Mondiali 2018: Svezia, non chiamatela semplicemente sorpresa

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Definirli outsider rischia, a questo punto, di essere alquanto riduttivo per i ragazzi guidati dal c.t. Jan Andersson. La Svezia dopo aver superato con merito e determinazione la Svizzera per 1-0 grazie alla rete siglata da Forsberg, su deviazione decisiva di Akanji, strappa il pass per i quarti di finale dove incontrerà l’Inghilterra. In quant avrebbero scommesso che i gialloblù sarebbero riusciti ad issarsi sino a questo gradino della manifestazione? Inizialmente in pochi, addirittura in Italia guardavamo con scetticismo Granqvist e compagni, consapevoli che le porte per Russia 2018 ci fossero state sbarrate da una compagine che al massimo avrebbe disputato tre incontri durante la fase a gironi e nulla più.

Svezia difensivista, Svezia poco avvezza al bel gioco, Svezia modesta e soprattutto senza il suo calciatore cardine, ovvero quello  Zlatan Ibrahimovic in grado di fornire la scintilla giusta. Ed invece, nulla di tutto ciò. Il commissario tecnico Andersson ha avuto il merito di credere sin  dall’inizio della sua cavalcata verso la fase finale dei Mondiali, sui suoi uomini, spargendo vittime illustri come l’Olanda, nel girone eliminatorio, e l’Italia, per l’appunto, che ebbe la peggio nel doppio spareggio playoff, senza considerare che anche la Francia, sempre durante la fase di qualificazione, non ebbe vita facile contro Forsberg e compagni. Il Mondiale non ha fatto altro che ribadire ciò. La nazionale scandinava ha sino ad ora inanellato ben tre vittorie su quattro incontri disputati, siglando sei reti e subendone solo due, entrambe nella stessa partita, ossia nel match perso contro la Germania per 2-1.

Contro la Corea del Sud, pur senza brillare, la Svezia ridusse al minimo le occasioni offensive da parte degli asiatici, riuscendo a colpire nel momento maggiormente propizio. Al cospetto del Messico, i gialloblù hanno sfoderato una performance altisonante, annichilendo un avversario assai competitivo. Mentre ieri, con determinazione, acume tattico e il giusto equilibrio, gli scandinavi hanno superato la Svizzera, a margine di una gara impronosticabile alla vigilia. L’unico cruccio rimane quel ko  rimediato, all’ultimo istante, contro la Germania, ma ciò è oramai acqua passata, in quanto i tedeschi siano fuori dai giochi, mentre la Svezia si gode questo prestigioso passaggio del turno, che le permette di entrare nel novero delle migliori otto nazionali al mondo.

Tutte le perplessità che hanno caratterizzato quest’avventura dei gialloblù al Mondiale si sono gradualmente dissipate. Parlare di Ibrahimovic rischia di essere un giochino inutile e stucchevole. Pur senza grandi firme, gli  uomini guidati da Andersson stanno scrivendo una pagina sensazionale del calcio svedese, provando a ricalcare quanto di straordinario compiuto nel 1994, quando in occasione del Mondiale statunitense, l’allora nazionale composta dai vari Brolin, Kennet Andersson e Dahlin, riuscì ad approdare in semifinale, per poi essere sconfitta dal Brasile attraverso un gol di Romario, ottenendo, comunque,  il terzo posto, sovrastando nella finale per la medaglia di bronzo, l’allora sorprendente Bulgaria di Hristo Stoichkov. Quel paragone rischia di essere piuttosto impegnativo ma per questa Svezia, partita a luci spente, sorprendere gli addetti ai lavori è diventato quasi un clichè.

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