Mondiali 2018: Spagna, storia di un disastro annunciato

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui
MALAGA, SPAIN - NOVEMBER 11: Isco Alarcon of Spain reacts during the international friendly match between Spain and Costa Rica at La Rosaleda Stadium on November 11, 2017 in Malaga, Spain. (Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

Isco – Foto originale Getty Images© selezionata da SuperNews

Si chiude così, dagli undici metri, il cammino delle “furie rosse” nel Mondiale in Russia. La banda guidata da Fernando Hierro crolla ai calci di rigore contro i padroni di casa, salutando anticipatamente la massima competizione iridata. Dopo i fasti di Sudafrica 2010, nonostante una rosa che si sia continuamente rinnovata attraverso interessanti e validi nuovi innesti, il percorso della Spagna, non è stato affatto esaltante nelle varie competizioni che si sono susseguite.

Dall’eliminazione alla fase a gironi nel Mondiale del 2014, al ko agli ottavi di finale contro l’Italia ad Euro 2016, per poi giungere ai giorni nostri ed osservare la caduta di Sergio Ramos e compagni contro un’intraprendente e coraggiosa Russia. I motivi di questa uscita di scena sono da attribuire, non tanto al livello qualitativo della rosa, alquanto elevata, né tanto meno agli addii imminenti di molti “senatori“, tra cui Iniesta, i quali hanno già fornito il loro lauto contributo nel corso degli anni, quanto piuttosto l’eliminazione delle “furie rosse” è stata dettata, quasi certamente, dalla scelta scioccante da parte del Presidente della Federazione calcistica spagnola, Rubiales, di esonerare Lopetegui alla vigilia del Mondiale, reo di aver firmato, senza alcun preavviso, un contratto con il Real Madrid.

Tale decisione, assunta nell’arco di una serata, ha creato scompiglio all’interno della compagine iberica, ritrovatasi in un solo attimo ad avere come commissario tecnico Fernando Hierro, uno che sino a qualche istante prima stava svolgendo il ruolo di direttore sportivo della Nazionale e tra l’altro, aspetto per nulla affatto secondario, da un passato decisamente modesto nelle vesti di allenatore, avendo guidato per una sola stagione l’Oviedo, nella seconda serie spagnola, senza ottenere clamorosi risultati.

Il resto è stato un andamento a calare: dopo la prima uscita che aveva messo in mostra una Spagna arrembante e famelica, soprattutto in attacco, in occasione del 3-3 contro il Portogallo, dove, probabilmente, era ancora ben visibile la mano di Lopetegui, andando avanti le “furie rosse” non hanno sciorinato performance da primi della classe. La vittoria di misura contro l’Iran non ha di certo fatto stropicciare gli occhi, così come il pareggio per 2-2 con il Marocco, nazionale, quest’ultima, già eliminata dalla corsa mondiale. Agli ottavi, i pronostici erano dalla parte di Diego Costa e compagni ed invece contro una Russia mai doma, le “furie rosse” hanno messo in mostra una prestazione balbettante, caratterizzata da un lungo possesso palla alquanto abulico e sterile, senza mai creare occasioni da rete realmente pericolose.

La lotteria dei rigori ha premiato i padroni di casa russi, scesi in campo senza indossare gli abiti da sparring partners, mentre per la Spagna, questa clamorosa uscita di scena, dovrà inevitabilmente dare il via ad un nuovo corso in panchina, con Michel e Luis Enrique tra i favoriti, riflettendo su quanto sia costata cara quella differente visione d’intenti tra Lopetegui e Rubiales, con la Federazione che non ha perdonato all’ex c.t. spagnolo di aver giurato fedeltà ai Blancos, a poche ora dal fischio d’inizio di Russia 2018. Il girone di qualificazione a questo Mondiale chiusosi brillantemente al primo posto e le successive amichevoli internazionali non lasciavano presagire ciò, anzi, le “furie rosse” erano etichettate tra le favorite per alzare al cielo la Coppa del Mondo, ed invece Iniesta e compagni sono tornati sulla terra, sembrando umani, pagando a caro prezzo i dissidi che hanno contraddistinto l’imminente vigilia di un Mondiale che ci appresta a regalare continue sorprese.

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