Mondiali 2018: Romelu Lukaku, storia di un campione venuto dal basso

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui

Romelu Lukaku – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Ha messo a soqquadro la difesa della Tunisia, siglando una doppietta. Stiamo parlando di Romelu  Lukaku, aitante centravanti della Nazionale belga, punta di diamante nello scacchiere tattico del c.t. Roberto Martinez. Il numero nove belga, al momento, condivide lo scettro di capocannoniere nella competizione iridata russa con Cristiano Ronaldo, per via dei quattro gol siglati tra Panama e Tunisia. Lukaku oramai è divenuto uno spettro per qualsiasi tipo di difesa avversaria. Il centravanti, classe 1993, è forte fisicamente, imprendibile nel gioco aereo, con il suo lavoro riesce a fare reparto da solo ed è alquanto cinico nel tramutare in gol gli assist pregevoli forniti dai suoi compagni di squadra sia in Nazionale che nel Manchester United.

La sua carriera prese il via in Patria, tra le fila dell’Anderlecht, per poi iscrivere il suo nome a doppio filo con quello della Premier League inglese, indossando le maglie di Chelsea, West Bronwich ed Everton, club con cui esplose, realizzando ben 87 reti in quattro stagioni, tra campionato e coppe. Nell’estate scorsa il Manchester United, alle prese con una concorrenza agguerrita, si è aggiudicata le prestazioni di questo portentoso centravanti belga, che alla prima stagione agli ordini di mister José Mourinho, ha messo a segno 16 gol in Premier, 5 in Champions League e 2 in FA Cup. Sino a qui stiamo tessendo le lodi di un calciatore infallibile sotto porta, un cecchino d’area di rigore che qualsiasi squadra vorrebbe, ma nei giorni scorsi, è trapelata una notizia che ci ha fatto conoscere Romelu Lukaku sotto un’altra veste, una veste più umana attraverso un aneddoto riguardante la sua infanzia, decisamente dura, contraddistinta da stenti e sofferenze, con i topi che gironzolavano per casa e la madre che non sapeva più cosa preparare da mangiare per i suoi figli considerando le gravi ristrettezze economiche.

In un’intervista a cuore aperto, Lukaku non ha provato imbarazzo nel descrivere i suoi primi anni di vita per nulla affatto felici, confidando che fu proprio attraverso il calcio che avvenne la sua riscossa e quella di una famiglia alle prese con una situazione che definire indigente rischiava di apparire un eufemismo. “All’età di 6 anni non avevamo l’acqua e a stento il cibo. Mia madre spesso mescolava il latte con l’acqua, ma mi sorrideva sempre, come se tutto fosse a posto. Sapevo cosa stesse succedendo, non avevamo soldi per arrivare a fine settimana: eravamo al verde, in rovina. Mi sono presto reso conto che questo doveva finire. Quella era la nostra vita. Giuro su Dio, ho fatto una promessa, era come se qualcuno mi avesse risvegliato. Diventerò un calciatore dell’Anderlecht, accadrà presto, ho raccontato a mia madre e così è stato. Voglio essere il miglior giocatore della storia del Belgio, questo è il mio obiettivo. Non solo un buon attaccante: il migliore. Ho visto troppi topi correre dentro la mia stanza, ho tanta rabbia dentro. Ho una missione“. E’ questo, di sicuro, il gol più bello e significativo messo a segno da Lukaku, ariete d’area infallibile che è riuscito a coronare il suo sogno ed ora vorrà esaudire il desiderio di un popolo intero, ossia quello di condurre la Nazionale belga sul tetto del mondo. Tutto ciò non chiamatela “missione impossibile”, perché per questo centravanti venuto dai bassifondi, scalare gerarchie non è stato mai insormontabile.

  •   
  •  
  •  
  •