Fallimento Pavia: parlano gli ex del club lombardo

Pubblicato il autore: Francesco Mafera Segui

Fallimento Pavia, le testimonianze di alcuni ex calciatori: “Lega Pro e Federcalcio devono vigilare. Il caso Parma non è servito a lanciare un vero allarme”

xiao dong zhu pavia

“Arriviamo, compriamo e vi portiamo in alto”. Sempre questa è la promessa. Ma poi nei fatti? Il calcio italiano è pieno di proprietà che al momento dell’acquisizione di un club si lanciano in questo intento dai contorni apparentemente ambiziosi. Lo si fa per creare aspettative, far crescere il numero degli abbonamenti, ma in certi casi per nient’altro. Forse, verrebbe da dire, solo per farsi un po’ di pubblicità. A Pavia i tifosi lo sanno bene e lo hanno vissuto e pagato a caro prezzo sulla propria pelle, con i cinesi che hanno fatto tante promesse e tanti proclami ma poi hanno condotto una società al fallimento. Tutto da rifare dunque per la squadra lombarda dopo anni di anonimato e difficoltà ad emergere nel panorama calcistico nazionale. Chi pensava che Xiadong Zhu e i programmi del suo gruppo di imprenditori potessero realmente far spiccare il volo alla società lombarda, si è dovuto presto ricredere: il Pavia, infatti, è fallito. In poco più di due anni il fondo Pingy Shanghai che aveva promesso di esportare il “prodotto Pavia” in estremo Oriente per fidelizzare almeno 50 milioni di tifosi, un nuovo stadio polifunzionale e la Serie A in 5 anni ha fatto tutto il contrario. Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere. La storia del calcio soprattutto quello moderno in tempi di crisi ci ha insegnato quanto sia complicato concretizzare un progetto, magari vincente, senza pianificazione, capacità e risorse. Se una di queste voci viene meno le aspirazioni diventano difficilmente realizzabili e ciò che rimane sono soltanto i debiti di una gestione irresponsabile e scellerata. I reduci neanche troppo fortunati di quell’esperienza Tommaso Bellazzini, Dario Biasi, Antonio Marino e Gianmarco Fiory, si sono esposti in prima persona e hanno deciso, anche con sdegno e amarezza palpabili, di rilasciare la loro testimonianza. 

Tommaso Bellazzini (centrocampista, 29 anni, senza contratto) – E’ forse il più arrabbiato. Lo è perché dalla vicenda Pavia non solo è uscito con il morale a pezzi, ma anche con un ginocchio rotto. Situazione che per ora lo lascia senza contratto. “Una situazione inaccettabile. Sento dire che i cinesi sono andati via anche per la delusione d’essersi affidati nella gestione a persone sbagliate. Sarà pure vero, ma per me è un alibi. Non si sono assunti le loro responsabilità e nei guai ci siamo finiti noi. Tre stipendi (circa 40mila euro lordi, ndr). hanno condizionato la nostra vita e quella di chi è nella nostra vita. Penso anche allo staff medico di grande livello che avevano scelto: credo non abbiamo preso un euro. Invece l’euro lo ha speso Alessandro Nuccilli: la vendita del club a lui è stata clamorosa, sapeva già di fallimento. Il caso Parma non ha insegnato nulla. Servono controlli, seri e preventivi quando un gruppo vende e un altro acquista. Questa situazione va fermata. Oggi non ho una squadra, a Pavia ho perso due anni oltre ai soldi. Però ho recuperato dall’infortunio e aspetto una proposta. Se mi fido? No, ora sono diventato molto sospettoso e prudente“.

Antonio Marino (difensore centrale, 28 anni, oggi al Modena) – Con gli azzurri ha giocato da gennaio 2015 a maggio 2016. “Oltre ai nostri tre stipendi mancanti (aprile, maggio e giugno, ndr) c’è tutta la situazione dello staff e dei fornitori da sanare. Anzi, noi nei mesi precedenti alla tempesta eravamo tutelati dal fatto di dover essere pagati per evitare penalizzazioni. Gli altri, invece, hanno vissuto e vivono una situazione più drammatica. Così facendo, i cinesi hanno colpito le famiglie di chi negli ultimi due anni è stato legato alle vicende della squadra. Eppure fino allo scorso febbraio le cose erano andate bene, la proprietà aveva investito parecchio. Poi ha perso la bussola“.

Dario Biasi (difensore centrale, 37 anni, oggi all’Arzignano) – Dalla Lega Pro con il Pavia alla Serie D con l’Arzignano. Biasi sta cercando di recuperare la serenità persa: “Sono amareggiato perché in fondo il primo anno era andato tutto bene. I soldi Zhu e i suoi li hanno spesi, posso garantirlo anche io. E in occasione delle ultime due finestre di mercato sono arrivati ben 20 giocatori. Eravamo soddisfatti, però se l’idea che fossero qui solo per Expo l’abbiamo avuta. Giusta o sbagliata, ma l’abbiamo avuta. Il secondo anno le cose sono cambiate già con il ritiro estivo; i fornitori cominciavano a non essere pagati. L’allontanamento dell’allenatore Marcolini, quello del ds Mussi e la sconfitta con l’Alessandria tra febbraio e marzo scorsi: lungo queste tre tappe la situazione è progressivamente precipitata. Loro, poi, si sono sentiti traditi e presi in giro da alcuni dirigenti, dirigenti italiani. D’altra parte ogni decisione non era presa senza la firma di Zhu. I mesi senza spettanze hanno avuto e hanno un peso, ma, credetemi, la vendita della società a Nuccilli è stata per noi devastante. Sapevamo che si era già presentato a Siena con un altro nome e che il suo arrivo era una specie di trucco che avrebbe decretato la fine nonostante le promesse. Tentativi per salvare il Pavia? C’erano stati poco prima della cessione, ma evidentemente non sono andati a buon fine. La città merita di più, la gente merita di più, il calcio italiano non merita invece questi personaggi. Hanno giocato con la vita degli altri“.

Gianmarco Fiory (portiere, 26 anni, oggi al Lumezzane) – Un anno e mezzo al Pavia e forse una soluzione per lui più fortunata rispetto ad altri suoi colleghi: “Da febbraio è stato un incubo. In questo periodo mi sono consultato spesso con il mio procuratore e con l’avvocato dell’Aic, il dottor Macrì. Faremo appello al Fondo di Solidarietà che copre fino a 75mila euro lordi. Qualcosa la perderò, ma in due anni dovrei riuscire a recuperare buona parte delle mensilità non corrisposte. Mi spiace per gli altri, quelli che avevano contratti più importanti e che hanno perso tutto. L’Assocalciatori sta facendo il possibile, ma serve una svolta. Lega Pro e Federcalcio devono vigilare. Servo regole chiare. Oggi sono i cinesi, ma non sono gli uniciCon la cessione a Nuccilli la storia del fallimento del Pavia è stata scritta molti mesi prima che lo decretasse il Tribunale. Questo non deve più ripetersi“.

  •   
  •  
  •  
  •  
Leggi anche:  Dove vedere Foggia-Palermo, streaming gratis Serie C e diretta tv Antenna Sud?
Tags: