Pagelle Inter Shaktar: da Papi-Tauro ai Very Normal People

Pubblicato il autore: Giuseppe Colicchia Segui

Dopo dieci anni l’Inter ritorna a giocarsi una finale di una coppa europea; dopo 22 torna a giocarsi una finale di Europa League, l’ultima risale alla vittoria nella finale di Parigi contro la Lazio nel 1998, quando si chiamava ancora Coppa Uefa. I nerazzurri hanno battuto per 5 a 0 gli ucraini dello Shaktar Donetsk alla semifinale di Europa League, accedendo così alla finale che si disputerà venerdì sera contro il Siviglia. Gli uomini di Conte hanno saputo annullare i punti di forza degli avversari, evidenziandone invece i punti deboli. Il risultato a fine gara parla chiaro ed esprime in pieno il livello della prestazione fornita dai giocatori dell’Inter. Passiamo allora ad analizzare le prestazioni dei singoli, vedendo quanto hanno preso in pagella.

Pagelle Inter Shaktar: nerazzurri straordinari

Handanovic 6.5, Mental and technical coach.
Lo sloveno è chiamato più a fare il capitano che il portiere in questa gara. La difesa nerazzurra si copre bene e non fa passare nulla. Una sola parata per lui sul colpo di testa debole e centrale di Junior Moraes. Per il resto la sua è la seconda voce che si sente dal campo dopo quella di Antonio Conte. Telecomanda la propria linea difensiva dando fiducia a tutta la squadra. Se si paragona il suo gioco con i piedi a quello del portiere avversario è evidente il grande salto in avanti compiuto negli ultimi anni dal portiere nerazzurro.

Godin 7, Garra e mestiere.
Non è un caso che da quando gioca lui l’Inter non subisce più gol: una solo rete subita nelle ultime sette gare (ovvero il gol fortunoso di Havertz ai Quarti). L’uruguaiano mette in campo tutta la sua garra e la sua leadership. I contrasti aerei sono tutti suoi.

De Vrij 7, Il ritorno del muro.
L’olandese torna a fornire una prestazione di altissimo livello, come ci aveva abituato per il resto della stagione. Fondamentale in due chiusure difensive nei momenti di maggior pressione degli avversari. Oltre all’aspetto difensivo, l’olandese ci ricorda come l’impostazione centrale che parte dalla difesa sia affidata a lui.

Bastoni 6.5, Personalità.
Serve personalità per disputare una semifinale di Europa League a certi livelli. Alessandro di personalità ne ha da vendere. Al termine della gara spiega come non senta la pressione ma si diverta quando scende in campo. La sua spensieratezza traspare in alcune occasioni che avrebbero potuto costare caro ai nerazzurri: qualche errore di troppo nei passaggi e una dormita sull’unica occasione da gol per gli ucraini. Nel complesso la sua è una prova positiva se si pensa al fatto che abbia solo 21 anni e che fino allo scorso anno giocava (nemmeno sempre) al Parma.

D’Ambrosio 7.5, Rambo.
L’esterno italiano è sempre più un uomo chiave per i nerazzurri. Lottatore dal primo minuto di gioco fino all’ultimo secondo (prima della sostituzione a fine gara). In uno scontro di gioco si riapre la ferita alla testa rimediata in un contrasto con Godin di qualche settimana fa, ma a ferire gli avversari ci pensa lui. Il suo gol del 2 a 0, realizzato con un grande stacco di testa su corner, taglia le gambe agli avversari che soltanto due minuti prima avevano avuto la loro migliore occasione da gol.

Barella 8, Giovane fuoriclasse.
La sua è una prestazione sontuosa, di quantità e qualità. Il centrocampo nerazzurro con lui gira a mille all’ora. È un moto perpetuo, il primo ad attaccare e il primo a difendere. I centrocampisti e i difensori avversari lo avranno avuto come incubo notturno: ad ogni minimo errore di impostazione c’era lui a recuperare e pulire la palla. Suo l’assist per il gol del vantaggio di Lautaro, dopo aver recuperato palla, saltato secco un avversario e messo un pallone con i giri giusti sulla testa del compagno di squadra.

Brozovic 6.5, Ordinaria amministrazione.
Non una prova straordinaria per il croato a cui viene affidata l’impostazione da regista del centrocampo nerazzurro. Qualche sbavatura e lamentela di troppo ma il suo apporto anche fisico alla gara è comunque importante.

Gagliardini 6.5, Gregario.
Roberto è un soldato al servizio del comandante Antonio Conte. Un soldato semplice. I limiti tecnici ci sono e in alcune occasioni della partita si notano, ma non è questo quello su cui punta il suo allenatore. Conte ha scelto ormai i suoi undici e in questi c’è sempre Gagliardini. Chilometri e centimetri preziosi per il gioco dell’Inter. Bravo in pressione alta e in aiuto sull’esterno sinistro a Young.

Young 6+, Anonimo.
L’inglese non disputa di certo la sua migliore gara. Nel complesso è tra i peggiori dei nerazzurri ma più per meriti dei compagni di squadra che per demeriti suoi. Sulla destra l’Inter riesce a sfondare meglio con D’Ambrosio. Lui a sinistra spinge poco ma è attento e non fa sbavature.

Lukaku 7.5, Ad un passo dal Fenomeno.
Fino al 74′ la sua era una prestazione deludente. L’attaccante nerazzurro che aveva brillato in questa serata era il suo compagno di reparto. Il gigante belga non riusciva ad incidere sulla gara, sbagliando qualche appoggio e lamentandosi con i propri centrocampisti per alcune incomprensioni in campo. Nel secondo tempo migliora la sua prestazione e fornisce l’assist a Lautaro per il gol del 3 a 0. Da lì in poi si prende la scena realizzando una doppietta di forza fisica e voglia. Si porta a spasso Khocholava nella sua inarrestabile corsa verso il gol del 5 a 0. 33 gol in stagione per il belga che adesso è ad un solo gol di distanza da Ronaldo il Fenomeno, che proprio in finale di Coppa Uefa nel 1998 aveva siglato il suo trentaquattresimo gol in stagione.

Lautaro 8.5, Papi-Tauro.
La notizia che presto diventerà padre sembra abbia portato maggiore maturità in lui. Maturità che trasmette anche in campo. Si trascina la squadra sulle proprie spalle realizzato una importantissima doppietta e fornendo l’assist a Lukaku. La sua prestazione va oltre ai gol, festeggiati entrambi in onore della figlia in arrivo. Lautaro ci mette la testa in questa partita, non solo nel gol che sblocca la gara con una sua grandissima incornata. Stavolta è un “papà toro”.

Biraghi 6+, Very Normal People.
Entrato al 66′ al posto di Young, non fa meglio dell’inglese ma nemmeno peggio. Il voto sarà quindi uguale per entrambi. Non due prestazioni negative ma “normali”.

Moses, Eriksen, Esposito, Sensi: s.v. 

  •   
  •  
  •  
  •