Real Madrid, come buttare i soldi. Il “novellino” Zidane firma per due anni

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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Ormai è ufficiale. Zinedine Zizou Zidane sarà l’allenatore del Real Madrid fino al 30 giugno 2018, secondo quanto aveva già riportato il sito del quotidiano spagnolo Marca, ovvero lo stesso termine che aveva con il Castilla, la squadra B del Real Madrid che Zidane allenava prima di approdare nella prima squadra. L’atto ufficiale è giunto a un mese dallo sbarco dell’ex fantasista francese sulla panchina lasciata vuota da Rafael Benitez. I Blancos, non ci sono ragioni per dire il contrario e i fatti lo confermano, hanno davvero mutato marcia con il cambio in panchina. Vedi le prestazioni da applausi di giocatori come Karim Benzema, Gareth Bale e Cristiano Ronaldo: fino a una settimana prima, con Benitez, i madrileni erano fiacchi e mosci; col cambio in corsa, nuovi stimoli e una nuova linfa vitale hanno rigenerato sia la squadra che tutto l’ambiente madrileno. Se sia o meno merito di Zidane poco importa per il nostro ragionamento, manca ancora un tassello, e questo è “la lista della spesa” (come va ormai di moda di questi periodi nei grandi club europei).

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Secondo As, il presidente del Real Madrid Florentino Perez ha iniziato ad intrattenere rapporti con vari club europei già da un po’ di tempo per concordare l’acquisto di giocatori di livello mondiale. Su tutti i nomi che si sono susseguiti, i principali due sono il centravanti polacco Robert Lewandowski del Bayern Monaco e il centrocampista francese Polpo Paul Pogba della Juventus. Ovviamente, sia i bavaresi che i bianconeri hanno fatto sapere che i giocatori non sono in vendita. Ormai abituati alle Pogba-novela o alle Lewandowski-novela del caso, la domanda sorge spontanea: è fruttifero per il club madrileno affidare il timone a un neo allenatore, dandogli inoltre una disponibilità economica molto elevata?

La carriera professionale e il palmares ottenuto da calciatore di Zinedine Zidane è fuori discussione, ma viene da chiedersi se si può ripetere come vincente anche da allenatore, poi di un club cosi prestigioso. Ad un campione di questo livello auguriamo lo stesso percorso di un altro campione e allenatore poi, l’olandese Hendrik Johannes Cruijff, che sulla panchina del Barcellona ha vinto quasi quanto da giocatore. Certo nel calcio i migliori allenatori sono ex giocatori e più precisamente centrocampisti, e con questo un inventore di magie come Zidane non può che beneficiarne, ma il calcio giocato è altra cosa e Zizou lo sa bene.

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La sua carriera dopo il ritiro è da subito stata di pari livello: dal 1 giugno 2009 è il consigliere di Florentino Perez, due anni dopo diventa direttore sportivo del club. Passa poi anche alla panchina, come secondo di Carletto Ancelotti, mantenendo sempre il ruolo di direttore sportivo. Il 25 giugno 2014 viene nominato allenatore del Castilla, seconda squadra del Real, che gioca nella terza divisione del campionato di calcio spagnolo. Poi il salto finale, il 4 gennaio di quest’anno subentra nella panchina della prima squadra del club al posto dell’esonerato Rafael Benitez.

Di sicuro il nome che porta ha tanto peso nel mondo del calcio, lo avevamo lasciato a Berlino, uscendo di scena troppo presto, dandoci le spalle, stralciando in un gesto ormai diventato memoria la sua immensa storia di fuoriclasse, sfilava mestamente accanto alla nostra quarta coppa del mondo. This is the end. The end of everything that stands. Si, la fine di tutto ciò che esiste. Ma ora c’è un nuovo inizio, che l’eterno numero dieci vivrà con la semplice eleganza di un eroe.

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