Ghiggia, l’eroe dell’Uruguay che fece piangere il Brasile

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
VALENCIA, SPAIN - FEBRUARY 08: Official ball of the 2018 FIFA World Cup prior to the Copa de Rey semi-final second leg match between Valencia and Barcelona on February 8, 2018 in Valencia, Spain. (Photo by Manuel Queimadelos Alonso/Getty Images)

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Ghiggia, l’incubo del Brasile. Maracanazo. Una parola che fa venire i brividi a milioni di tifosi brasiliani. 16 luglio 1950, una data ben impressa nella storia del calcio. Al Maracanà di Rio de Janeiro ci sono 200mila persone pronte a festeggiare il primo titolo mondiale del Brasile. I padroni di casa, che all’epoca giocano ancora con la maglia bianca, hanno bisogno di un pareggio contro l’Uruguay per alzare la loro prima Coppa Rimet. La Federcalcio brasiliana, già alla vigilia della gara contro l’Uruguay, consegnò un orologio d’oro a ciascun giocatore della nazionale con incisa la dedica “Ai campioni del mondo”. Il centrocampista brasiliano Zizinho raccontò, anni dopo, che nello stesso giorno firmò più di duemila autografi con scritto “Brasile campione del mondo”.

La stampa brasiliana uscì con titoli celebrativi già il giorno della partita. Sulla prima pagina dell’edizione del 16 luglio del popolare quotidiano carioca Diário do Rio si leggeva: «O Brasil vencerá» (Il Brasile vincerà) e «A Copa será nossa» (La Coppa sarà nostra). La festa sembra poter partire quando il Brasile, a inizio secondo tempo, si porta in vantaggio con Friaca che batte il portiere avversario Maspoli. I brasiliani, come loro costume, non pensano a gestire il risultato e continuano ad attaccare. L‘Uruguay continua a giocare ordinato e ben messo in campo. Al 66′ Ghiggia, talentuosa ala destra, crossa in mezzo per Schiaffino che segna. A questo punto la partita torna in bilico e i fantasmi cominciano ad aleggiare sul Maracanà.

Ghiggia, una data nel destino

Al 79′ ancora Ghiggia si invola sulla destra. Gli uruguaiani occupano bene l’area di rigore con tre elementi, tra cui Schiaffino, e il portiere brasiliano Barbosa fa un passo verso il centro della porta aspettandosi il cross. Un movimento che Ghiggia coglie e che lo porta a calciare sul primo palo, segnando il gol della vittoria. L‘Uruguay è campione del mondo per la seconda volta. Il Maracanà e tutto il Brasile piomba nello sconforto. Decine di persone si spingeranno al suicidio per la delusione. Ghiggia verrà aggredito dopo la partita e ferito ad una gamba. Resterà fermo qualche mese, prima di tornare a giocare con il Penarol. Giocherà in Uruguay fino al 1953 quando arriva la chiamata della Roma. Ghiggia sarà giallorosso fino al 1961, prima di un breve passaggio al Milan prima di tornare in patria per chudere la carriera. Giocherà qualche partita anche con la nazionale italiana, da oriundo.

Un uomo così non poteva che scegliere una data qualsiasi per abbandonare la terra dei vivi. Già, perché Alcides Edgardo Ghiggia muore il 16 luglio 2015. Esattamente 65 anni dopo il Maracanazo. Una delle partite più incredibili della storia del calcio. Un match che ha fatto cambiare per sempre i colori del Brasile. Dopo quella sconfitta infatti la Selecao comincerà a giocare prima con una maglietta blu e poi con l’ormai consolidata divisa verdeoro.”Tre persone hanno zittito il Maracanà: Frank Sinatra, Papa Giovanni Paolo II e io”, questo gli piaceva spesso ripetere quando gli chiedevano del Maracanazo. Più  che una partita, un vero e proprio evento storico sia per l’Uruguay che per il Brasile. Alcides Ghiggia, un gol per l’immortalità calcistica.

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