ne ha fatti almeno due, girandosi l’Europa in meno di 24h e dormendo negli aeroporti di Vienna, Francoforte o Amsterdam. Perché alla fine quando ti ricapita nella vita di scegliere Bodo come meta di un viaggio? Pazzie che si fanno solo per amore. Amore non corrisposto.

4000 chilometri affrontati da 400 tifosi che poche ore prima del match hanno invaso una Bodo resa più accogliente e calda dal calore della gente locale. Il clima è gioioso. Arriva la Roma, basta questo per trasformare un giovedì qualunque in un vero e proprio giorno di festa. Ancora non sapevano che quel 21 ottobre – data sgradita ai giallorossi – lo ricorderanno probabilmente a vita. Il Roma Club Norvegia, sì la passione per la lupa non conosce confini – accoglie i tifosi arrivati dalla Capitale. Si scherza, si bevono cicchetti e si mangia carne di balena per combattere freddo e vento gelido. Presagi di una serata gagliarda.

Bodo-Roma: la partita

Per loro era il big match dell’anno. La partita in cui dare tutto. Per noi una “penitenza da pagare”. Tipo rimanere senza smartphone per qualche ora per non aver fatto i compiti. Mourinho manda in campo dal primo minuto ben 9 riserve, tra cui Reynolds, Diawara, Villar e Mayoral. Bastano tre giri di lancette per capire l’andazzo. Loro pressano, la Roma sbaglia i passaggi di mezzo metro.

Al primo affondo il Bodo passa in vantaggio e sembra strano che dopo 45 minuti di gioco il parziale sia solo di 2 a 1 per i norvegesi. Nel settore ospiti regnano il freddo ed il malumore ma è una partita che si può recuperare.

Mou prova a correre ai ripari togliendo Darboe, Villar e Mayoral. L’attaccante spagnolo lasciato negli spogliatoi a mio modesto avviso ingiustamente: lui prova a lottare e correre ma i palloni giocabili sono come la temperatura, 0.

Dopo l’erroraccio di Diawara, inizia una vera e propria mattanza. Il Bodo non fa niente di speciale: verticalizzazioni continue alla ricerca di Erik Botheim che Kumbulla e Ibanez lo trasformano in Haland per una notte.

Finisce 6-1 e poteva andare peggio. Abraham, entrato nella ripresa, è il primo ad avvicinarsi al settore ospiti. Poi arrivano timidamente quasi tutti gli altri per chiedere scusa. Scuse non accettate. Imperdonabili. La Roma ha tradito i suoi tifosi. Ancora una volta.

Mourinho: “Manca la qualità”

Mou a fine partita è durissimo in conferenza stampa: “Colpa mia. Ho sbagliato a mandare le riserve in campo”. La Zucchelli chiede se può essere un problema di mentalità ma la risposta è secca: “Non è un problema di mentalità, manca la qualità in panchina. Non possono giocare sempre gli stessi”. Tradotto: a parte 13/14 elementi il portoghese reputa gli altri scarsi, o per essere gentili non da Roma. Lo Special One manda un messaggio chiaro ai Friedkin: a gennaio servono diversi rinforzi. Obbligatoriamente.

Bodo, il ritorno

Ragione o torto è stata una prestazione indegna. Una figuraccia clamorosa ingiustificabile. La Roma riparte subito per l’Italia perché domenica all’Olimpico arriva il Napoli di Spalletti. Napoli, la città che mi accoglierà al rientro prima di ritornare nella Capitale. Perché oltre alle sei reti c’è un tortuoso viaggio di ritorno da affrontare per chi si è spinto sin al 67º parallelo. Roba da epica.

I tifosi ritornano mestamente negli hotel senza nemmeno passare dai locali. Per molti il rientro è venerdì mattina presto. Per i più fortunati sono solamente 10 le ore di viaggio da affrontare divise in almeno due voli. 4000 chilometri con un dolore nel cuore, quello di essere stati traditi dalla propria amata.

Da Bodø – Andrea Alampi

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