Mondiali 2018: Didier Deschamps non è un contabile della panchina

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Nei mesi scorsi una vecchia gloria del calcio francese, Eric Cantona, in maniera piuttosto pungente e sarcastica ha definito Didier Deschamps un semplice contabile seduto in panchina, uno di quelli che non apporta né filosofia di gioco né lezioni di tattica, limitandosi ad un semplice compito di gestione. Niente di più falso, invece, per quanto concerne l’attuale c.t. della nazionale francese, finalista nel Mondiale di Russia 2018. Deschamps ha dimostrato di possedere ottime doti qualitative, strutturando nel migliore dei modi la sua squadra, capitalizzando in maniera notevole il talento e le abilità dei suoi uomini.

La Francia che si appresta a disputare la sua terza finale mondiale ricalca per molti aspetti quella nazionale che trionfò nel 1998 e che vide in Deschamps uno dei maggiori interpreti. Il 4-2-3-1 imbastito dall’ex allenatore tra le altre di Juventus e Olympique Marsiglia, rispecchia il modulo utilizzato vent’anni fa da Aimé Jacquet che portò alla conquista della Coppa del Mondo. Certo, in questa Francia manca un calciatore dalla classe cristallina e sopraffina come Zinédine Zidane, ma non è un paragone improponibile rivedere in Pogba e Kanté quanto di straordinario venne compiuto da Deschamps e Karambeu, così come Mbappè e Griezmann reggano il confronto con gli ex campioni del mondo Djorkaeff e Petit. In avanti? Giroud e Guivarc’h sembrano simili. Entrambi non hanno un particolare feeling con il gol durante l’edizione del Mondiale, ma nonostante ciò mostrano impegno, abnegazione e voglia di mettersi al servizio dei propri compagni di reparto. Le analogie sono molte, trovare aspetti identici è ovviamente impossibile, ma regna un filo conduttore che leghi quella Francia titolata agli attuali Blues.

Deschamps, inoltre, mira dritto a non fallire l’appuntamento con la finale per centrare un obiettivo assai prestigioso, ovvero quello di rientrare nel novero di coloro che siano riusciti a conquistare una Coppa del Mondo sia nelle vesti di calciatore che di commissario tecnico, prima di lui solo Beckenbauer e Zagallo hanno compiuto tale impresa. Per quanto concerne il tecnico natio di Bayonne appare assai lontana quella breve esperienza, durata meno di un anno, alla guida della Juventus, in serie B, stagione che però interpretò al meglio riportando la Vecchia Signora in massima serie, per poi, senza motivi apparentemente plausibili, concludersi con le sue dimissioni. Prima di allora Didier fu protagonista di una clamorosa finale in Champions League al timone del Monaco, persa contro il Porto allenato all’epoca da José Mourinho, mentre dal 2009 ebbe il via la sua parentesi durata tre anni alla guida dell’Olympique Marsiglia.

Esperienza, quella, decisamente positiva che lo portò a conquistare un campionato, tre Coppe di lega francese e due Supercoppe nazionali. Un palmares degno di nota con l’OM che fece da apripista alla sua avventura con la nazionale francese. Dal 2012 ad oggi Deschamps ha inanellato una discreta partecipazione al Mondiale brasiliano del 2014, raggiungendo i quarti di finale, un secondo posto nell’Europeo disputato in casa nel 2016, quando all’atto conclusivo venne messo ko dal Portogallo, ed ora un’altra finale, ma stavolta di un Mondiale, dove a contendere l’ambita coppa ricoperta d’oro vi sarà la sorprendente e compatta Croazia di Zlatko Dalic.

I transalpini, però, non dovranno farsi distrarsi da tutto ciò che graviterà attorno a questo evento dalla portata internazionale. I “galletti” saranno chiamati a seguire le indicazioni del loro c.t., uomo che ha avuto il merito di creare e amalgamare una squadra compatta e coesa, sincronizzata nei movimenti, tirando fuori il massimo dai suoi uomini di spicco, come Mbappè e Griezmann, lavorando, altresì, in maniera meticolosa su Pogba, convincendolo a dismettere gli abiti da leader per indossare vestiti da gregario e ruba palloni, fornendo, in questo modo, un contributo prezioso a tutto il resto della squadra.

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