Mondiali 2018: Halldorsson e Jo, storie di portieri

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui

Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

Il Mondiale non segue una logica ben precisa e delineata. Il palcoscenico russo è indubbiamente il teatro in cui si esibiscono campioni del calibro di Cristiano Ronaldo, Messi, Neymar, in cui assistere ai gol di Kane, Griezmann oppure alle giocate strabilianti di Iniesta e Di Maria, calciatori dal talento indiscusso e dal palmares invidiabile. Ebbene sì, tutto ciò è assolutamente vero, ma la competizione iridata permette a dei perfetti sconosciuti di piombare, tutto d’un tratto, sotto le luci della ribalta, facendo incetta di elogi. Molto più del famoso aforisma:” in futuro saranno tutti famosi per 15 minuti” teorizzato da Andy Warhol.

Se spostiamo i riflettori dai top players, intravediamo due sagome, sino ad ieri semisconosciute, ed oggi divenute veri e propri beniamini. Stiamo parlando di Hannes Thor Halldorsson, portiere dell’Islanda e di Jo, estremo difensore della Corea del Sud. Halldorsson e Jo sono entrambi alla prima partecipazione ad un Mondiale, ed entrambi hanno fatto parlare di sé dopo la prima apparizione. Minuto 64 di Argentina-Islanda, il punteggio è fissato sull’1-1 e l’arbitro Marciniak decreta un penalty a favore dell’Albiceleste a seguito di un fallo, in area, di Magnusson nei confronti di Meza. Dal dischetto si presenta proprio lui, Leo Messi, che con calma serafica posiziona la palla sul dischetto. Gli occhi di un popolo intero, quello argentino, sono puntati sul loro idolo, il numero 10, che attende nient’altro che l’arbitro polacco gli dia il via per poter calciare. In tribuna è presente anche Diego Armando Maradona, l’ultimo ad alzare al cielo la coppa del Mondo con la maglia dell’Argentina.

Diego è lì che osserva con attenzione le movenze di Messi, con un’intensità di sguardo che sembra quasi voglia accompagnarlo nel momento della rincorsa. Messi sente che è arrivato il suo momento, compie qualche passo all’indietro, per poi partire con l’obiettivo di calciare la palla in fondo al sacco. E’ proprio in questo momento che il protagonista principale non è più il numero 10 argentino, bensì Hannes Halldorsson, portiere islandese, dal passato nelle vesti di videomaker. L’estremo difensore, con un balzo, si distende sulla sua destra e neutralizza il penalty calciato dalla “pulce”. I tifosi islandesi presenti a Mosca impazziscono di gioia: tutto d’un tratto, Halldorsson diventa eroe nazionale, per poi ripetersi qualche minuto più tardi su un tentativo insidioso di Pavon. E’ lui il match-winner della gara, l’uomo in grado di neutralizzare un “fenomeno”, e poco importa se tra Messi e l’ex videomaker ci siano decine e decine di trofei e titoli di differenza, in questa circostanza è Halldorosson ad aver scritto una pagina importante e sensazionale nella storia del Mondiale russo.

Compiamo un salto in avanti di qualche giorno e giungiamo a ieri, dove a Novogorod si sta disputando la sfida tra Svezia e Corea del Sud. A difendere la porta della compagine asiatica vi è il giovane Jo, ragazzo non particolarmente alto e dalla pettinatura decisamente rivedibile. Il c.t. Tae Yong Shin decide di puntare su di lui, a dispetto della giovane età e lo getta nella mischia. In pochi, almeno inizialmente, mostrano attenzione su di lui, sino a quando ha il via il suo show personale. Al 20′ si esibisce in una parata spettacolare, infarcita di istinto, nel murare un tentativo ravvicinato di Berg. A seguire compie un’uscita tempestiva al fine di chiudere lo specchio di porta, nuovamente alla punta svedese, per poi salire in cattedra, nella ripresa, respingendo, con scatto felino, un colpo di testa, a ridosso dell’area piccola, da parte di Toivonen. Jo appare scritturato dallo sceneggiatore di “Holly e Benji”, risultando determinante attraverso interventi miracolosi.

Vola da un palo all’altro e mostra una reattività ineguagliabile, rubando la scena ai suoi compagni di squadra. La Svezia non sa come perforare il fortino coreano, difeso come un vero samurai da Jo. Il giovane portiere sudcoreno è costretto, però, ad arrendersi solamente in occasione del calcio di rigore realizzato da Granqvist, che regalerà i tre punti alla nazionale scandinava. La Corea del Sud, al triplice fischio finale, esce dal campo amareggiata per la sconfitta subita, ma con la consapevolezza di aver scoperto un giovane portiere che difende la propria porta con determinazione e tenacia.

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