Intervista esclusiva a Giancarlo Padovan: "Le due idee della Juve se Allegri non rimane. Pioli legato ai risultati. Napoli? Vedo un solo responsabile"

La nostra redazione ha intervistato il popolare giornalista per fare il punto sulla stagione del calcio italiano e soprattutto sullo stato di salute delle big del nostro campionato. Dalle prospettive dell'Inter in Champions League al futuro in bilico di Allegri e Pioli, passando per la crisi senza fine dei campioni d'Italia.

Grazie all’ottimo cammino fin qui avuto dalle nostre rappresentanti in Europa la Serie A sogna di qualificare cinque squadre alla prima edizione della “nuova” Champions League. Eppure il “dibattito” interno al campionato impazza e allo stato attuale si sorride solo in casa Inter. Le altre grandi hanno problemi assortiti e per molte sembra prospettarsi un’estate di cambiamenti in panchina. Per fare il punto della situazione la redazione di SuperNews ha raggiunto Giancarlo Padovan. Al popolare e stimato giornalista abbiamo chiesto un parere sullo stato di salute delle big del nostro calcio.

Direttore Padovan, a settembre aveva capito in anticipo che l’era Garcia a Napoli sarebbe durata poco. Col senno del poi pensa che sarebbe stato giusto puntare subito su Calzona invece di chiamare Mazzarri o al contrario il fatto che la squadra non riesca a riprendersi fa capire che il vero problema non sta in panchina? Vede i campioni d’Italia ormai fuori dalla corsa Champions?

Puntare subito su Calzona dopo l’esonero di Garcia sarebbe stata una scelta di buon senso, anche se ritengo che la decisione migliore sarebbe stata puntare su un allenatore che propone un calcio moderno come Igor Tudor. Comunque il fatto di essere dovuti ricorrere al terzo tecnico è la conferma di come il primo responsabile della situazione che si è creata sia il Presidente. De Laurentiis ha sottovalutato il lavoro fatto da Spalletti e Giuntoli, pensando che il merito principale fosse dei giocatori. I fatti hanno detto altro, perché il gruppo rimasto inalterato a parte la cessione di Kim è sembrato avere già la pancia piena. La lotta Champions? Il Napoli dell’anno scorso è stato sfasciato, forse non è ancorar tutto perso, ma servirebbe una continuità di risultati che quest’anno non c’è mai stata.

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Domenica si giocherà un delicatissimo Napoli-Juventus. Come si spiega l’improvvisa involuzione subita dai bianconeri? Ritiene possibile che il gruppo abbia mollato anche solo a livello inconscio dopo aver visto sfumare il sogno di tenere testa all’Inter fino alla fine? Secondo lei ci sarà ancora Allegri in panchina l’anno prossimo?

La Juventus è rimasta a lungo attaccata all’Inter con le unghie e con i denti, andando oltre alle proprie possibilità tecniche, perché ritengo che l’organico sia il meno competitivo tra le grandi. Aver tenuto vivo il campionato per così tante giornate è un merito che va riconosciuto a squadra e allenatore. Concordo sul fatto che evidentemente, dopo aver visto l’Inter scappare, il gruppo abbia mollato qualcosa, anche se inconsciamente. Il futuro di Allegri? Se inizierà la prossima stagione lo farà in scadenza, vedo improbabile un prolungamento. Se invece dovessero trovare un accordo per rescindere la Juve punterà su uno tra Thiago Motta e Conte. I tifosi vorrebbero il ritorno del mister dei primi tre scudetti del ciclo, possibile però solo se accetterà di adattarsi ad una rosa con tanti giovani. Comunque la Juve di quest’anno con Conte in panchina al posto di Allegri avrebbe meno punti.

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In casa Milan invece il futuro di Pioli sembra dipendere dal percorso in Europa League? Pensa che il cammino dei rossoneri in campionato sia stato deludente o ci sono valide attenuanti per spiegare l’ampio distacco dall’Inter?

Il Milan in estate ha cambiato tanto, ma in particolare a centrocampo tanti hanno reso meno del previsto. Poi non dobbiamo dimenticare l’infinita sequenza di infortuni, quasi senza precedenti. Contro l’Atalanta hanno fatto un’ottima partita, ma la sconfitta di Monza è pesante e pure quella col Rennes nonostante la qualificazione. La squadra è troppo vulnerabile sulla lunga distanza, manca continuità, quindi il bilancio attuale non può essere positivo. Penso che l’idea in società sia quella di cambiare allenatore in estate, ma Pioli ha ancora un anno di contratto, quindi ci sono diversi scenari possibili. Se il Milan dovesse vincere l’Europa League o arrivare in finale sarebbe illogico mandare via il tecnico. L’importante sarà non confermarlo se non ci fosse piena fiducia o solo perché non si riesce ad arrivare ad alternative più ‘costose’.

Di alti e bassi invece non ne ha l’Inter, che domina in Italia, sogna in grande in Champions e convince tutti sul piano del gioco. Possiamo dire che la squadra di Inzaghi sia la terza “testa di serie” ideale della competizione dopo Manchester City e Real Madrid?

L’Inter in campionato sta triturando tutti, però una certa dipendenza da Lautaro si nota e si è visto anche a Lecce. Non avrebbe dovuto giocare, l’ha fatto ed è stato decisivo. C’è un’Inter con lui e una senza, quindi mi sento di dire che gran parte delle fortune europee dipenderanno dal suo rendimento. In Champions però sappiamo che le variabili sono molteplici e ogni partita può essere insidiosa. L’anno scorso per arrivare fino alla finale l’Inter ha beneficiato anche di una serie di sorteggi fortunati e anche quest'anno questa variabile conterà molto. Manchester City e Real Madrid ritengo siano ingiocabili per tutte. Arrivare ancora in finale sarebbe un gran risultato.

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Direttore Padovan, ringraziandola per la disponibilità, prima di chiudere vorrei sapere il suo parere sulle eterne polemiche arbitrali e soprattutto sull’uso del Var. Il rigore concesso all’Atalanta contro il Milan ha riaperto il dibattito sul rapporto tra arbitro di campo e chi opera nella Var Room e sui cosiddetti penalty 'moderni'.

Il rigore di Milano non sarebbe stato fischiato qualche anno fa, questo è fuori di dubbio. Così come è chiaro che non è fallo per il metro di Orsato. Adesso però siamo in epoca Var, che è pure diventato più ‘occhiuto’, oserei dire 'khomeinista'. Tutti dobbiamo farcene una ragione, a iniziare dai giocatori. Chiamiamolo pure ‘rigore moderno’ come direbbe Mourinho, ma la casistica adesso è questa ed era sicuro che sarebbe stato concesso dopo l'on-field review. Ad ogni calcio ad un avversario, ad ogni intervento in ritardo corrisponde un rigore, a prescindere dall’intensità. Ci saranno tanti rigori così? Sì e non è questione di protocollo da cambiare, almeno per questo tipo di episodi.